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La responsabilità del produttore di tabacco per i danni da fumo

Il danno da fumo e le perplessità della giurisprudenza

Con il diffondersi della consapevolezza della dannosità e degli effetti nocivi del consumo di tabacco sulla salute, a partire dagli anni Sessanta si delineò in molti paesi la necessità di emanare leggi che imponessero di avvertire i consumatori sui rischi e i pericoli del fumo di tabacco per la salute.

Parallelamente i fumatori e, in caso di decesso, il loro familiari hanno iniziato a richiedere il risarcimento per i danni subiti.

Le iniziative legali finora intentate in Italia sono state numericamente limitate e la giurisprudenza italiana ha tendenzialmente negato il riconoscimento della responsabilità delle grandi imprese produttrici per i danni causati dal consumo di tabacco. Vari e differenti sono le argomentazioni su cui le diverse sentenze si basano. La motivazione prevalentemente addotta dai giudici, nell'analizzare questa fattispecie di responsabilità, risulta essere l'indiscutibile ruolo del fumatore nella causazione del danno, del suo essere da tempo informato dei rischi e della volontarietà della sua scelta.

Vi sono poi state alcune pronunce che hanno, invece, riconosciuto una responsabilità in capo alle industrie produttrici e hanno pertanto accordato risarcimenti ai fumatori e ai loro familiari.

La questione sulla risarcibilità dei danni da fumo attivo comporta, quindi, un'attenta e ponderata valutazione della sussistenza del nesso di causalità, della colpa del consumatore, con riguardo alla quale acquistano rilevanza l'adeguatezza delle informazioni fornite, in virtù delle quali si può valutare la conoscenza e l'eventuale accettazione del rischio da parte del consumatore che comporterebbe l'interruzione del nesso di causalità.

L'introduzione di una dettagliata disciplina normativa circa gli obblighi di informazione a capo del produttore42 ha, da una parte, ridotto considerevolmente il numero di fumatori per effetto dell'acquisizione di maggiori ed effettive informazioni circa i rischi, dall'altra, reso più difficoltoso l'onere probatorio posto in capo al danneggiato di provare la negligenza del danneggiante, l'inconsapevolezza dei rischi legati all'assunzione e il difetto di informazione.
Non sono però mancate pronunce positive rispetto alle richieste di risarcimento.

I leading case italiani in materia sono due pronunce del tribunale di Roma, le quali hanno entrambe rigettato le pretese risarcitorie da parte degli eredi dei fumatori nei confronti dell'allora Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (ridenominata Ente tabacchi italiani con la legge n. 283 del 1998).

In particolare, la prima decisione in materia fu resa dal Tribunale di Roma con sentenza il 4 aprile 1997, n. 7698.

Il caso riguardava una richiesta di risarcimento danni avanzata dagli eredi, e in particolare dal figlio, di un fumatore deceduto a causa di una neoplasia polmonare43.
Il tribunale di Roma negava la responsabilità ed escludeva il risarcimento ritenendo inesistente il nesso di causalità. L'eziopatogenesi delle patologie legato al consumo di tabacco, infatti, non presenta elementi di assoluta certezza. Il fumo delle sigarette costituisce solo uno delle possibili concause che sono idonee a determinare l'insorgere delle patologie.

Inoltre, il consumo eccessivo e reiterato nel tempo del tabacco assumono valore di fattore causale esclusivo dell'insorgere della malattia, ed essendo la scelta del fumatore libera, si interrompe il nesso causale tra la produzione di sigarette e il danno.
L'applicabilità dell'art. 2050 viene, infine, esclusa poiché il danno da fumo è collegato al consumo della sigaretta e non alla sua produzione e la potenzialità lesiva della sigaretta non è ricollegata alla fase del processo produttivo.

Tale orientamento venne ripreso in decisioni successive tra le quali una sentenza del Tribunale di Roma del 11 febbraio del 2000 e nella decisione del Tribunale di Napoli del 15 Dicembre del 2004. Quest'ultimo, in particolare, ha ritenuto privi di fondamento i richiami dell'attore all'art. 2050 c.c. e al D.lg. 24 maggio 1988 n. 224 in tema di responsabilità del produttore per i danni derivanti da difetti di costruzione, non essendoci nella fattispecie in esame un danno provocato da un prodotto difettoso, per il quale la legge imponga uno specifico obbligo di informazione, ma si tratterebbe di danni riconnessi ad un abuso del prodotto stesso. La sigaretta infatti non può essere qualificata come prodotto difettoso. La sigaretta in quanto prodotto perfetto e privo di imperfezioni è idoneo di per sé a provocare possibili danni alla salute. Esclusa la difettosità del prodotto, risultava priva di fondamento la richiesta attorea di una responsabilità basata sulle previsioni legislative previste dal D.lg. n.224/1988.

Per quanto concerne ancora la libertà della scelta del fumatore, secondo il Tribunale di Roma nella prima decisione citata (Tr. Roma 4 Aprile 1997, n. 7698), l'uso e in particolare l'abuso di sigarette risulta una scelta individuale del singolo che non può ricadere sugli altri. [...]


42 L. 29 dicembre 1990, n.428, abrogata e sostituita dal d.lgs. 24 giugno 2003, n.184.
43 La vicenda del caso Stalteri, e in particolare i giudizi di impugnazione, verranno analizzati dettagliatamente nel paragrafo successivo, in questo paragrafo interessano le motivazioni che hanno portato il Tribunale in primo grado a rigettare le richieste.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La responsabilità del produttore di tabacco per i danni da fumo

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Mechelli
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luca Di Donna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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Parole chiave

stati uniti
regno unito
consumatori
danni da fumo attivo
scelta informata
resposanbilità extracontrattuale
art. 2050 c.c.
attività pericolose

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