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Sindrome di Asperger e Counseling: importanza dell'intervento di supporto nel processo di adattamento all'interno dell'ambiente lavorativo

Counselling ed adattamento all’ambiente di lavoro: interventi sul soggetto con Sindrome di Asperger

La prima necessità che un soggetto con Sindrome di Asperger ha nel processo di inserimento ed adattamento al nuovo ambiente lavorativo è quella della sicurezza. Il concetto di sicurezza può venire inteso in questo ambito in maniera molto ampia: la sicurezza di entrare in un ambiente che possa essere prevedibile e facilmente analizzabile dalla mente autistica, la sicurezza di trovare delle condizioni “fisiche” che possano non sovraccaricare a livello sensoriale il soggetto, la sicurezza di sapere che ci si potrà relazionare con persone che sono a conoscenza di cosa sia la Sindrome di Asperger, pronti ad accogliere e ad aiutare senza giudicare in caso di difficoltà. Il primo importante passo che un Counsellor deve fare nel gestire il processo di inserimento di un soggetto con Sindrome di Asperger è valutare la modalità di percezione della realtà che egli utilizza. Infatti la visione autistica della realtà è legata in maniera inscindibile alle diverse percezioni sensoriali di questi soggetti rispetto a cose, persone, eventi, odori, colori, luci (Bogdashina, 2011). Tali percezioni sensoriali risultano essere spesso diverse dai soggetti neuro tipici, tanto che uno stesso oggetto, per esempio, può essere percepito in modo opposto da un neuro diverso e da un neuro tipico. Infatti, i soggetti con disturbi dello spettro autistico possono sperimentare esperienze basate o sull’ipo o sull’iper reattività sensoriale (Bogdashina, 2011), creando quindi una visione di una stessa realtà diversa rispetto ad altri; infatti i soggetti con disturbi dello spettro autistico non sono in grado di dare una interpretazione di ciò che vedono sulla base delle intenzioni e degli stati d’animo altrui. Spesso e volentieri le parole e i concetti vengono interpretati in modo letterale (Bogdashina, 2011) e anche le situazioni vengono viste in modo oggettivo, per come si presentano, non attivandosi in questi soggetti il canale interpretativo che va al di là del significato palese della situazione (Bogdashina, 2011). Questo è dovuto in buona parte alla incapacità dei soggetti con disturbi dello spettro autistico di discernere gli elementi primari e secondari di una situazione (Bogdashina, 2011). Questo porta inevitabilmente quindi ad avere una visione frammentaria delle situazioni complesse e quindi la difficoltà risulta essere quella di non essere in grado di integrare le informazioni di una situazione in un quadro generale, soffermandosi pertanto solo sui frammenti, sui particolari (Bogdashina, 2011). L’incapacità di distinguere i dettagli di primo e secondo piano, spingono il soggetto autistico quindi a focalizzarsi sui dettagli, notando ogni impercettibile cambiamento degli oggetti, delle persone, della realtà circostante (Bogdashina, 2011). Questo “scostamento dalla norma”, può spesso generare ansia, poiché i cambiamenti sono il tallone di Achille dei soggetti autistici: i cambiamenti sono difficili da accettare poiché non corrispondono alla situazione che la mente autistica aveva fotografato la prima volta. Il cambiamento implica una rielaborazione completa di tutto lo stimolo, dell’ambiente, degli oggetti presenti; questo dimostra la difficoltà dei soggetti autistici nel valutare la situazione nel suo insieme e quindi è testimonianza della incapacità (o quanto meno della diversa e tardiva modalità di percezione) di rendere flessibile il proprio cervello ai cambiamenti ambientali (Bogdashina, 2011).

