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Il private equity nel mercato italiano: dal processo di acquisto al disinvestimento

Il disinvestimento

Il disinvestimento costituisce l'ultima fase, in ordine temporale, dell'attività di investimento nel capitale di rischio delle imprese. Essa rappresenta un momento alquanto delicato dell'attività, in quanto è solo attraverso un processo di smobilizzo conveniente che si può realizzare l'obiettivo principale degli operatori di private equity, ovverosia la realizzazione di un capital gain adeguato e soddisfacente. Per definizione, infatti, l'investitore, in questo settore, è solamente un socio temporaneo della società ed il suo fine ultimo è il guadagno di capitale che può ottenere nel medio-lungo periodo dal disinvestimento.

Nell'ultimo anno, l'ammontare di risorse disinvestite tramite operazione di private equity è stato di 2.788 milioni di euro, in calo del 26% se confrontato con il dato relativo all'esercizio precedente.

Anche in termini numerici, si è registrata una contrazione degli exit dagli investimenti, i quali sono stati pari a 135 rispetto ai 202 del 2017 (-33%); le società interessate alle dismissioni sono passate, per questi motivi, da 160 a 109.

Sotto il profilo della modalità di cessione delle partecipazioni, nel 2018 il trade sale (cioè la vendita a istituzioni industriali) ha superato il buy back come principale canale di uscita dagli investimenti nel capitale di rischio delle imprese, con un'incidenza rispettivamente del 33% e del 17%. Da segnalare la crescita significativa del peso della vendita della partecipazione ad un altro operatore di private equity (secondary buy out), passato dal 15% del 2017 al 26% del 2018 con la rilevazione di 35 disinvestimenti. L'utilizzo del canale borsistico ha ancora una rilevanza non molto significativa nel nostro Paese (10%), non ancora al livello dei mercati finanziari internazionali più evoluti, come Stati Uniti e Regno Unito. Infine, si è avuto un leggero aumento della rilevanza del numero di write off, inteso come l'azzeramento del valore della partecipazione in seguito ad eventi negativi occorsi all'azienda target.

In termini di ammontare disinvestito, il canale di dismissione che ha fatto registrare il più alto valore è stato la vendita ad altri operatori di private equity, con un importo uguale a 1.042 milioni di euro ed un peso di poco superiore al 37%, seguito dalla cessione a partner industriali (trade sale) con il 23%, pari a 634 milioni di euro. La vendita a istituzioni finanziarie, individui privati o family office, pur non avendo un'incidenza così rilevante in termini numerici, ha rappresentato circa il 21% delle risorse totali disinvestite (circa 585 milioni di euro).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il private equity nel mercato italiano: dal processo di acquisto al disinvestimento

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Informazioni tesi

  Autore: Nicolò Chignola
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Legislazione per l'Impresa
  Relatore: Silvano Corbella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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venture capital
private equity
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