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L'oro al tempo della crisi: bene rifugio o grande inganno?

Fattori che determinano il prezzo dell’oro

I fattori in grado di movimentare le quotazioni auree sono molteplici. Il World Gold Council ha pubblicato nel 2013 un report dal titolo “What drives gold? Factor that influence gold and its role in a portfolio” incentrato sullo studio delle variabili in grado di influenzarne il prezzo.
Nella prima parte, gli analisti del World Gold Council hanno ripetutamente evidenziato il fatto che, troppo spesso, si tenda erroneamente a spiegare i movimenti dell’oro come determinati da una sola causa, cercando di enfatizzare la correlazione, in realtà piuttosto flebile, fra il metallo e i mercati azionari. Questa impostazione di base semplifica il quadro generale che, in realtà, appare decisamente più complesso. Lo studio del WGC ha individuato sette market driver del mercato aureo:

1) Currencies;
2) Inflation;
3) Interest rates;
4) Consumer spending and income growth;
5) Systemic and tail risk;
6) Short term investment flows;
7) Supply side driver;

Valute (currencies)
Dopo la caduta del regime monetario di Bretton Woods, il prezzo dell’oro non è stato più ancorato al dollaro o ad altre monete. Tuttavia ha mantenuto una certa correlazione con alcune valute: la più evidente è quella inversa con il dollaro americano, che si può notare analizzando il cambio euro/dollaro. Questo legame aveva perso peso negli anni 2010-2011 in quanto anche il dollaro veniva visto come safe haven , mentre è tornato ad essere maggiormente significativo nel 2012-2013 con un valore medio di 0,48 nel 2012 e di 0,38 l’anno seguente.
Vi è poi una correlazione positiva fra il metallo e le valute dei paesi produttori di oro e materie prime, come l’Australia, facilmente riscontrabile attraverso un’analisi di un grafico doppio, che raffiguri contemporaneamente l’andamento del prezzo dell’oro e il cambio fra dollaro australiano e dollaro statunitense (Aussie).
Dal grafico si nota come anche il cambio AUD/USD abbia raggiunto i suoi massimi nel 2011, così come l’oro. La discesa delle quotazioni del metallo del 2013 ha anticipato di qualche mese quella dell’Aussie, mentre la ripresa del prezzo dell’oro dei primi mesi del 2014 è stata accompagnata da un recupero della valuta di Camberra. Sottolinea a tal proposito Borsa Italiana: “L’Australia è tra i primi tre produttori mondiali di oro e le variazioni dei prezzi di questa commodity sono in rapporto diretto con la valuta australiana che tende ad apprezzarsi sul dollaro in caso di rivalutazione dell’oro e a perdere valore in caso di deprezzamento del metallo prezioso”.

Inflazione (inflation)
L’inflazione e le attese di inflazione per il futuro incidono sulla propensione all’acquisto di un bene nel presente o nel futuro. Le aspettative di alta inflazione su scala globale o gli scenari deflattivi possono incidere sull’acquisto di oro, incrementandone o rallentandone la domanda.

Tassi di interesse (interest rates)
L’andamento dei tassi di interesse è da tenere in considerazione in quanto misura il costo/opportunità dell’investimento, incidendo anche sull’andamento dell’inflazione.
Per via della correlazione fra dollaro americano ed oro, la polita monetaria statunitense risulta particolarmente significativa. Questo è emerso nel 2013, quando le aspettative di apprezzamento del dollaro, poi prive di riscontro nel breve periodo, hanno affossato l’oro, trascinandolo verso quota 1.200 $/oncia.
Non è pero solo la politica monetaria USA ad incidere: infatti va considerato lo scenario generale, in particolare le politiche monetarie dei paesi che rappresentano la parte più consistente della domanda mondiale, pertanto Cina, India e gli altri paesi emergenti.

