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Tommaso Landolfi. La pietra lunare

Focalizzazione e modalità percettive

Come si è già accennato, l’angolazione da cui sono inquadrate le vicende del romanzo landolfiano coincide per lo più con la prospettiva del protagonista Giovancarlo Scarabozzo, aspirante poeta di ritorno al paese natale per una vacanza estiva. La narrazione è condotta dunque tramite il filtro percettivo e ideologico di un ente interno alla finzione che funge da focalizzatore, ma sono altresì frequenti e vistose le deroghe a questa norma generale, quando il narratore si discosta dal personaggio focale per ampliare il flusso delle informazioni comportandosi in modo simile ad un’istanza onnisciente.
Tutto il secondo capitolo costituisce in questo senso una lunga parallessi dominata da un punto di vista impersonale ed ubiquo, che permette al narratore di restituire il carattere arcaico della realtà paesana disegnando un mosaico di oscure credenze, superstizioni e leggende a sfondo satanico dalla prospettiva degli autoctoni stessi.

Anche la citata sequenza che anticipa a volo d’aquila i passi di Giovancarlo e Gurù sulle montagne per poi ripetere il percorso con loro modifica all’improvviso il codice di focalizzazione, così come le ultime pagine che descrivono la silenziosa discesa delle creature lunari tra le vie addormentate del paese: cullato dall’enigmatica nenia della fanciulla-capra, il giovane è nel frattempo sprofondato nel sonno e il narratore lo recupererà solo in chiusura, calandosi prima nei sogni inquieti dei compaesani sfiorati dalle entità fantasmatiche. Va notato del resto come questi momenti di inaspettata onniscienza facciano pendere l’ago dell’esitazione fantastica verso il polo del meraviglioso, dato che il discorso vi si svincola dalla visione fallibile del protagonista: quando il narratore afferma con sicurezza che «fra le rovine s’aggira un grosso serpe […] custode d’un tesoro nascosto» sta riferendo senza dubbio con ironia una credenza popolare, ma allo stesso tempo questo fa sì che l’ambientazione realistica ceda terreno ad un altrove in cui il soprannaturale affonda le sue radici nelle tradizioni ancestrali del patrimonio folklorico locale.

Il nucleo tematico de La pietra lunare verte infatti sul viaggio iniziatico compiuto da un intellettuale di cultura urbana e universitaria che vive il ritorno ai luoghi della propria infanzia nei termini di una regressione a ritroso nella civiltà e realizza in tal modo «l’appagamento di un desiderio inconscio di arretrare dal suo stato di cultura ad uno primitivo di natura, rivivendo a livello onirico miti e leggende arcaiche propri del suo luogo natio». Le tappe toccate da questo itinerario regressivo che dalla razionalità fenomenica cittadina riporta il protagonista al «magma infinito del noumeno» delle sopra-realtà lunari, illuminate dalla guida decisiva di una figura dalla natura ibrida e daimonica quale Gurù, delineano una vera e propria catabasi verso un mondo ctonio precluso alla percezione di chi non possiede i necessari requisiti interiori. D’altra parte l’accesso a tali realtà trascendenti l’umano e la reimmersione nel caos primordiale sono consentiti solo a patto di subire una profonda metamorfosi dell’essere, un «trasumanar» che faccia tabula rasa di tutte le sovrastrutture culturali per riabbracciare una condizione irriflessa di primigenia intuitività. Si vedrà tra poco che tale processo trasformativo, innescato ai bordi tra il sogno e la veglia, riguarda in primis il passaggio ad una modalità percettiva unificata, con importanti conseguenze sulla gestione del punto di vista negli ultimi capitoli del romanzo. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Tommaso Landolfi. La pietra lunare

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Termini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Mauro Giacomo Novelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

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