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Anna Magnani e il teatro - La Lupa e Medea

Gli anni Sessanta e il suo ritorno a teatro

Negli anni sessanta continua l’impegno cinematografico e ai fini dell’indagine sull’attorialità teatrale di Anna Magnani, è significativo un film che ripropone la forza comica del duo Totò-Magnani: Risate di gioia regia di Mario Monicelli.
Il film non ebbe il successo sperato all’epoca, ma il tempo lo ha valorizzato tant’è che nel 2013, nell’edizione restaurata dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con la Titanus e Rai Cinema rieditata in Francia, viene acclamato come un capolavoro.
Una commedia allegra ma al contempo malinconica e anche “dura” come del resto lo stesso Monicelli osserva in una intervista in occasione della riedizione del film.
Nostalgica e “velata dal passare del tempo e dal medium cinematografico” ma valida come testimonianza della forza comica teatrale del duo Magnani-Totò risulta essere la scena in cui si esibiscono nella canzone Geppina Gepi. Ennio Bispuri nel suo libro Totò Attore a tal proposito scrive

Monicelli offre un’occasione unica, presentando Totò e Anna Magnani che, dopo aver vinto la lotteria del veglione di San Silvestro, si esibiscono davanti a Gianni Bonagura in un pezzo straordinario in cui cantano insieme la canzone Geppina Gepi, con Totò più che mai clownesco, con in testa un microscopico cappellino di carta, che tira fuori la lingua e si muove saltellando intorno alla Magnani. La sequenza è eccezionale e godibile, anche se più che suscitare un effetto comico produce malinconia e tristezza.
È una scena iperrealistica, perché i due personaggi dichiarano al presentatore che si esibiranno in un numero del loro vecchio repertorio. Ma quel numero appartiene veramente al repertorio rivistaiolo di Anna Magnani e Totò giovani, con un risultato stupefacente, che proietta l’ombra di una nostalgia e di una pena che avviluppa non solo le due figure nel film, ma i due attori nella vita.


Anche Ben Gazzarra, altro protagonista del film, in una intervista sottolineerà che la capacità di improvvisazione del duo rimandava alla Commedia dell’Arte

La Magnani e Totò formavano una coppia inimitabile, irripetibile. Improvvisavano in una maniera così spontanea, così creativa, da fare rivivere la commedia dell’arte.

Dalla seconda metà degli anni sessanta, Anna Magnani non farà più del cinema soprattutto perché i ruoli che le erano offerti erano copie sbiadite dei suoi passati successi. Inoltre è ipotizzabile che come osservano Laura Betti e Marco Bellocchio in un “film-intervista” degli anni ottanta Io sono Anna Magnani di Chris Vermorcken, i giovani registi del periodo della contestazione vedevano in lei un “sogno irraggiungibile”, un “monumento” non utilizzabile per la loro poetica.
Solo Pier Paolo Pasolini azzardò il coinvolgimento della Magnani nel film Mamma Roma creando di fatto un capolavoro di forte intensità poetica.
Dopo una lunga assenza Anna Magnani volle ritornare al teatro di prosa, così nel 1965 con la regia di Franco Zeffirelli sarà gnà Pina nella La lupa di Giovanni Verga e nel 1966 con la regia di Giancarlo Menotti sarà Medea nell’omonima opera di Jean Anouilh.
Nelle dichiarazioni di Anna Magnani c’è sempre stato un vero e proprio costante guardare al teatro come l’unico mondo in cui poteva pienamente e liberamente esprimere se stessa. In occasione del suo ritorno avrà a dichiarare

Ripensando a tutti questi anni di lavoro nel cinema mi pare di non essere stata altro che un impiegato diligente. Ho eseguito, inventato, provato e riprovato ma sempre sapendo che avevo la possibilità di cavarmela. Una scena si rifà: una, dieci, cinquanta volte se occorre. Se sbagli una battuta puoi tornare a ripeterla. Se hai la febbre non sei costretta a girare. Ma in teatro sei esposta, sempre, senza dilazioni, senza scappatoie. Sai che il pubblico è là sotto di te pronto a dilaniarti. In teatro o la va o la spacca. Be’, penso di essere soprattutto un’attrice di teatro. Io voglio che sulla carta l’idea sia chiara, poterla studiare, sviluppare dentro. Pasolini c’era quasi riuscito, ma poi non mi ha lasciato sempre lo spazio sufficiente per dominare il personaggio. Viene fuori soltanto nelle due carrellate che sento mie: quella allegra e quella tragica in cui monologo e posso dare tutta me stessa. Ma il cinema dà scarse possibilità per approfondire i personaggi.

Entrambi gli allestimenti consentiranno ad Anna Magnani di esprimere al meglio se stessa, restituendole l’abbraccio del pubblico, allontanando la sensazione di fallimento degli ultimi anni.

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Informazioni tesi

  Autore: Michela Cicilano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Dipartimento degli Studi Umanistici
  Corso: Cinema, Arti della scena, Musica e Media
  Relatore: Armando Petrini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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