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Istituzioni e partecipazione: la crisi della fiducia nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Uno studio qualitativo tra gli studenti dell'Università degli Studi di Bergamo.

Bourgeois o citoyen? La disgregazione del legame sociale

Parlare di cittadini e istituzioni significa parlare di legami sociali, ovvero uno stato di interdipendenza tra due partner che esercitano una sorta di influenza l'uno sull'altro, un qualcosa che si evolve nel tempo, dinamico e mutevole.
Il mondo attuale è quel mondo che invoca a gran voce l'integrazione sociale, un po' come conseguenza di una certa disintegrazione nel tempo della società, evidente già nell'utilizzo del termine massa. La rapidità dei mutamenti, in ambito finanziario, tecnologico e culturale, che vanno sotto la definizione corrente di globalizzazione ha sradicato l'individuo dalla propria realtà locale ponendolo in una condizione di frammentazione sociale.


Cheli (1992/2002), citando Comte, uno dei padri della sociologia, osserva come la divisione del lavoro e delle funzioni sociali tra gli individui possano aver costituito una possibile "destrutturazione"; il legame, che in questo caso Comte chiama "Geselschaft", diventa debole poiché fondato non tanto sulla partecipazione dei vissuti comuni, ma su una sorta di contratto razionale che non intacca i piani più informali e personali (ibidem, pp. 39-40).
In questa postmodernità diventa difficile investire in una relazione fiduciaria con le istituzioni, esse non riescono ad essere riconosciute nella loro identità e mostrano confusione, ambiguità e fragilità. La crisi della relazione sfocia nell'indifferenza: l'Altro non è riconosciuto e non costituisce un vincolo.

In particolare nelle società che detengono il potere e i mezzi economici, tecnologici e militari, i modelli di vita prevalenti e i processi di rarefazione della socialità generano una progressiva crisi del legame sociale, con ricadute problematiche sulla dimensione affettiva dell'identità. Ci si sente cittadini del mondo ma anche individui più isolati, mentre i riferimenti culturali e le sicurezze istituzionali vengono quotidianamente messe in discussione (Morelli, 2006, pp. 42-43).


In una condizione di questo tipo l'individuo si trova dunque isolato e in uno stato di tensione verso gli altri; la logica del commercio, che tutto domina, dal pubblico al privato, contribuisce a sviluppare rapporti sociali rassomiglianti ormai a quelli economici, in cui nessuno darà qualcosa all'altro se non in cambio di qualcosa di pari valore. Ciò non è altro che il puro codice del mercato.
Seguendo questo principio del consumo, l'obiettivo guida diventa la soddisfazione del piacere attraverso la scelta del prodotto giusto e il nuovo cittadino-consumatore, l'homo oeconomicus, ne è ben allenato al raggiungimento; il denaro diviene, "in assenza di altri parametri di valutazione, la sola misura del valore delle persone e il mercato si trasforma nella sola fonte di legittimazione delle relazioni sociali" (Ferrajoli, 2011, p.52). Il contenuto principale della cittadinanza, che dovrebbe essere la ricerca del bene comune, viene posto in assoluto secondo piano.
Nel mercato il legame sociale è strumentale rispetto a ciò che circola, ovvero l'oggetto: in esso il prezzo svolge il ruolo dei legami sociali, non c'è più bisogno d'incontrarsi.
Su questo si batteva Tocqueville (1951), che il citoyen non venisse risucchiato in quella condizione di bourgeois che lo costringeva alla ricerca del benessere individuale, allontanandolo dalla vita pubblica; il concetto, lavorato in altre prospettive anche da Marx, vede appunto una scissione tra il cittadino, dedito alla comunità sociale, partecipatore attivo, e il borghese, colui che è tutto dedito ai propri interessi ed appetiti.
La democrazia trasformata, questa nuova "democrazia dispotica", come la chiama Ciliberto (2011), trova garanzia proprio dall'isolamento degli uomini; essi sono ritratti in una sorta di solitudine atomistica, disinteressati verso tutto ciò che non rientra nella sfera autoreferenziale dell'Io.
Così l'istituzione perde la sua funzione di essere uno "spazio di scoperta in cui è possibile sperimentare ben-essere e un contesto di ulteriore individuazione" (Morelli, 2010, p.85), inoltre, smette di essere quell' esperienza in cui l'individuo ha possibilità di parola, possibilità di riconoscersi e possibilità di essere rassicurato. Come si può investire in una relazione con una realtà che è così distante, così Altra rispetto all'individuo?
L'istituzione si trasforma spesso in organizzazione che obbedisce alle regole create per le aziende, ottimizza i costi, talvolta a discapito della qualità, redige bilanci e si occupa di offrire un servizio al cosiddetto utente. A questo utente, a fronte di possibili scelte diligentemente ben sponsorizzate, resta solo il compito di scegliere il servizio migliore e attivarsi attraverso procedure ormai automatizzate, che rendono l'istituzione quasi un ente astratto.
A questo punto si può sottolineare che la funzione di cittadino viene meno, egli non è mai chiamato in causa nella costruzione dell'istituzione; la conseguenza è il non potersi sentire parte attiva di un'entità che non lo considera e che gli presenta qualcosa di preconfezionato dandogli l'illusione di essere fautore delle proprie scelte. Nel tempo, una condizione di questo tipo genera solo distanza e la distanza crea diffidenza.
L'utente, per natura, usufruisce di un servizio, non è chiamato a parteciparvi e d'altro canto, la partecipazione, per definizione, "è il comportamento autonomo di chi è, e si sente parte di una collettività, e che per tale ragione concorre in vario modo al processo delle decisioni che la riguardano" (Di Maria, 2005, p.79).
È possibile, dunque, vedere nel bourgeois di Tocqueville questo utente un po' passivo che non può mettersi in gioco ma può solo, casomai, lamentarsi, e che aspetta in fila il proprio turno per apporre, laddove gli venga richiesto, la propria preferenza all'interno di una gamma, spesso davvero molto ridotta, di possibilità.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Istituzioni e partecipazione: la crisi della fiducia nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Uno studio qualitativo tra gli studenti dell'Università degli Studi di Bergamo.

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Informazioni tesi

  Autore: Manola Gotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Ugo Morelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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