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Italiana, Svizzera, Italo-svizzera Un'analisi della cittadinanza della comunità di emigranti italiani attraverso i registri di cittadinanza del Consolato Generale d'Italia di Zurigo (1975 - 2015)

Bambini italiani clandestini

Ricordo che agli inizi degli anni sessanta la maggior parte degli operai italiani in Svizzera erano stagionali che durante la loro stagione lavorativa non potevano assolutamente portare con sé la famiglia. La questione del numero dei piccoli “clandestini” si presta da sempre a discussioni e polemiche, che non trovano soluzioni. Le famiglie degli stagionali, e di molti annuali, proprio perché soggiornavano illegalmente, vivevano nascoste e non venivano censite in nessun modo.

I periodi di clandestinità variavano di caso in caso, si andava da quelli più corti limitati ai due mesi di validità dei biglietti ferroviari internazionali in cui alcune famiglie vivevano clandestinamente nascosti, per rientrare in Italia prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, ai periodi più lunghi, anche di qualche anno. Bambini che oggi erano qui l'indomani erano spariti, sballottati tra un confine e l'altro a causa di necessità familiari. Se si ammalavano i nonni molte madri e i figli rientravano in Italia per accudirli.

Secondo Elsbeth Müller della Direzione dell'Istruzione Pubblica per il canton Zurigo vivevano almeno un migliaio di bambini nascosti. Per i bambini più piccoli, in età prescolastica mancano completamente dati di riferimento. Spesso venivano affidati previo modesto compenso durante la giornata lavorativa dei genitori a cosiddette “Tagesmütter”, madri giornaliere, signore svizzere che erano coscienti del fatto che agivano contro le leggi vigenti e tacevano per proteggere i bambini, e i genitori temendo che venisse effettuato un controllo tra le scuole e gli uffici anagrafe dei luoghi di residenza erano costretti a tali stratagemmi pur di restare uniti. Mia moglie Giuseppina Rita Manuele, arrivata in Svizzera nel 1968 all'età di cinque anni, è cresciuta affidata ad una “Tagesmutter”, lavorando i miei suoceri con turni che non permettevano di accudirla alternativamente. È finalmente nata la consapevolezza che nessun alunno può essere illegale.

Nell'aprile del 1991, Immita Cornaz, capo della delegazione elvetica, aveva tematizzato per la prima volta la situazione dei bambini nascosti in Svizzera, durante la riunione del Consiglio di amministrazione Unicef a New York. Durante quella riunione, l'Unicef ricevette il mandato di aviare un'indagine sulla condizione dei figli degli immigrati nei Paesi industrializzati. Nella confederata terra elvetica, terra di diritti e di importanti organismi internazionali e di forti tradizioni democratiche, si veniva messi a confronto con il divieto di soggiorno nazionale e i bambini che hanno il diritto universale all'istruzione.

La Svizzera è una confederazione di cantoni che godono di ampia autonomia. L'istruzione non sottosta a un ministero federale, ma è organizzata autonomamente da ciascun cantone. Tra le varie organizzazioni scolastiche esistono grandi differenze. La condizione di bambini stranieri senza permesso di soggiorno era ed è ancora oggi diversa, a seconda del luogo in cui vivono, al punto che in alcuni cantoni alcuni partiti politici hanno richiesto il severo controllo dei dati incrociati delle scuole e i relativi bambini stranieri che le frequentano onde poter se scoperti, denunciare i loro genitori, i cosiddetti sans papiers. In Italia l'opinione pubblica venne a conoscenza del problema grazie ad una indagine svolta dal giornalista Maurizio Chierici nel 1992 per il “Corriere della Sera” e grazie alla trasmissione radiofonica “Chiamate Roma 3131” che contemporaneamente invitò a partecipare indiretta al programma per rispondere alle domande degli ascoltatori.

Al tema dei bambini clandestini in Svizzera parteciparono tanti radioascoltatori persone che conoscevano il problema personalmente e da quelle testimonianze concitate si poteva comprendere la gravità e la portata del fenomeno. Attualmente vige ancora la raccomandazione della conferenza svizzera dei direttori scolastici che già nel 1991 aveva sollecitato le direzioni scolastiche cantonali ad anteporre il diritto all'istruzione al permesso di soggiorno.

Informazioni tesi

  Autore: Salvatore Cimino
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2017-18
  Università: Università per stranieri di Siena
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Corso di Laurea in Lingua e Cultura Italiana per Stranieri
  Relatore: Piergiovanni  Genovesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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