Queste osservazioni sono importantissime per il Counsellor che si accinge a creare un intervento di inserimento ed adattamento di un soggetto con Sindrome di Asperger all’interno di un nuovo contesto lavorativo: l’ambiente è pertanto il primo elemento da valutare, quindi sarà necessario comprendere che tipo e che livello di percezione sensoriale ha il soggetto neuro diverso rispetto agli oggetti, come vive i cambiamenti e la sua capacità di adattamento ad essi, nonché la resistenza allo stress generata da eventuali mutamenti di scenario ed obbiettivi che connotano inevitabilmente il ciclo di vita di una azienda. Quindi nel processo di inserimento del soggetto con disturbi dello spettro autistico potrebbe essere utile concordare un incontro tra il futuro datore di lavoro (successivo ovviamente al colloquio di lavoro vero e proprio e alla accettazione da parte del soggetto neuro diverso della proposta contrattuale ricevuta), il Counsellor e il lavoratore per poter capire, con discrezione e rispetto, quali siano in quello specifico ambiente, le reazioni sensoriali disfunzionali e quali quelle funzionali, in modo da adattare luce, postazione di lavoro, impatto con il rumore, oggetti presenti sulla scrivania e strumenti per creare una situazione lavorativa confortevole; questo è il passo primario e principale per mettere a proprio agio il soggetto e stimolarlo ad interessarsi alla mansione assegnatagli, poiché una postazione ed un ambiente di lavoro “fisico” rassicuranti, abbassano il livello di ansia, aumentando l’attenzione e la pro attività. Ovviamente ogni soggetto con disturbo dello spettro autistico è un caso a sé stante: l’approccio alla realtà e ai suoi messaggi sensoriali sono percepiti differentemente sulla base della personalità, del sistema valoriale e delle tendenze innate del soggetto (Nardocci, 2003). Pertanto anche in questo caso è possibile sottolineare l’importanza dell’interazione tra caratteristiche personali e richieste ambientali, connubio che permette di plasmare le caratteristiche della persona che genera risposte più o meno adeguate alle richieste esterne (Nardocci, 2003). Questo meccanismo è tipico sia delle persone neuro tipiche, sia delle persone neuro diverse, con l’unica differenza che in queste ultime spesso la risposta può essere tardiva o seguire delle vie di adattamento molto più lunghe e complesse rispetto ad un soggetto con sviluppo normale. Oltre all’adattamento dell’ambiente fisico, è necessario che il Counsellor valuti in maniera approfondita lo stile cognitivo appreso dal soggetto neuro diverso. Le difficoltà di focalizzazione e di attenzione rendono più vulnerabili i soggetti autistici, creando loro spesso gravi difficoltà a concentrarsi su un compito assegnato e quindi con la necessità di seguire uno schema di elaborazione e sviluppo che esuli dal percorso che la loro mente deve seguire per assimilare un determinato concetto o modalità operativa (Bogdashina, 2011); infatti l’attenzione nei soggetti con disturbi dello spettro autistico non sempre risulta discontinua: essa assume tale caratteristica nel momento in cui si obbliga un soggetto neuro diverso a focalizzarsi su un compito o mansione che non conosce e di cui non ha accumulato sufficienti informazioni per comprendere appieno di cosa si tratti. Inoltre l’attenzione discontinua si rileva quando si richiede al soggetto di concentrarsi su un compito che non rientri nei suoi interessi assorbenti. Infatti, se il soggetto neuro diverso si focalizza su un compito o mansione che lo appassiona e che ha caratteristiche che rientrano nel bagaglio di informazioni che già possiede, riesce ad attivare una attenzione costante e persistente, tuttavia, se non adeguatamente seguito, può seguire solo i suoi istinti nell’elaborazione del compito richiesto, dando vita esclusivamente ad una produzione spontanea che segue il filo logico del proprio funzionamento mentale e dei propri interessi (Bogdashina, 2011).

Da qui si deduce l’importanza dell’educazione alla focalizzazione sul compito e all’attenzione condivisa; questi elementi sono per natura deficitari nel soggetto autistico e per questo il Counsellor deve essere in grado di attivare strategie che aiutino il soggetto neuro diverso a concentrare la propria attenzione sul compito e sulle richieste della persona che gli assegna quel compito (Bogdashina, 2011). Le difficoltà di attenzione condivisa sono la risultante della necessità del soggetto autistico di filtrare gli innumerevoli stimoli sensoriali attraverso un solo canale, quindi in maniera “monotropica” (Bogdashina, 2011). Questo aiuta il soggetto neuro diverso a non sovraccaricarsi sensorialmente ma limita comunque la percezione di una situazione che viene percepita in maniera frammentaria. In questa prospettiva il Counsellor deve necessariamente individuare all’interno dell’organico aziendale la figura di un Tutor che abbia determinate caratteristiche personali, tecniche ed empatiche per potersi approcciare con il soggetto neuro diverso, aiutandolo nell’approccio alla mansione. Il Tutor dovrebbe essere quindi una figura formata ad hoc dal Counsellor, sulla base delle informazioni e delle specifiche capacità del soggetto inserito all’interno dell’organico aziendale. Tale figura avrebbe lo scopo di accompagnare il soggetto neuro diverso all’acquisizione delle pratiche operative adeguate per svolgere il compito assegnato; inoltre potrebbe avere anche la funzione di sostegno qualora, completato un compito, ne debba essere assegnato uno nuovo da svolgere. In questo modo il soggetto neuro diverso avrebbe la possibilità di approcciarsi sempre con la stessa persona per ciò che riguarda l’apprendimento operativo di nuove esperienze lavorative, acquisendo in questo modo anche strategie che andrebbero ad arricchire il bagaglio di esperienza tecnica e relazionale, aiutandolo poi ad applicare quanto appreso anche a situazioni diverse. Tutto ciò ha lo scopo di accompagnare il soggetto neuro diverso verso l’indipendenza lavorativa, sia a livello operativo, sia a livello relazionale; infatti, la scelta di un Tutor che sia parte dell’organico aziendale, può aiutare il soggetto con disturbo dello Spettro autistico ad inserirsi meglio nelle relazioni con gli altri colleghi, poiché essendo buoni osservatori, i soggetti autistici sono in grado di farsi una precisa idea di come siano gli altri; l’osservazione delle dinamiche relazionali tra una persona di fiducia e le altre persone è terreno fertile di apprendimento sociale e quindi può favorire l’inserimento all’interno delle dinamiche di gruppo.
[…]

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Sindrome di Asperger e Counseling: importanza dell'intervento di supporto nel processo di adattamento all'interno dell'ambiente lavorativo

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Ricci
  Tipo: Tesi di Master
Master in Corporate Counselling
Anno: 2017
Docente/Relatore: Daniela Bosetto
Istituito da: Università Telematica "E-Campus"
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

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Parole chiave

counselling
autismo
spettro autistico
sindrome di asperger
sindrome di asperger e lavoro
autismo alto funzionamento

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