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Gli strumenti volontari per la rendicontazione delle performance ambientali delle imprese

Evoluzione del pensiero ecologico dopo Rio 1992

Fino agli anni Ottanta le imprese non denotavano una diffusa attenzione nei confronti delle questioni ambientali, a causa dell’assenza o della scarsa incisività della regolamentazione ambientale e per la limitata rilevanza della tematica a livello di opinione pubblica, che quindi non fornivano uno stimolo sufficiente per l’adozione da parte degli attori economici di politiche mirate a gestire e minimizzare gli impatti ambientali dovuti alla propria attività.

È sostanzialmente dal Summit della Terra di Rio De Janeiro del 1992 che tale problema è stato colto dalla comunità internazionale in tutta la sua drammatica evidenza. In quella sede fu messo in evidenza che lo sviluppo sostenibile è una sfida ed una responsabilità condivisa.

I partner di questa impresa sono i governi, il sistema industriale, le organizzazioni internazionali e molti altri.
È possibile visualizzare in termini quantitativi l’impatto ambientale globale utilizzando una formula che moltiplica: popolazione, consumo pro capite e impatto ambientale per unità di consumo. Le previsioni di aumento della popolazione mondiale sono di un fattore compreso tra 2 e 3 nei prossimi 50 anni, anche se sembra scongiurato il timore di una crescita esponenziale prevista negli anni 70. Essendo il fattore di crescita del benessere (consumo pro capite) previsto compreso tra 5 e 6, si capisce facilmente che, se non si interviene sugli indici di qualità ambientale dei prodotti e dei servizi, si determinerà una crescita di 10-20 volte dell’impatto ambientale. Dello stesso fattore dovrebbe migliorare l’impatto ambientale unitario per stabilizzare la pressione sull’ambiente globale ai già elevatissimi livelli attuali.

Le questioni strategiche da affrontare per attuare una politica di sviluppo sostenibile sono, in estrema sintesi: il consumo di materiali e risorse non rinnovabili, la questione climatico - energetica e il riscaldamento del pianeta, l’emissione di sostanze tossiche, l’emissione di altre sostanze con effetti ambientali rilevanti e i rifiuti.
Interessante in questa sede è, innanzitutto, esaminare le ripercussioni economiche sul sistema produttivo, al fine di evidenziare come il miglioramento dell’impatto ambientale per unità di prodotto rappresenti per le imprese un imperativo diretto pure sul piano della sopravvivenza economica e della competitività e, al tempo stesso, si possa configurare addirittura come un’occasione di sviluppo. Vero è infatti che i costi ambientali pesano direttamente sul sistema economico e che il prezzo dell’inquinamento, fino a qualche anno fa sostenuto dalla collettività in base al principio del “chi inquina paga”, si sta spostando gradualmente sul sistema produttivo. Per chiarire meglio, si osserva che le catastrofi naturali determinate da fattori ambientali (vedi il caso del niño che ha provocato danni in tutto il mondo) pesano, per il solo aspetto economico, nella misura di alcune unità percentuali del PIL su alcuni paesi.

Inoltre, lo sfruttamento intensivo delle risorse (acqua, petrolio, materie prime) determina, in alcuni casi, limiti allo sviluppo e crescita dei prezzi. A questo ci sono da aggiungere i costi diretti ed indiretti dell’inquinamento, compresi quelli dovuti all’aumento di malattie conseguenti. Si tratta, a ben vedere, di costi molto elevati che in larga parte ritornano sul sistema produttivo attraverso il prelievo fiscale ma che, sempre più, tendono a trasformarsi in costi diretti e proporzionali al danno ambientale prodotto. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Gli strumenti volontari per la rendicontazione delle performance ambientali delle imprese

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Informazioni tesi

  Autore: Fabiola Tranchero
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Alessandra Todisco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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