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Le modificazioni del dolo nel tormentato percorso di tipizzazione del delitto di false comunicazioni sociali

False comunicazioni sociali e leggi ad personam

Su tutta la rassegna di innovazioni apportate dalla riforma di cui abbiamo ampiamente parlato si è concentrata una fittissima e autorevole critica sfociata, alla fine, nella globale contestazione della disciplina delle false comunicazioni sociali introdotta, tanto da ricondurla al novero delle leggi ad personam.

Dolcini ha fatto notare come tale riforma sia stata in effetti varata mentre era in corso più di un procedimento penale per falso in bilancio nei confronti dell'allora Presidente del Consiglio, di persone a lui vicine e di altri personaggi di prim'ordine nella vita economica e politica del Paese. Lo studioso ritiene che la riforma abbia tradotto in legge alcune strategie difensive che gli avvocati di quei personaggi, in veste di avvocati-parlamentari, avevano invano cercato di attribuire alla disciplina allora vigente.

Richiama inoltre la memoria di tutti rispetto alla denuncia della dottrina penalistica di quel tempo, che, quasi in maniera unanime concordava sulla “vocazione suicida” della disciplina ora in esame, che già a priori si votava alla totale ineffettività a causa della presenza di alcuni elementi della fattispecie che determinavano una riduzione a dismisura dell'ambito applicativo del reato e per gli irrisori livelli sanzionatori adottati. Infatti, continua osservando che le pene per le nuove false comunicazioni sociali sono state fissate in totale spregio dei canoni di ragionevolezza, sotto il profilo di un'equilibrata tutela dei beni giuridici; basta fare il confronto, per esempio, tra la cornice di pena nell'allora art. 2621 cod. civ. (arresto da un giorno a un anno e sei mesi) e quella prevista dall'art. 707 c.p. per il possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli (arresto da sei mesi a due anni). Se lo scarto di severità nel trattamento della criminalità economica e in quello della criminalità comune non è un problema nuovo, con la riforma del diritto penale societario del 2002 ha però raggiunto vette fino ad allora sconosciute alla legislazione italiana. Come se tutto ciò non bastasse, il legislatore di allora ha scelto di assoggettare tali pene a termini di prescrizione brevissimi: a fare da esempio era la contravvenzione dell'art. 2621 cod. civ. che si prescrive in quattro anni e mezzo.

Se volessimo utilizzare poche parole per riassumere quanto appena esposto, sono significative quelle di Pedrazzi che parla di «una controriforma che scalza quella che sul piano della teoria e della prassi era la pietra d'angolo del diritto penale societario, al punto di mettere in forse la stabilità e la legittimazione dell'intero edificio».

Circa gli esiti della riforma, Lunghini ha segnalato che i procedimenti per false comunicazioni sociali iscritti al 30 giugno 2002 erano 280, quelli nei dodici mesi successivi solo 32; di tali procedimenti, ben il 92% è stato definito con archiviazione o con sentenza di non luogo a procedere, mentre solo l'8% con sentenza di condanna o di assoluzione nel merito. Ovvio è che tra i pochissimi condannati per falso in bilancio non debbano annoverarsi coloro sulle cui esigenze è stata ritagliata la normativa del 2002.

Crespi, sulla stessa scia, ritiene anch'egli che si stia parlando in tale caso di una legge del caso singolo, e si rifà a ciò che era stato ricordato a proposito di un'altra «strategia legislativa mirata a soluzioni specifiche di casi e situazioni identificabili» che fa rivivere il ricordo delle invettive di Cicerone contro Verre e il suo editto: “se non avessi redatto questo editto a causa di una sola persona, l'avresti redatto con maggior precauzione”, “poiché con il tuo editto non hai voluto abbracciare la generalità dei casi ma la situazione di un'unica persona”; è proprio questo il diritto singolare che i romani, fin dalle XII tavole, hanno fatto di tutto per escludere: “privilegia ne inroganto”. I concetti appena esposti, prosegue l'autore, sono solo antichi scrupoli, espressione di una stirpe che sembrerebbe non aver mai avuto alcuna discendenza e li definisce in modo tragicomico “out of fashion”, «proprio come il delitto di false comunicazioni sociali, del quale se è lungi dall'essere fuori corso la commissione, ne è invece decisamente fuori moda la perseguibilità».

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le modificazioni del dolo nel tormentato percorso di tipizzazione del delitto di false comunicazioni sociali

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Parisi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Manfredi Giusino Parodi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

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Parole chiave

dolo
falso in bilancio
berlusconi
elemento soggettivo
false comunicazioni sociali
decreto legislativo 61/2002
legge 69/2015
fraudolentemente
consapevolmente
art.2621 codice civile

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