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Nel "gioco" della moda tra letteratura e teatro

Casanova: il gioco della moda e della seduzione

Giacomo Casanova nacque a Venezia nel 1725, il padre era Gaetano Casanova, un attore e ballerino parmigiano con remote origini spagnole e la madre Zanetta Farussi, un'attrice veneziana23, ma sembra che egli fosse nato da una relazione extraconiugale della madre con il nobile veneziano Michele Grimani. Rimasto orfano di padre, alla tenera età di otto anni, fu allevato dalla nonna materna a causa dei continui viaggi di lavoro della madre. Casanova, da piccolo era di salute cagionevole, per questo motivo, la nonna lo condusse da una fattucchiera che riuscì a guarirlo con un complicato rituale. Tale esperienza suscitò in lui un interesse per le pratiche magiche che lo accompagnò per tutta la vita, anche se egli stesso era il primo a ridere della credulità nei confronti dell’esoterismo. Cominciò a studiare giurisprudenza all’università di Padova, ma secondo i critici, non concluse gli studi. La morte della nonna segnò un momento importante nella sua vita, perché Giacomo perse un importante punto di riferimento. Nel periodo successivo Casanova visse tra la Calabria, Napoli, Roma ed Ancona. Ritornò poi a Venezia, dove la famiglia Grimani, alla morte del padre naturale, assunse la sua tutela. In questo periodo avvenne l’incontro con il patrizio veneziano Matteo Bragadin, il quale colpito da un malore fu soccorso da Casanova; sentendosi in obbligo con questi perché gli aveva salvato la vita, cominciò a considerarlo come un vero figlio e a contribuire al suo mantenimento. Nel 1750, Casanova aderì alla Massoneria, non si trattò di una decisione legata ad una precisa scelta ideologica, bensì al desiderio di procurarsi degli utili appoggi in tutta Europa. Dopo un primo lungo soggiorno a Parigi ritornò a Venezia, dove fu arrestato e imprigionato nei Piombi, non gli fu notificato né il capo d’accusa né la durata della pena.

L’accusa era quella di libertinaggio, spregio della religione, circonvenzione dei patrizi e più in generale un comportamento ritenuto pericoloso per la stabilità e la moralità del regime aristocratico. In realtà, Casanova conduceva una vita disordinata e dissipata alla stregua dei rampolli delle nobili casate, ma quello che lo distingueva era il fatto che non ne facesse mistero. Grazie agli appoggi del patriziato di cui egli godeva, riuscì ad ottenere una condanna lieve e fu aiutato nell’evasione. Fuggito dai Piombi con l’aiuto di un complice, soggiornò a Bolzano, a Monaco di Baviera, ad Augusta e Strasburgo ed, infine, ritornò a Parigi, Ivi si fece promotore di una lotteria nazionale allo scopo di rinsaldare le finanze dello Stato; l’iniziativa venne autorizzata ufficialmente e Casanova fu nominato ricevitore. Abbandonati, poi, i suoi interessi per la lotteria, Casanova aprì una manifattura di tessuti, che di li a poco naufragò e lo indebitò. Negli anni successivi peregrinò per tutta l’ Europa,fu in Olanda, in Svizzera, in Italia , a Londra ed infine in Russia. Durante queste peregrinazioni entrò in contatto con sovrani e pontefici tra cui Caterina II di Russia, Papa Clemente XIII, Emanuele III di Savoia, Giorgio III d’Inghilterra, Federico II di Prussia, Stanislao II di Varsavia e soprattutto Luigi XV. La facilità con cui Casanova riusciva a venire in contatto con personaggi illustri è dovuta sicuramente a diversi fattori: in primo luogo faceva sempre in modo di ottenere delle lettere di presentazione, in secondo luogo, spesso era accolto in ambienti esclusivi solo per la curiosità che aleggiava intorno alla sua persona; occorre poi ricordare che esercitava un gran fascino non solo sulle donne, ma sui suoi interlocutori in genere perché era un uomo di cultura enciclopedica, aveva grandi esperienze di viaggio ed era capace di condurre le conversazioni in maniera brillante.
Il 3 settembre del 1774, Giacomo Casanova riuscì ad ottenere l’agognata grazia, in seguito a un nuovo periodo di peregrinazioni, vissuto tra Vienna, Parigi, Spagna ed Italia, ritornò dunque a Venezia, dopo diciotto anni.
Casanova, stabilitosi a Venezia, riprese i rapporti con i suoi vecchi amici che peraltro non aveva mai abbandonato, grazie ad un intenso rapporto epistolare. Per vivere si propose come spia agli Inquisitori,
proprio coloro che l’avevano condannato alla reclusione e al lungo esilio. Le sue riferite non furono mai particolarmente interessanti e perciò la collaborazione ad un certo punto si interruppe per “scarso rendimento”. Casanova, privo di ogni fonte di sostentamento, si dedicò all’attività di scrittore e tra le altre opere pubblicò il primo tomo della traduzione dell’Iliade. Il suo carattere schietto ed impetuoso però, ben presto, lo costrinse ad un nuovo esilio.
Un giorno, difatti, venne offeso in casa Grimani e risentitosi perché il padrone di casa non prese le sue parti, decise di comporre un libello “Né amori né donne, ovvero la stalla ripulita”, con cui svelò di essere lui il vero figlio di Michele Grimani, mentre Zuan Carlo era frutto di un tradimento della madre. La famiglia Grimani operò la sua vendetta, Casanova dovette lasciare Venezia e si diresse in Boemia, dove accettò un posto di bibliotecario nel castello di Dux. Proprio durante il soggiorno in Boemia si dedicò alla composizione della Histoire de ma vie, l’opera autobiografica in cui passò in rassegna la sua vita ambigua e straordinaria che gli ha consentito di ottenere un posto nella storia.




[23] Goldoni nelle sue Memorie, la definì: "[...]una vedova bellissima e assai valente".

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Nel "gioco" della moda tra letteratura e teatro

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Informazioni tesi

  Autore: Salvatore Manzo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Antonia Lezza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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