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Lo stereotipo del corpo femminile imposto dai mass media : Anni 50' e III Millennio a confronto

Bellezza e bombardamento mediatico

Dagli anni 2000 assistiamo al diffondersi del modello di donna sempre più esile, soprattutto da parte delle industrie di alta moda. In tale contesto storico-culturale, le icone di bellezza femminile sono le modelle, le quali diventano famose come le grandi attrici hollywoodiane del passato. Le riviste patinate femminili mostrano quasi esclusivamente immagini stereotipate di corpi emaciati, che risultano generalmente irrealizzabili per la maggior parte della popolazione comune.

La magrezza viene celebrata, insieme al rigido controllo del peso, mentre la formosità viene svilita al punto da essere definita non salutare e brutta. Inoltre le fotografie autentiche delle modelle, prima della pubblicazione, vengono sottoposte ad un accurato lavoro di post-produzione al fine di renderle maggiormente conformi all’ideale di perfezione propagandato.

La maggior parte delle riflessioni sul potere dei mass media nascono nel XX secolo, periodo in cui il settore della comunicazione si è propagato rapidamente nella società grazie alla diffusione capillare di supporti mediali a stampa, audiovisivi ed elettronici. Dati gli sviluppi dei media, secondo Habermas, la sfera pubblica non sarebbe più in grado di generare in modo autonomo un’opinione, in quanto, seppur inconsciamente, tenderebbe ad identificarsi con i contenuti proposti dai mezzi di comunicazione di massa.

L’avvento del web 2.0 ha rafforzato l’importanza della comunicazione nella società odierna.
I media contemporanei mostrano un potere di condizionamento e di manipolazione pervasiva del corpo, attraverso un intenso bombardamento mediatico; ad esempio tramite l’ossessiva pubblicità focalizzata sul concetto di bellezza equivalente a magrezza e parallelamente associata all’emancipazione sociale femminile, collocatasi tra i temi più discussi nella società globalizzata degli inizi del III Millennio. Diversamente dagli anni Cinquanta, la nostra retina si trova sovraesposta a numerosi stimoli; abitualmente viene proposta un’immagine irrealistica del mondo femminile da parte dei media, prima causa di intensificazione degli stereotipi. Difatti “Bellezza” ed “Estetica” sono diventati dei “valori” fondamentali per la cultura mediatica contemporanea e quindi onnipresenti nelle nostre vite.

Partendo dalla televisione, come dimostrato dal Censis mediante il progetto «Women and media in Europe» del 2006, emerge la “donna di spettacolo” protagonista dei programmi televisivi italiani. Parliamo di donne che ricoprono soprattutto ruoli di modelle e vallette, ovvero quelli di esibire il proprio corpo indossando costumi di scena succinti. Il medium freddo della televisione è dunque considerato un potente fattore di costruzione dell’immaginario sociale, dominato dalla bellezza come caratteristica costitutiva della donna.

Anche nelle fotografie pubblicitarie e di moda è possibile riscontrare la centralità della donna come star indiscussa. La fotografia, brevettata dal francese Joseph Nicéphore Niépce nel 1816, oggi è uno degli strumenti più idonei per rendere noti e legittimare certi canoni estetici. La tecnica fotografica, ora più che mai, viene applicata alla pubblicità, cioè messa a servizio del mercato al fine di veicolare un messaggio verbale tramite l’uso dell’immagine. Le campagne pubblicitarie, sin dalle origini, hanno avuto come testimonial volti e corpi femminili; la donna è stata protagonista di manifesti cult e di spot televisivi rimasti impressi nelle menti di milioni di telespettatori. Nell’attuale società post-moderna la pubblicità, in tutte le sue forme, è divenuta un fenomeno ancora più potente che utilizza tecniche comunicative ben precise in grado di catturare lo sguardo, persuadere e suscitare reazioni immediate. Tutt’ora, sui rotocalchi e magazine femminili, le donne nell’advertising diventano un canone di riferimento, mediante la loro incessante esposizione come modelli caratteristici della società occidentale.

Albert Bandura, psicologo canadese, nel suo lavoro sulla teoria dell'apprendimento sociale affermò che “l’apprendimento non implica esclusivamente il contatto diretto con gli oggetti, ma avviene anche tramite esperienze indirette, sviluppate attraverso l’osservazione di altre persone”. In altre parole, gli individui tendono a “modellarsi” cioè ad attuare dei cambiamenti sulla loro persona in funzione dell’individuo che prendono come modello.
È quanto accade nella società contemporanea, il cui immaginario femminile, profondamente influenzato dalla cultura massmediatica, ha abbandonato il mito delle dive floride e biondo platino per fare trionfare il mito della chirurgia estetica.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Lo stereotipo del corpo femminile imposto dai mass media : Anni 50' e III Millennio a confronto

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Informazioni tesi

  Autore: Lucrezia Cino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Angelo Bruno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

FAQ

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