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La confisca di prevenzione a carico di beni formalmente intestati a persona diversa dal proposto

I terzi titolari di diritti reali o personali di godimento

Passando all’esame della seconda categoria di soggetti, vale a dire dei terzi che, pur non essendo proprietari del bene che si intende confiscare, vantano su di esso diritti reali o personali di godimento, occorre preliminarmente chiedersi se la confisca ne determini l’estinzione ed in caso di risposta negativa, come possa risolversi il conflitto con l’interesse dello Stato confiscante.
Coloro i quali sono favorevoli alla teoria dell’estinzione di tali diritti adducono a sostegno del proprio assunto innanzitutto la natura originaria dell’acquisto per confisca che si realizza ope legis, indipendentemente dalla volontà del legislatore e poi la finalità di prevenzione sottesa alla normativa antimafia che, consentendo perfino l’ablazione, senza alcun ristoro, degli eventuali diritti dei terzi sui beni confiscati configura la confisca come una sorta di espropriazione per pubblico interesse, impedendo l’applicazione delle regole civili.
Partendo, dunque, dal presupposto che le cose oggetto di confisca sono da considerarsi assolutamente illecite ed intrinsecamente pericolose, si perviene alla conclusione, secondo cui esse devono essere destinate all’utile pubblico che sarebbe vanificato dalla permanenza dei diritti dei terzi.
Invero, sono stati sottoposti a critica tutti gli argomenti volti a sostenere l’estinzione dei diritti.
In primis si è esclusa la natura originaria dell’acquisto per confisca ,in quanto quest’ultimo “non prescinde dal rapporto già esistente tra quel bene ed il precedente titolare, ma anzi un tale rapporto presuppone ed è volto a far venir meno per ragioni di prevenzione o di politica criminale, con l’attuare il trasferimento del diritto dal privato, condannato o indiziato di appartenenza ad associazione mafiosa, allo Stato".
In altri termini, poiché la confisca investe il diritto sulla cosa nell' esatta conformazione derivante dalla peculiare situazione di diritto e di fatto esistente al momento del provvedimento, lo Stato, in qualità di nuovo titolare del diritto, non possa legittimamente acquisire facoltà di cui il soggetto passivo della confisca aveva già perduto la titolarità per effetto di compresenti diritti altrui sul bene.
Né sembra da condividere la tesi secondo cui l’interesse pubblico alla confisca prevarrebbe sui diritti dei terzi.
Ed infatti, la funzione della confisca “non è costituita dall’acquisizione del bene al patrimonio dello Stato, con il sacrificio dei diritti dei terzi, ma è identificabile, invece, nell’esigenza tipicamente preventiva di interrompere la relazione del bene stesso con l’autore del reato e di sottrarlo alla disponibilità di quest’ultimo”.

L’acquisizione del bene allo Stato, invero, va considerata come una conseguenza della sottrazione, non come l’obiettivo della confisca “il cui fine primario ed immediato è la spoliazione del reo nei diritti che egli ha sulla cosa e l’acquisto di tali diritti da parte dello Stato costituisce solo una conseguenza necessaria di tale spoliazione”.
Del resto, la posizione dei terzi in buona fede “è da ritenere protetta dal principio dell’affidamento incolpevole, che permea di sé ogni ambito dell’ordinamento giuridico”, impedendo di lederne i diritti in favore del pubblico interesse.
In tale prospettiva, il bilanciamento tra interesse pubblico ed interesse privato, risolto dalla legge con la prevalenza accordata al primo, ha senso solo al fine di giustificare il sacrificio dei diritti del condannato non già con riferimento alle situazioni giuridiche di terzi.
Non é sembrato utile a giustificare l’esclusione dei diritti dei terzi il riferimento all’espropriazione per pubblico interesse, innanzitutto, per la contaminazione tra discipline completamente diverse che essa comporterebbe e, poi, perché essa non farebbe venire meno i diritti che i terzi vantavano sul bene, che invece potranno comunque essere fatti valere sull’indennità di espropriazione.
Quand’anche infatti dovesse ritenersi praticabile la strada dell’espropriazione per pubblico interesse, il diritto reale di garanzia e la prelazione che lo assiste potrebbero essere fatti valere dal creditore sulle somme ricavate dalla liquidazione delle somme confiscate .
Infine, l’estinzione dei diritti dei terzi non può derivare dalla necessità di destinare a uso pubblico cose intrinsecamente pericolose, in quanto sono tali la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione delle quali costituisce reato.
Tale esigenza non si pone in relazione a quei beni che non si connotano di pericolosità in sé, giacché la confiscabilità dipende unicamente dalla relazione che si instaura tra il bene che si intende confiscare ed il reato commesso.
Se è emerso dalle riflessioni avanzate che i diritti dei terzi non si estinguono, è vero anche che occorre indagare i presupposti in presenza dei quali essi vengono tutelati.
Affinché il terzo possa vedere riconosciuti i propri diritti a svantaggio della pretesa pubblica, è necessario che ricorrano requisiti di carattere oggettivo e soggettivo.
Per quanto concerne i primi, essi coincidono con i requisiti formali di opponibilità del titolo del terzo nei confronti dello Stato confiscante che variano a seconda della tipologia di bene e del diritto.
In relazione alle vicende circolatorie dei beni soggetti al regime della trascrizione, la giurisprudenza ha affermato che ai fini della risoluzione del conflitto tra la pretesa acquisitiva dello Stato ed eventuali diritti dei terzi, trovano applicazione le norme del codice civile e del codice di procedura civile e, dunque, nel caso di beni immobili, il principio della priorità della trascrizione.
A titolo esemplificativo si cita il caso dell’inefficacia nei confronti dello Stato della precedente vendita immobiliare, perché non trascritta presso i competenti uffici prima della trascrizione del procedimento di sequestro del bene del prevenuto già venduto.
Al fine, tuttavia, dell’opponibilità del titolo, i requisiti formali non sono sufficienti ad assicurare la prevalenza del diritto del terzo su quello dello Stato confiscante, dovendo ricorrere la contemporanea presenza del presupposto di carattere soggettivo individuato dalla giurisprudenza, prima e dal legislatore, poi, nello stato della buona fede e dell’affidamento incolpevole del terzo.
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La confisca di prevenzione a carico di beni formalmente intestati a persona diversa dal proposto

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina Del Rosario
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Professioni legali
Anno: 2015
Docente/Relatore: Luigi Ludovici
Istituito da: Università degli Studi Guglielmo Marconi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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Parole chiave

misure di prevenzione patrimoniali
procedimento di prevenzione
confisca di prevenzione
confisca antimafia
dlgs 159 del 2011
proposto
tutela dei terzi nel procedimento di prevenzione
titolari formali dei beni oggetto di confisca
natura giuridica della confisca di prevenzione
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