Skip to content

La capacità di intendere e di volere ai fini della responsabilità penale. Ruolo della perizia

Disturbi di personalità ed imputabilità

La sentenza della Cassazione – Sezioni Unite Penali n. 9163 del 25 gennaio 2005 ha stabilito che anche i disturbi della personalità, come quelli da nevrosi o psicopatie, possono costituire causa idonea ad escludere o grandemente scemare, in via autonoma e specifica, la capacità di intendere e di volere del soggetto agente ai fini degli articoli 88 e 89 c.p., “sempre che siano di consistenza, intensità, rilevanza e gravità tali da concretamente incidere sulla stessa;” per converso non assumono rilievo ai fini della imputabilità le altre anomalie caratteriali e gli stati emotivi e passionali, “che non rivestono i suddetti connotati di incisività sulla capacità di autodeterminazione del soggetto agente”; è inoltre necessario che tra il disturbo mentale ed il fatto di reato sussista un nesso eziologico, che consenta di ritenere il secondo causalmente determinato dal primo.

Con questa importantissima sentenza anche ai disturbi di personalità può essere riconosciuta la natura di infermità giuridicamente rilevante, purchè abbiano inciso significativamente sul funzionamento dei meccanismi intellettivi e volitivi del soggetto agente; si introduce pertanto un secondo livello di analisi, che non ignora il modello nosografico, ma lo supera e lo integra nell'introdurre la nozione di malfunzionamento mentale (Fornari,2005). La sentenza citata è importante anche perchè non si limita a precisare il principio di diritto, ma opera una vera ricognizione delle linee fondamentali del rapporto tra scienza psichiatrica e giudizio penale, nella consapevolezza di “una necessaria collaborazione tra giustizia penale e scienza; a quest'ultima il giudice non può in ogni caso rinunciare – pena l'impossibilità stessa di esprimere qualsiasi giudizio – e non può che fare riferimento alle acquisizioni scientifiche che, per un verso siano quelle più generalmente accolte, più condivise, finendo col costituire una prassi generalizzata applicativa.”

La Corte riconosce che anche ai disturbi di personalità possa essere attribuita una attitudine, scientificamente condivisa, a proporsi come causa idonea ad escludere o grandemente scemare la capacità di intendere e di volere del soggetto agente, qualora si presentino gravi e consistenti e siano in un rapporto di causalità col fatto di reato commesso. La Suprema Corte recepisce, quindi, un significato ampio del termine infermità di cui agli artt. 88 e 89 c.p., spiegando che quando il legislatore penale ha voluto fare riferimento al diverso concetto di alterazione anatomica o funzionale, l'ha fatto espressamente, utilizzando proprio il diverso termine di malattia come nell'art. 582 c.p.”malattia nel corpo e nella mente” (Buoncristiano,2012).

La Corte precisa che non interessa tanto che la condizione del soggetto sia esattamente catalogabile nel novero delle malattie elencate nei trattati di medicina, quanto che il disturbo abbia in concreto l'attitudine a compromettere gravemente la capacità sia di percepire il disvalore del fatto commesso, sia di recepire il significato del trattamento punitivo. Questa presa di posizione della Corte dovrebbe porre fine alla questione, in passato molto discussa, se il disturbo di personalità sia suscettibile di assumere rilevanza ai fini della integrazione del vizio di mente.

In passato le oscillazioni interpretative sono state essenzialmente determinate dal difficile rapporto tra giustizia penale e scienza psichiatrica, insorto nel momento in cui quest'ultima ha sottoposto a revisione critica paradigmi in precedenza condivisi, ponendo in crisi tradizionali elaborazioni metodologiche e, nel contempo, legittimando una sempre più accentuata tendenza verso il pluralismo interpretativo; sicchè accanto ad un indirizzo “medico” (all'interno del quale si sono distinti un orientamento “organicista” ed uno “nosografico”) si è proposto quello “giuridico” (volta a volta accompagnato, o temperato, dal criterio della patologicità, da quello della intensità, da quello eziologico), che ha sviluppato una nozione più ampia di infermità rispetto a quella di malattia psichiatrica.

