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Minore autore di reato e processo indiziario

Il diritto del minore ad un trattamento differenziato

Il diritto al trattamento differenziato è un diritto strettamente connaturale alla condizione di essere un minore.
Per molto tempo una poca sensibilità dei diritti dell'individuo e, in particolare, per le esigenze specifiche dei soggetti in giovane età, ha impedito l'istituzione di un sistema di giustizia penale differenziato. Nel XIX secolo i fanciulli erano ancora sottoposti al giudizio dei tribunali ordinari e subivano le stesse sanzioni degli adulti. Soltanto nel 1899 è stata istituita a Chicago la juvenile court, primo organismo giurisdizionale specializzato, incaricato di giudicare solo i minorenni secondo regole che tenessero conto delle loro specifiche esigenze. Tale evento, oltre ad essere considerato una notevole conquista di civiltà giuridica, ha innescato un processo che ha rapidamente coinvolto anche il continente europeo. Nel 1904 a Birmingham è nato un analogo tribunale; quattro anni dono il Cildren Act ha previsto l'istituzione di corti giovanili in Inghilterra, Scozia e Irlanda: lo stesso è avvenuto nel 1912 in Francia e Belgio; nel 1921 in Olanda; nel 1922 in Germania e nel 1934 in Italia.
La specificità dell'amministrazione della giustizia nei confronti dei minori ha trovato un riconoscimento anche a livello internazionale attraverso fondamentali documenti quali la risoluzione delle Nazioni Unite concernente le “Regole minime per l'amministrazione della giustizia dei minori” (c.d. Regole di Pechino) e la raccomandazione del Consiglio d'Europa su “Le reazioni sociali alla delinquenza minorile”. Questi hanno guidato il nostro legislatore all'inizio dell'opera di riforma per il processo a carico di imputati minorenni con le modificazioni e le integrazioni imposte dalle condizioni psicologiche di questi e dalle esigenze della loro educazione. In Italia un primo passo in tal senso si ebbe con la circolare 11 maggio 1908 ad opera del Ministro Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando, con la quale dettò delle raccomandazioni rivolte agli organi giudicanti, indicative già dei connotati di specializzazione del futuro rito minorile: infatti si insisteva sull'esigenza che fossero i medesimi giudici ad occuparsi dei processi a carico dei minorenni in un contesto processuale privo di pubblicità; a loro veniva affidata l'indagine sulla personalità del minorenne nonché delle sue condizioni socio-familiari (Bargis, 2017).
Sino a questo momento il percorso di riforma della giustizia minorile si muoveva in assenza di un programma di rivisitazione della legislazione da destinare al soggetto di minore età. A questo scopo fu indirizzato il “Progetto Magistratura per i minorenni” elaborato nel 1912 dalla commissione presieduta dal senatore Quarta che, nel riprendere alcune indicazioni della circolare Orlando, suggeriva direttive più mirate e dettagliate circa lo svolgimento del processo: da celebrarsi a porte chiuse, assente il pubblico ministero e con la presenza del capo della Società di assistenza. Il progetto non divenne legge ma costituì la base per altre iniziative, comunque rimaste prive di sbocco operativo. Così accadde sia al progetto Ferri, pubblicato nel 1921, sia al progetto Ollandini, presentato alla Camera dei deputati nel 1922. […]

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Informazioni tesi

  Autore: Rosy Salsano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Clelia Iasevoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 182

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