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Il pensiero giusfilosofico di Carlo Costamagna

Dal sindacato alla corporazione

L’idea corporativa costituisce il centro del sistema concettuale del fascismo. Attraverso la Carta del Lavoro in relazione alla regolazione dei rapporti collettivi del lavoro si è riusciti a stabilire l'organizzazione professionale della società italiana come un nuovo modo di essere dell’ordinamento costituzionale dello Stato.
La legge sulla carta del lavoro in origine era ispirata sopratutto ad uno scopo di controllo sociale, con la peculiarità di reprimere gli scioperi e le serrate in modo da non ricadere nell’anarchia sindacale a favore degli interessi superiori della nazione.
Questa legge superò notevolmente il criterio statico della legislazione penale e, essendo animata da uno spirito di ricostruzione e rinnovamento, ha posto una nuova costituzione giuridica e politica attribuendo una funzione pubblica ai sindacati e trasformandoli in un inquadramento totalitario della forza produttiva, in vere e proprie istituzioni dello Stato.
La parola “Corporazione” venne utilizzata per la prima volta del R.D. del 1 Luglio del 1926, con il quale vennero a crearsi le norme di attuazione della carta del lavoro, intendendo con questo termine un organo dello Stato composto da rappresentanze e associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori a cui vennero attribuiti compiti di vario genere relativi alla disciplina e alla produzione del lavoro.
Le “Corporazioni” costituiscono un atto formale attraverso il quale si è capaci di grandi riflessioni sull’intero ordinamento dello Stato, riconoscendo il diritto delle associazioni professionali e consacrando la legittimità dello Stato sottoposto però al controllo da parte della sovranità.
Le Corporazioni o per essere più precisi gli organi di collegamento o Consigli di Corporazione previsti dalla legge e illustrati nella Carta del lavoro, devono essere considerati come delle commissioni centrali di coordinamento preposte ad armonizzare le iniziative delle singole associazioni sia per quanto riguarda le attività che per quanto riguarda gli obiettivi economici da raggiungere nella produzione e nel lavoro che investono gli interessi professionali di cui sono esponenti le associazioni.
La colonna portante delle corporazioni si rileva nella stretta collaborazione tra le categorie e le classi di lavoratori che porterà ad avere risultati più efficaci e più vasti di quelli che possono raggiungersi mediante il contratto collettivo del lavoro o mediante l'azione isolata delle singole associazioni in via amministrativa.
La funzione dei Consigli di Corporazione si esprime con una emanazione delle facoltà che la legge ha devoluto alle singole associazioni, come precisa l’art. 56 del R.D. del 1 Luglio 1926, le attribuzioni delle singole associazioni professionali sono il fondamento delle competenze dei consigli di corporazione dichiarando – Affinché gli organi centrali corporativi possano emanare norme generali sulle condizioni di lavoro è necessario che ciascuna della associazioni collegate ne abbia dato loro facoltà-.

L'istituzione delle corporazioni attua un vero e proprio decentramento delle funzioni non soltanto amministrative ma di vere e proprie attribuzioni normative con valore essenziale di legge compiuto dallo Stato al sindacato, e mediante tale decentramento si concretizza una partecipazione immediata e diretta del cittadino all'esercizio dei poteri dello Stato, in quella sfera di interessi che per la loro natura professionale sono vicini alla persona, esplicitando così una forma di autogoverno nella quale trova attuazione una forma di libertà che il fascismo in termini teorici intendeva garantire ai cittadini.
Le corporazioni si presentano quindi come organizzazioni progressiste e flessibili della società garantendo i rapporti tra cittadini, sindacato e Stato.
La carta del Lavoro nell’art. 3 respinge definitivamente i sindacati misti composti cioè sia da lavoratori che da datori di lavoro, disponendone la separazione delle due organizzazioni in ogni grado dell’ordinamento professionale, nonostante questa divisione è importante citare però l’art.6 della carta del lavoro che dispone l'uguaglianza giuridica tra i datori di lavoro e i lavoratori, assicurando quindi la parità di diritto non solo fra le classi ma anche fra le differenti categorie, respingendo così qualunque possibilità di ritorno al passato, considerando quindi il progresso industriale e sociale delle corporazioni adeguandosi alle esigenze della società in continuo mutamento.
Per comprendere meglio il contrasto tra i datori di lavoro e i lavoratori rispetto agli interessi di classe è necessario guardare al di là del semplice rapporto di lavoro di subordinazione. Finché si tratta di stabilire i salari, le ore di lavoro e la durata dei riposi non si accenna ad un eventuale potenziamento produttivo che è lo scopo principale della carta del lavoro. La collaborazione tra i soggetti crea una migliore produttività ed un migliore approccio alla vita lavorativa facendo progredire in modo sensibile le imprese.
Il concetto corporativo secondo il Costamagna esige unità integrale e dinamica, attraverso la quale portando sullo stesso piano gli interessi sociali e gli interessi della produzione si riesce a promuovere lo sviluppo dell’economia raggiungendo così in modo più sereno gli obiettivi.

Per ottimizzare l'utilizzo del sistema corporativo è necessario superare le lotte di classe, implementare i criteri di giustizia distributiva, coordinare l’economia e definire i limiti della funzione legislativa delle associazioni e la funzione legislativa del parlamento, così che la capacità delle nuove istituzioni sociali rispetto agli interessi professionali risulti più completa e sicura.
Secondo Costamagna le corporazioni non sono organismi statali o istituti dell’ordinamento, sono delle idee di collaborazione, solidarietà e di subordinazione allo Stato poste a fondamento dell'organizzazione dello Stato fascista, in quanto l’idea della corporazione risulta andare di pari passo con l’idea del regime fascista, così come definito dall’art.1 della carta del lavoro.
L’idea della corporazione si estrinseca come sovranità dello Stato sui sindacati per cui il sindacato viene trasformato in un corpo autonomo statale.
Un’altra questione sulla quale la trattazione di Costamagna si sofferma è l’etimologia ed il significato che la lingua italiana attribuisce alle parole “sindacato” e “sindacalismo”.
Il sindacato secondo il giurista è infatti controllato dal potere statale e non opera con mezzi propri per particolati fini, ma si muove all’interno delle regole del diritto pubblico e non è più considerato come lo strumento delle lotte di classe ma come una pubblica istituitone aperta a tutti i cittadini. Il sindacato fascista è definito anch’esso dalla legge del 3 Aprile del 1926 non come sindacato, ma come anti-sindacato e cioè come un nuovo elemento dell’ordinamento fascista. Non si parla più di un'aggregazione volontaria di lavoratori, ma di un'istituzione statale. In questo modo si sconfigge il divario tra i soggetti lavoratori e lo Stato stesso.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il pensiero giusfilosofico di Carlo Costamagna

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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Tanda
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Servizi giuridici per l'impresa
  Relatore: Massimiliano Bonavoglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

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