Pertanto, in base alla sentenza, i disturbi di personalità, che si caratterizzano per essere inflessibili e maladattivi, possono assumere rilevanza ai fini della imputabilità laddove siano di consistenza, intensità, rilevanza e gravità tali da concretamente incidere sulla capacità di intendere e di volere. (Pavone, 2006). Deve trattarsi di un disturbo idoneo a determinare e che abbia in effetti determinato una situazione di assetto psichico incontrollabile ed ingestibile che, incolpevolmente, rende l'agente incapace di esercitare il dovuto controllo dei propri atti, di indirizzarli di conseguenza, di percepire il disvalore sociale del fatto, di autodeterminarsi liberamente ed autonomamente. Per tale accertamento il giudice deve procedere avvalendosi degli strumenti a sua disposizione, quali l'indispensabile apporto e contributo tecnico e ogni altro elemento di valutazione e di giudizio desumibile dalle acquisizioni processuali.

Tale orientamento mette in crisi il criterio in base al quale l'anomalia psichica debba essere evinta dal novero delle rigide e predeterminate categorie nosografiche e lascia spazio affinchè, ai fini del giudizio, il disturbo di personalità possa costituire causa idonea ad escludere o fortemente scemare la capacità di intendere e di volere (Pavone, 2006). Sono sorte discussioni in merito all'altro principio affermato dalla Corte, secondo il quale occorre accertare, ai fini della esclusione della imputabilità del soggetto, la sussistenza di un nesso eziologico tra la condizione mentale ed il fatto-reato, nel senso di ritenere il secondo causalmente determinato dalla prima. Il contrasto sorge dal fatto che l'art. 88 c.p. richiede l'incapacità del soggetto al momento del fatto e non in rapporto allo specifico fatto commesso e, quindi, per escludere l'imputabilità non è necessario un nesso causale tra il reato commesso e l'infermità (L'esempio di scuola è quello dell'omicidio del persecutore da parte di chi soffre di manie di persecuzione) (Buoncristiano, 2005).

La Suprema Corte, invece non si accontenta del nesso di causalità tra fatto e autore, che sarebbe l'unico nesso rilevante ai fini dell'art. 40 c.p., ma ne introduce un altro, trascurando di osservare che nella sistematica del codice l'imputabilità, o, se si vuole, la non imputabilità, non è termine del rapporto causale rispetto al fatto, ma è condizione personale del soggetto, rilevante ai fini della attribuzione della responsabilità penale sub specie del profilo di colpevolezza del reo intesa in senso normativo, ovvero colpevolezza che presuppone oltre alla coscienza e volontà di cui all'art. 42 c.p. e al dolo o alla colpa anche la capacità di intendere e volere del soggetto. (Buoncristiano, 2005). In conclusione occorre verificare se il fatto in concreto è stato commesso dal soggetto allorchè egli versava in una condizione mentale compromessa tale da risultare eliminata o grandemente scemata la capacità di intendere e di volere e quindi la la capacità di percepire il disvalore del fatto e di autodeterminarsi rispetto alla commissione di tale fatto.

Non è richiesto che sussista un nesso causale in forza del quale la condizione pregiudicata possa dirsi causa essa stessa del fatto, pena una indebita confusione concettuale del piano oggettivo causale e di quello della imputabilità (Amato, 2005). Per ulteriore precisazione si può affermare che la citata sentenza è in linea con la nostra Carta Costituzionale (art. 27, comma 3, relativo alla funzione rieducativa della pena). Un soggetto disturbato che commette un reato non è meritevole di rimprovero e qualora gli venga inflitta una pena, essa non avrebbe alcuna funzione rieducativa, ma solo afflittiva. Se la colpevolezza è il principio cardine del sistema penale il giudizio di riconducibilità del reato al suo autore deve avvenire in modo che il fatto debba risultare opera di chi l'ha commesso nel senso più pieno e comprensivo del termine ed in questo senso la dottrina ha rilevato che la capacità di intendere e di volere ha a che fare con i presupposti soggettivi della colpevolezza: capacità di colpevolezza come prima componente del giudizio di colpevolezza (Padovani, Pulitanò, Buoncristiano, 2005).