Propensione al consumo e aumento reddito (Consumer spending and income growth)
Le aspettative delle persone e i redditi delle popolazioni incidono in vario modo sulle quotazioni auree. La congiuntura economica determina maggiore o minore richiesta d’oro per gioielleria, monete e lingotti. Poiché i due terzi della domanda mondiale di oro fisico provengono dai paesi emergenti, lo stato di salute dell’economia di queste nazioni e la loro propensione al consumo nei vari settori componenti la domanda aurea devono essere monitorate con attenzione (sia quella attuale, sia le stime future).

Rischio sistemico e rischio di coda (Systemic and tail risk)
La domanda di oro è influenzata anche dalla situazione politica generale: scenari di instabilità e crisi sistemiche possono determinare picchi della domanda, come è avvenuto agli inizi degli anni Ottanta a causa delle crisi petrolifere o negli anni Novanta durante le tensioni in Medio Oriente. In queste situazioni l’oro ha tenuto fede al suo ruolo di bene rifugio.
Sebbene non menzionati direttamente nel report del World Gold Council, possono rientrare in questo gruppo i rischi derivanti da limitazioni delle importazioni tramite dazi (come quelli verificatesi nel 2013 in India, fino ad allora primo paese al mondo per consumo d’oro), o gli eventuali divieti di detenzione del metallo prezioso per i privati (si pensi agli Stati Uniti degli anni Trenta).

Movimenti delle quotazioni a breve termine (Short term investment flows)
L’analisi del World Gold Council probabilmente sottostima il peso di questa componente, limitandosi a specificare come vi siano incentivi per gli investimenti derivanti dal momentum o dall’analisi tecnica non correlati con quella fondamentale. Vale la pena, però, analizzare più in dettaglio questa tematica, in quanto spesso lo studio dei grafici viene scarsamente considerato in una analisi di lungo periodo e viene ritenuto significativo soltanto per il trading intraday.
L’andamento dell’oro in questi anni ha più volte mostrato che non è così. Un primo lampante esempio è stato evidenziato dal crollo del 12-15 aprile 2013. In tale occasione, la rottura ribassista dell’area supporto, identificabile a 1530-1550 $/oncia, ha dato il via ad un repentino panic selling, che ha spinto le quotazioni al ribasso di circa 200 dollari. Questo movimento è risultato significativo anche sul lungo periodo e ha influenzato la composizione della domanda di oro nel secondo trimestre dell’anno. Altri esempi potrebbero essere identificati studiando come le aree 1530-1550 e 1795-1800 fra il 2011 e la primavera 2013 abbiano sempre respinto, rispettivamente, al rialzo (ruolo di supporto) e al ribasso (ruolo di resistenza) le quotazioni, definendo importanti movimenti grafici con una precisione non spiegabile soltanto con l’analisi fondamentale.
In sintesi, pur essendo vero che l’analisi tecnica spesso da sola non sia in grado di fornire un quadro generale della situazione ad ampio raggio, può risultare tuttavia fondamentale al fine di una lettura più accurata e completa di movimenti delle quotazioni anche nel medio-lungo periodo. Risulta perciò significativa anche per un investitore operante su un arco temporale più esteso.

Offerta d’oro (Supply side driver)
Oltre ai precedenti punti, tutti incentrati sulla domanda di metallo giallo, va ovviamente considerato anche l’andamento della curva di offerta dell’oro. Eventuali shock nella produzione di metallo determineranno nuovi equilibri su prezzi più alti (come la chiusura di miniere o una minor produzione) o più bassi (nel caso di apertura di nuove miniere o di una maggior produzione).

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Questo brano è tratto dalla tesi:

L'oro al tempo della crisi: bene rifugio o grande inganno?

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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Viganò
  Tipo: Tesi di Master
Master in Banking and Finance
Anno: 2016
Docente/Relatore: Nadir Rodoni
Istituito da: Centro di Studi Bancari - Villa Negroni - Lugano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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moneta
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