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Studio della stabilità primaria di perni dentali innovativi inseriti con tecnologia Piezosurgery

Complicanze biologiche

Negli ultimi anni si è cercato di fare il punto sull'affidabilità e sull'efficacia clinica della riabilitazione implanto-protesica, effettuando studi a lungo termine che rivelassero quali fossero e con quale incidenza si manifestassero complicanze cliniche a carico degli impianti.
A tal proposito, sono state distinte le complicanze in due categorie: complicanze tecniche e complicanze biologiche. Le prime hanno a che fare con la componentistica da cui è costituita una riabilitazione implanto-protesica (frattura della vite di serraggio, frattura dell'impianto etc.); le seconde sono identificabili invece con le perimplantiti, sono quindi a carico dell'apparato anatomico strutturale che supporta l'impianto.
Un fenomeno strettamente inerente alle complicanze biologiche è quello dell'osteointegrazione, definita come un processo tramite il quale si ottiene e si mantiene un fissaggio rigido clinicamente asintomatico di materiali alloplastici (impianti) nell'osso durante il carico funzionale.
Le regole principali, codificate da Bränemark nei primi anni ottanta, che devono essere rispettate per garantire un'efficace osteointegrazione sono:
• biocompatibilità del materiale dell'impianto
• forma dell'impianto
• caratteristiche superficiali dell'impianto
• condizioni di carico applicate successivamente
• stato del sito implantare
• tecnica chirurgica d'inserimento
Tra i fattori determinanti l'osteointegrazione, il primo è rappresentato dal materiale utilizzato. Il secondo fattore, estremamente importante, è la geometria del sistema implantare. Il disegno dell'impianto deve essere tale da favorire la stabilità primaria dell'impianto nella fase di guarigione, ovvero la stabilità al momento dell'inserimento dello stesso.
La distanza alla quale il tessuto osseo conserva un'elevata attività osteoblastica è di 200 micron. Uno spazio eccessivo tra la superficie dell'impianto e il tessuto osseo può consentire la migrazione di tessuto molle di proliferazione.
La conseguenza è la osteofibrointegrazione, ovvero, la guarigione per mezzo dell'interposizione di tessuto fibroso all'interfaccia fra osso e impianto. Gli impianti osteofibrointegrati, quando sottoposti all'azione di carichi masticatori, sviluppano una reazione infiammatoria perimplantare. La presenza di questo stato di infiammazione determina un successivo riassorbimento osseo, responsabile della diminuzione della funzionalità dell'impianto ed in seguito della sua perdita.
Il terzo è rappresentato dal trattamento superficiale sull'impianto: le proprietà meccaniche del sistema osso-impianto dipendono dall'incremento del volume osseo intorno all'impianto. Per ottenere tale incremento la superficie dell'impianto viene lavorata per aumentarne la rugosità, aumentando quindi la superficie di contatto con l'osso a parità di volume dell'impianto. Il quarto fattore è costituito dall'impiego di una tecnica chirurgica di preparazione del sito implantare, definita gentile, che non vada a danneggiare drasticamente la struttura interna dell'osso.
Da quanto detto si comprende perché gli sviluppi tecnologici degli impianti dentali sono incentrati sulla capacità di ottenere una buona stabilità primaria dell'impianto, diminuendo il volume dell'impianto stesso, un trattamento superficiale ed una tecnica chirurgica adeguati.
Grazie a tali accorgimenti è possibile quindi accelerare i tempi di osteointegrazione e ridurre i tempi di recupero post-operatorio del paziente.

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Santangelo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria biomedica
  Relatore: Fabrizio Barberis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

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Parole chiave

impianti dentali
micromovimenti
piezosurgery
stabilità primaria

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