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Approccio interattivo - cognitivo in un soggetto con comportamenti disfunzionali di evitamento sociale

Descrizione del contesto, delle persone e del problema

Presso il Consultorio Familiare si presenta una coppia madre – figlio per difficoltà relazionali di quest'ultimo. La signora continua a parlare del figlio non rivolgendosi mai a lui; quando il ragazzo viene interpellato, è la madre a rispondere per lui oppure lo fa con voce molto bassa, dicendo di concordare con la genitrice. Quest'ultima dice che il figlio è molto timido e fatica a parlare, ma il suo corpo lo fa per lui, infatti soffre di una serie di disturbi psicosomatici (eczema, orticaria, croste sulla testa…).
G. è un ragazzo di 23 anni, all'apparenza molto più giovane dell'età cronologica posseduta, magro e poco curato nell'aspetto; lavora come operaio da quando aveva 15 anni e da 3 è occupato nella piccola ditta di serramenti del padre. E' figlio unico, i suoi genitori si sono separati 8 anni fa per problemi di alcolismo del padre e vive con la madre in un appartamento in affitto. Dopo la separazione, G. è andato a vivere per un anno col padre per aiutarlo ad affrontare e a superare il difficile periodo di depressione che stava attraversando: gli faceva compagnia, lo rassicurava nei momenti di tristezza e scoraggiamento, lo aiutava nelle faccende domestiche, lo stimolava ad andare al lavoro. Sembra che padre e figlio si assomiglino molto nel carattere introverso e nell'atteggiamento passivo, ma si distinguano nella coerenza tra pensiero ed azione che manca nel genitore e che delude il figlio.

Il ragazzo riceve contemporaneamente dalla genitrice contrapposti messaggi sia di incoraggiamento (a parlare, ad uscire, a non farsi problemi con le persone) sia di contenimento (controllo del contenuto del marsupio, ascolto delle telefonate personali, richieste di non chiudersi a chiave in bagno, interrogatori sulle sue rare uscite). Tale atteggiamento materno di iperprotezione e controllo sul figlio deriva dalla paura che il comportamento goliardico di G. di farsi le canne in compagnia possa tramutarsi in tossicodipendenza. Il ragazzo vorrebbe esprimere alla madre la sofferenza per la mancanza di fiducia nei suoi confronti, vorrebbe riuscire ad esplicitare in modo deciso la sua contraddizione per gli invasivi comportamenti materni, ma si sente bloccato e finisce col non dire nulla o col rinchiudersi in camera sua.
G. non si sente tranquillo nemmeno nell'ambito lavorativo: il padre è spesso scontroso sul lavoro e il ragazzo vorrebbe trovare un'altra occupazione, ma non riesce a parlare al genitore perché ha paura sia di farlo star male, sia di essere giudicato un ingrato e di venire poi rifiutato.
G. si definisce tranquillo, timido e riservato: vorrebbe far qualcosa per intervenire sulla sua timidezza e sui problemi che ha con gli altri, vorrebbe essere più estroverso e socievole. Esce poco se non per andare al lavoro, non ha nessun hobby, preferisce stare a casa sul divano a guardare la tv, parla poco, ha pochi amici e non ha alcun problema a stare assieme a loro, mentre si sente impedito nel relazionarsi sia alle ragazze per il timore di essere umiliato e ridicolizzato, sia a persone sconosciute in generale. Ha paura di non essere accettato, di essere valutato negativamente o addirittura rifiutato e ciò lo porta ad evitare tutte le situazioni ritenute ansiogene.

Quando non riesce ad evitare la situazione, G. entra in uno stato di ansia ed agitazione con la manifestazione di una serie di sintomi: arrossisce, balbetta, avverte forti dolori allo stomaco, tremore alle gambe, sudorazione e talvolta sensazioni di soffocamento. Prova sentimenti di inadeguatezza (si vede come socialmente incapace, inferiore o non attraente) che lo inibiscono in situazioni interpersonali nuove. In particolare, G. sembra essersi bloccato dopo essere stato bocciato all'esame di scuola guida: da allora, cioè da quando aveva 18 anni, non ha più ritentato la prova per paura di non riuscire a superarla.
G. è investito di molte aspettative genitoriali: partecipare al bilancio familiare lasciando la gestione dell'intera paga alla madre, proteggere la genitrice che è sola, lavorare efficientemente e serenamente col padre. Il ragazzo sente il peso e la responsabilità di queste attese nei suoi confronti, ma non riesce ad affrontare i genitori per paura di deluderli, si sente intrappolato senza una via d'uscita e ciò lo porta a bloccarsi ancora di più.

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Approccio interattivo - cognitivo in un soggetto con comportamenti disfunzionali di evitamento sociale

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Informazioni tesi

  Autore: Marta Dal Santo
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia Interattivo - Cognitiva
Anno: 2006
Docente/Relatore: Alessandro Salvini
Istituito da: Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 23

FAQ

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