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La "Costituzione economica" nel contesto della globalizzazione dell'economia. Crescita dei monopoli e concentrazione della ricchezza su scala globale. Ruolo regolatore degli organismi internazionali

Effetti giuridici della deregolamentazione dei mercati

In merito ai rapporti esistenti tra le nuove “leges informaticae” e le regolazioni pubbliche, occorre mettere a fuoco alcuni aspetti. Diminuisce la fiducia nello Stato alla “market failure” si affianca la “State failure”, alla debolezza del mercato si affianca la debolezza dello Stato che dovrebbe rafforzarlo o correggerlo.
Il progresso tecnologico, ha modificato radicalmente la struttura di molti mercati. Sovente la tecnologia ha portato alla liberalizzazione di mercati un tempo oggetto di riserve o monopoli pubblici. Specialmente in Europa ed in quelle Nazioni che hanno adottato un modello istituzionale di tipo monista, si è stati costretti ad adottare in “rincorsa” norme liberalizzanti, mutando gli equilibri dei rapporti in favore delle nuove regole oligoprivatistiche ed a sfavore delle normative pubbliche.

Il dilagare delle attività dell’economia telematica ha comportato la scomparsa di molte attività tradizionali con conseguente perdita di posti di lavoro (es. nel settore bancario), e la profonda trasformazione del mercato del lavoro, in quanto molti rapporti di lavoro non si svolgono più nei luoghi fisici tradizionali. Tutto ciò senza che, almeno in Italia, venissero attuate tempestivamente, o sarebbe stato ancora meglio preventivamente, politiche pubbliche volte a riformare il welfare a riqualificare professionalmente i lavoratori, o ancora incentivare l’innovazione e la ricerca. In sintesi senza che i poteri pubblici intervenissero sui nuovi processi provocati dalla tecnologia, per renderli meno distruttivi, e cogliendone le nuove opportunità in termini di lavoro e impresa.

Altro tema è quello che lo stravolgimento degli equilibri normativi in favore del privato, ha ulteriormente contribuito ad amplificare la crisi già in atto alla fine del secolo scorso in merito alla supremazia della concezione statalista/legalista che in passato aveva organizzato la società civile e quella economica. Mettendo a nudo la difficoltà da parte delle fonti normative pubbliche di incidere ed essere efficaci nell’ambito di rapporti deterritorializzati e sconfinati, ed a volte assoggettati a giurisdizioni estranee a quelle statali. Generando un vero e proprio conflitto tra poteri pubblici con competenza territoriale determinata e poteri privati senza confini. Né è stato possibile arginare questo fenomeno in modo efficace ed armonico, grazie al fenomeno crescente di collaborazione funzionale tra gli Stati, attraverso le organizzazioni sovranazionali (europee o globali) da essi stessi costituite e che rappresentano una nuova fonte di produzione di norme cui gli Stati devono assoggettarsi, alla ricerca di un ordine economico e di un sistema finanziario mondiale. L’economia ed i mercati tengono a loro volta sotto controllo gli Stati, ad esempio quando questi devono ricorrere al debito per finanziarsi, classificando con un “rating” gli Stati che vengono così sottoposti al giudizio del mercato. In un mondo con un numero sempre più limitato di confini si alternano e si contrappongono, imprese globali e Stati nazionali, con le prime alla ricerca dei modi per sottrarsi ai secondi, gli Stati alla ricerca di dimensioni più vaste, che consentano di tener le prime sotto controllo.
I problemi non solo si spostano dal livello statale ad uno più vasto, ma cambiano anche in modo frenetico e raggiungono i fondamenti costitutivi dello Stato.

Il punto nodale della questione è che nella prassi operativa la tutela dei diritti e degli interessi sostanziali di carattere generale è affidata all’autoregolamentazione dei nuovi player dei mercati. Essi autoreferenzialmente assicurano la trasparenza e “l’accountability” delle decisioni. E con le loro regole spaziano in ambiti che riguardano: la privacy; la sicurezza pubblica e l’antiriciclaggio, la liceità dei beni e servizi oggetti di scambio, la reciprocità e la correttezza dei rapporti contrattuali, la tutela dei diritti d’autore…etc. Inoltre gli oligopolisti delle piattaforme e dei sistemi informatici gestiscono nel concreto anche le controversie scaturenti dai rapporti economici, sommando la funzione dei regolatori e quella dei giudicatori dei mercati, in modo ben diverso dal sistema adottato da parte dei poteri pubblici.
Sarebbe un’approccio assolutamente irrealistico, ipotizzare di riprodurre i modelli regolatori pubblici utilizzati in passato ed ancora al presente per le attività economiche fisiche (minutamente regolamentate e controllate da regolatori nazionali ed europei). I gestori dei nuovi sistemi economici tendono a sottrarsi alle normative pubbliche (nazionali ed europee) avendo la facoltà di poter scegliere la normativa loro più conveniente fornita da giurisdizioni accomodanti. Ne sarebbe utile o conveniente limitare o impedire le attività economiche telematiche, perché ciò comporterebbe rinunciare ai vantaggi prodotti dalla nuova economia. Ma è tuttavia doveroso da parte dei poteri pubblici tutelare diritti ed interessi che si fondano sulle Carte Costituzionali o nei Trattati e Convenzioni Europee.

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Leonardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi Guglielmo Marconi
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Valerio Lemma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

FAQ

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Parole chiave

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stato mercato ed impresa
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