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Il Medioevo in Viaggio. Viaggi, filosofia e cultura tra Alto e Basso Medioevo.

Che cos'è il "viaggio"? Un primo approccio al significato

Cercando il termine "viaggio, sulla maggior parte dei dizionari o delle enciclopedie si trova una prima definizione di questo tipo: «l'azione del muoversi per andare da un luogo all'altro». Di solito segue poi una definizione più specifica, si potrebbe dire più moderna: «giro attraverso luoghi o paesi diversi dal proprio, per vedere, conoscere, imparare, sviluppare particolari rapporti d'affari, o semplicemente per divertirsi». La terza definizione è quella di viaggio come sinonimo di «pellegrinaggio», quindi un significato ancora più specifico. A questo punto, di solito, iniziano i significati metaforici, «itinerario ideale», «immaginario o mitico», «attraverso i tempi» o ancora «effetto causato dall'assunzione di stupefacenti». Quindi il viaggio è, in primis, un evento di movimento, un'azione nello spazio e nel tempo: un qualcosa che accade a livello del mondo empirico. È questo il significato che qui interessa di più, l'oggetto teorico che verrà studiato da vicino in ambito medievale; perchè, come già accennato altrove, il viaggio così definito è l'evento che unisce in atto lo spazio e il tempo, attraverso il movimento. Spazio e tempo sono quindi parte della struttura e ne condizionano modalità e diversità. Il fatto che il significante viaggio abbia poi altri significati simbolici altrettanto impiegati, è solo indice della sua forza di significazione per tutto quello che riguarda l'uomo in generale, come si approfondirà più avanti. Il movimento, geometricamente, si svolge tra due punti, due luoghi e prevede un tratto che li congiunga; nella realtà abbiamo un luogo di partenza, uno di arrivo (che come si vedrà può essere, in casi particolari, di ritorno, quindi il medesimo della partenza) e un transito più o meno lungo. Tali luoghi non sono solo geografici, ma anche luoghi sociali e culturali. Nel cap. I.2 si è detto che spazio e tempo sono percepiti anche mediante la cultura, il che ne rende diacronica la percezione. Banalmente il viaggio, che da essi dipende, varia storicamente per quel che concerne appunto spazio e tempo: l'esperienza dello spazio fatta dal viaggiatore, la coscienza del tempo esperita, il rapporto tra spazio noto e ignoto, la rappresentazione mentale di quanto visto, i rapporti di forza tra aspettativa e realtà. Tutte variabili che possono far cambiare completamente il vissuto di un viaggio – e il viaggio stesso – e che andranno poi massimamente a influenzare anche quella che è la "scrittura del viaggio", di cui si dirà poi. Il viaggio, nel suo iniziare hic et nunc ad opera di uno o più viaggiatori con il loro specifico «habitus», è esso stesso un prodotto culturale e, come tale, variabile dipendente della cultura. Ogni prodotto culturale, che sia un utensile o un «artefatto simbolico» come il viaggio, è «prospettico» nel senso che incorpora i punti di vista sul mondo di coloro i quali l'hanno prodotto – in questo caso i viaggiatori stessi.

Ma un'altra particolarità del viaggio – come si evince dal secondo significato riportato – è di avere il potere di aprire gli orizzonti non solo fisici ma anche culturali del viaggiatore, di permettergli di instaurare rapporti nuovi con quanto visto, di modificare la sua prospettiva sul mondo, di conoscere e capire; di modificare cioè le sue aspettative, il bagaglio di conoscenze con cui era partito. Il viaggio ha un forte ritorno causativo sui viaggiatori, ma anche sulla cultura che ne ha originato senso e modo attraverso la struttura (spazio, tempo e le tre fasi, i tre termini: partenza, transito, arrivo) e quindi su quel tipo di percezione che abbiamo chiamato culturale. Per Leed il viaggio è addirittura il «motore stesso della storia umana» grazie al suo potere di plasmare e definire individui, società, confini geografici, politici o culturali. Sempre Leed (ma prima anche Cardona) attribuisce un forte valore allegorico al viaggio, che diventa paradigma di ogni movimento, effettivo o simbolico poiché è un'esperienza essenzialmente e intrinsecamente umana, fin da quando il bambino acquisisce la locomozione nella prima infanzia. Il «viaggio è un giardino di simboli con cui si esprimono transizioni e trasformazioni di ogni genere», «terreno comune di metafore perchè familiare a tutti gli esseri umani che si muovono, come lo è l'esperienza del corpo, del vento o della terra»: ecco che il suo potere simbolico, di cui si era scritto prima, risiede nell'universalità dell'esperienza del movimento di cui il viaggio è espressione, messa in atto culturalmente e spazio-temporalmente situata. Allora ci si rende conto che la stanzialità non è certo la condizione storica originaria, bensì è l'esito di un percorso -potremmo dire di un viaggio: anzi il processo della «territorializzazione» è «un'impresa della mobilità» e «l'incapacità di vedere il luogo se non in termini territoriali, il presupposto eterno che le società siano strutture delimitate, dotate di un centro e durature è una distorsione retrospettiva», una nostra retroiezione. È importante accennare all'etimologia della parola viaggio. Il termine italiano deriva dal provenzale viatges e, prima ancora, dal latino viaticus, il quale, però, ha tutt'altro significato. Paradossalmente, nonostante il viaggio sia un'esperienza essenzialmente umana e quindi antichissima, anzi originaria, nelle lingue europee l'emersione di un solo significante che denota il viaggio come qui definito, è un fatto piuttosto recente. Guarda caso tale emersione si situa proprio entro il Medioevo (come testimonia l'etimologia provenzale anziché direttamente latina). Ciò è qualcosa di cui si discuterà nella seconda parte di questo elaborato. Perchè emerge proprio durante il Medioevo? C'è un legame tra l'emersione di un termine preciso e le modificazioni del paradigma medievale; in altre parole quale è stata la ricaduta culturale del viaggio su tale paradigma e viceversa?

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Medioevo in Viaggio. Viaggi, filosofia e cultura tra Alto e Basso Medioevo.

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Andrea Golini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze Filosofiche
  Relatore: Davide Bigalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 184

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