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I costumi in Marie Antoinette di Sofia Coppola. Una lettura critica.

Film storico?

All’origine dell’opera vi è un desiderio di ricostruzione nei dettagli, che fa scegliere alla regista di girare la vicenda nei luoghi reali della storia, e non in scenari ricostruiti, di cercare la massima rassomiglianza possibile tra attori e personaggi storici, di far preparare cibi, mobili, acconciature e abiti dell’epoca. Questa mimesis, che attraversa la scenografia, il cast e l’abbigliamento viene meno, o almeno viene indebolita, dall’inserimento di una seria di elementi anacronistici. Tra questi, ad esempio, un paio di scarpe da ginnastica azzurre, totalmente contemporanee e particolarmente in voga nelle ultime stagioni, intervengono fortemente a marcare l’episodio che vede la regina e le sue dame di compagnia scegliere abiti ed accessori in una sorta di “shopping maniacale”. Escludendo il contesto cortigiano e settecentesco, questo episodio ben si adatterebbe a qualunque altro film di ambientazione contemporanea, la cui protagonista sia un’adolescente. Il film cerca di dare spazio a dei sentimenti, a dei disagi e alle reazioni a questi ultimi, che sono sempre gli stessi, a prescindere da spazio e tempo, poiché non hanno età. Come osserva Pier Maria Bocchi: “Non mi pare così difficile da capire che si tratti di un film sull’oggi. I saloni e le scalinate di Versailles servono alla Coppola in funzione della crescita ascendente e discendente insieme della sua regina”. Allo stesso modo le tre diverse inquadrature che mostrano il ritratto della regina imbrattato da tre diverse espressioni, volte a sottolineare la sua presunta colpevolezza nella crisi economica francese, diventano una sorta di manifesto, di copertina di un tabloid o di una rivista scandalistica che mira a divulgare la notizia. Il quadro diventa strumento di comunicazione, simbolo dei media, dei canali di diffusione delle informazioni, diffamanti o meno, in un altro riferimento alla contemporaneità.
Per quanto riguarda le musiche, a brani settecenteschi di Jean-Philippe Rameau, si alternano canzoni degli Air (che hanno collaborato con la regista già nei suoi due lungometraggi precedenti), dei Cure, di Adam Ant, dei Bow Wow Wow e altri gruppi degli anni Ottanta; comunque essa connota le scene e permette di interpretarle in chiave psicologica; ad esempio la critica ha osservato che in questo caso il rock sottolinea lo straniamento e lo stordimento della protagonista.
All’interno dei titoli di testa compare poi, improvvisamente, una scena del film la cui durata è più lunga dei diversi titoli che l’accompagnano, con la protagonista distesa su una dormeuse, mentre assaggia annoiata la glassa di una torta e ammiccando guarda in macchina. In sottofondo si sente un brano rock che recita “The problem of leisure, what to do for pleasure”. La canzone, come un imprinting sonoro, ci dice già della noia e del senso di soffocamento che caratterizzeranno la permanenza a Versailles della regina. Allo stesso modo, dopo la partenza dell’amante, Maria Antonietta subisce un tracollo psicologico e ancora una volta è un brano rock ad accompagnare il suo senso di alienazione e di straniamento, nella scena in cui corre in un corridoio del palazzo per raggiungere il più in fretta possibile la sua stanza e abbandonarsi a una reverie romantica, pensando all’amato.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I costumi in Marie Antoinette di Sofia Coppola. Una lettura critica.

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Informazioni tesi

  Autore: Carmen Cerretti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Relazioni pubbliche e pubblicità
  Relatore: Roberto Zemignan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

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