Questo brano è tratto dalla tesi:

La capacità di intendere e di volere ai fini della responsabilità penale. Ruolo della perizia

CONSULTA INTEGRALMENTE QUESTA TESI

La consultazione è esclusivamente in formato digitale .PDF

Acquista

Informazioni tesi

  Autore: Sergio Rossi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia Clinica
  Relatore: Daniela Maria Pajardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

FAQ

Per consultare la tesi è necessario essere registrati e acquistare la consultazione integrale del file, al costo di 29,89€.
Il pagamento può essere effettuato tramite carta di credito/carta prepagata, PayPal, bonifico bancario.
Confermato il pagamento si potrà consultare i file esclusivamente in formato .PDF accedendo alla propria Home Personale. Si potrà quindi procedere a salvare o stampare il file.
Maggiori informazioni
Ingiustamente snobbata durante le ricerche bibliografiche, una tesi di laurea si rivela decisamente utile:
  • perché affronta un singolo argomento in modo sintetico e specifico come altri testi non fanno;
  • perché è un lavoro originale che si basa su una ricerca bibliografica accurata;
  • perché, a differenza di altri materiali che puoi reperire online, una tesi di laurea è stata verificata da un docente universitario e dalla commissione in sede d'esame. La nostra redazione inoltre controlla prima della pubblicazione la completezza dei materiali e, dal 2009, anche l'originalità della tesi attraverso il software antiplagio Compilatio.net.
  • L'utilizzo della consultazione integrale della tesi da parte dell'Utente che ne acquista il diritto è da considerarsi esclusivamente privato.
  • Nel caso in cui l’utente che consulta la tesi volesse citarne alcune parti, dovrà inserire correttamente la fonte, come si cita un qualsiasi altro testo di riferimento bibliografico.
  • L'Utente è l'unico ed esclusivo responsabile del materiale di cui acquista il diritto alla consultazione. Si impegna a non divulgare a mezzo stampa, editoria in genere, televisione, radio, Internet e/o qualsiasi altro mezzo divulgativo esistente o che venisse inventato, il contenuto della tesi che consulta o stralci della medesima. Verrà perseguito legalmente nel caso di riproduzione totale e/o parziale su qualsiasi mezzo e/o su qualsiasi supporto, nel caso di divulgazione nonché nel caso di ricavo economico derivante dallo sfruttamento del diritto acquisito.
L'obiettivo di Tesionline è quello di rendere accessibile a una platea il più possibile vasta il patrimonio di cultura e conoscenza contenuto nelle tesi.
Per raggiungerlo, è fondamentale superare la barriera rappresentata dalla lingua. Ecco perché cerchiamo persone disponibili ad effettuare la traduzione delle tesi pubblicate nel nostro sito.
Per tradurre questa tesi clicca qui »
Scopri come funziona »

DUBBI? Contattaci

Contatta la redazione a
[email protected]

Ci trovi su Skype (redazione_tesi)
dalle 9:00 alle 13:00

Oppure vieni a trovarci su

Parole chiave

responsabilità
schizofrenia
test psicologici
pericolosità sociale
disturbi di personalità
perizia psichiatrica
perizia psicologica
vizio di mente
organizzazione borderline di personalità
capacità di stare in giudizio

Tesi correlate


Non hai trovato quello che cercavi?


Abbiamo più di 45.000 Tesi di Laurea: cerca nel nostro database

Oppure consulta la sezione dedicata ad appunti universitari selezionati e pubblicati dalla nostra redazione

Ottimizza la tua ricerca:

  • individua con precisione le parole chiave specifiche della tua ricerca
  • elimina i termini non significativi (aggettivi, articoli, avverbi...)
  • se non hai risultati amplia la ricerca con termini via via più generici (ad esempio da "anziano oncologico" a "paziente oncologico")
  • utilizza la ricerca avanzata
  • utilizza gli operatori booleani (and, or, "")

Idee per la tesi?

Scopri le migliori tesi scelte da noi sugli argomenti recenti


Come si scrive una tesi di laurea?


A quale cattedra chiedere la tesi? Quale sarà il docente più disponibile? Quale l'argomento più interessante per me? ...e quale quello più interessante per il mondo del lavoro?

Scarica gratuitamente la nostra guida "Come si scrive una tesi di laurea" e iscriviti alla newsletter per ricevere consigli e materiale utile.


La tesi l'ho già scritta,
ora cosa ne faccio?


La tua tesi ti ha aiutato ad ottenere quel sudato titolo di studio, ma può darti molto di più: ti differenzia dai tuoi colleghi universitari, mostra i tuoi interessi ed è un lavoro di ricerca unico, che può essere utile anche ad altri.

Il nostro consiglio è di non sprecare tutto questo lavoro:

È ora di pubblicare la tesi