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La questione del Nagorno-Karabakh: storia ed attualità

Il Nagorno-Karabakh come il Kosovo?

Nonostante una serie di fattori che hanno contribuito negli ultimi anni a rinnovare l’interesse per la risoluzione del conflitto in Nagorno-Karabakh, altri casi analoghi rischiano di provocare una serie di contraccolpi negativi sull’intera architettura strategica posta in essere dai vari organismi internazionali nel tentativo di mediazione. A complicare il quadro della situazione è subentrata la questione kosovara.
Il Kosovo, territorio serbo a maggioranza albanese, ha dichiarato la propria indipendenza, il 17 febbraio del 2008. A differenza di quanto accaduto per la questione in Karabakh, sulla nuova entità politica, circa una sessantita di nazioni, hanno espresso parere favorevole sul riconoscimento internazionale. Gli Stati Uniti e i paesi dell’Unione europea, mossi militarmente contro la Serbia durante la guerra dei Balcani, si sono subito schierati per riconoscere la sovranità della nuova repubblica. La Russia, storicamente legata a Belgrado dalla comune appartenenza slavo-ortodossa, a tutela del proprio alleato serbo, ha reso noto il suo parere nettamente contrario con la motivazione che l’indipendenza del Kosovo possa costituire un precedente alle istanze separatiste di altre nazionalità presenti nel territorio russo, prima fra tutte quelle avanzate ormai da tempo dalla Cecenia. Anche la Georgia, dove da tempo Abkhasia ed Ossezia meridionale rivendicano la loro secessione da Tblisi, contando proprio sul sostegno politico offerto da Mosca, si è dichiarata fermamente contraria alla dichirazione d’indipendenza della neo-repubblica kosovara, temendo che una situazione simile possa creare un effetto domino scatenando violenti disordini.
Proprio a tal proposito il Cremlino, poco dopo la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo, ha approvato una mozione nella quale si ribadisce che la questione kosovara rappresenta un precedente e la Russia dovrebbe agire di conseguenza procedendo al riconoscimento di Abkhazia ed Ossezia del Sud qualora Tblisi decidesse di riprendere il controllo di queste regioni con la forza. Negli ambienti politici europei vi è quindi il timore che la Russia possa favorire l’indipendenza di questi due territori, soprattutto se la Georgia dovesse in futuro entrare a far parte della NATO.
Anche l’Azerbaigian, parte coinvolta nella vertenza karabakha, ha ritenuto la dichiarazione unilaterale d’indipendenza di Pristina contraria alle leggi internazionali. Posizione del tutto ambigua, ha assunto, invece, l’Armenia che per non irritare il governo russo si è adeguata alla sua linea politica. ‹‹Utilizzando quella che è stata definita una politica del “doppio binario” o delle “complementarietà”: per sfruttare al meglio le proprie relazioni internazionali, Yerevan compie talvolta delle vere e proprie acrobazie per non urtare la suscettibilità di Mosca e allo stesso tempo garantirsi il favore (in dollari) di Washington››. Il Presidente armeno Sarkisian, ha tenuto a precisare, a proposito del Nagorno-Karabakh, che il caso non sia paragonabile ad altre situazioni in quanto ha proclamato la sua indipendenza nel rispetto delle leggi sovietiche allora esistenti. Ha aggiunto inoltre che la secessione kosovara non costiuisce un precedente e che un eventuale riconoscimento da parte del governo di Yerevan non cambierà i buoni rapporti diplomatici con il Cremlino.
Alla luce di questo nuovo scenario politico internazionale, è cresciuta la convinzione, da parte dei karabaghzi, che il mancato riconoscimento dell’autodeterminazione del proprio Stato, dipenda da fattori di equilibri diplomatici. Tale situazione contribuisce ad ostacolare la conclusione del processo di pace. Rimane alto il rischio che la questione rimanga irrisolta ancora per un lungo periodo, continuando ad arenarsi sulla fase di stallo definita da E. Walker “no peace, no war”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La questione del Nagorno-Karabakh: storia ed attualità

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Informazioni tesi

  Autore: Carlo Trizza
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Antonio Donno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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