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L'influenza del diritto dell'Unione Europea nel diritto del lavoro

Il parere 2/13 della Corte di Giustizia sull'adesione dell'Unione Europea alla CEDU

L'adozione del progetto di accordo avvenuta il 5 aprile del 2013 dopo 3 anni di negoziati, sembrava aver ridato nuova vitalità al processo di adesione, ricevendo ampio consenso di quanti avevano criticato la fase di stasi e di rassegnazione in cui si era ricaduti. L'accordo di adesione dell'Unione Europea alla CEDU venne sottoposto al vaglio di compatibilità con il diritto comunitario, proposto dalla Commissione Europea per prevenire future contestazioni in sede giurisdizionali chiedendo alla Corte di Giustizia un parere sul progetto di accordo sulla base dell'articolo 218 pararagrafo 11 del TFUE. Nello specifico la Commissione aveva chiesto alla Corte di Giustizia se il progetto di accordo sull'adesione dell'Unione Europea alla CEDU fosse compatibile con i Trattati.

Così per la seconda volta la Corte di Giustizia si è trovata a pronunciarsi circa l'adesione dell'Unione Europea alla CEDU giungendo ancora ad una conclusione negativa.

Il parere 2/13 ha suscitato molte perplessità in dottrina, dal momento che i auspicava una soluzione moderatamente negativa e non si prospettava, invece, come è accaduto, una così netta chiusura verso il perfezionamento del processo di adesione. Anche l'avvocato generale Juliane Kokott nella presa di posizione del 13 giugno del 2014, nonché gli stessi Stati membri, seppur con qualche riserva, si erano espressi a favore della compatibilità del progetto di accordo rispetto ai Trattati.
Nel Parere 2/13, reso il 18 dicembre del 2014, la Corte ha contestato diversi profili di incompatibilità con il diritto dell'Unione Europea.
In primo luogo identifica la ragione che giustifica la necessità di accompagnare all'adesione alla CEDU dell'Unione Europea, poiché quest'ultima è stata pensata per entità statali, mentre "l'Unione dal punto di vista del diritto internazionale, non può, per sua natura essere considerata come uno Stato".

Un profilo di incompatibilità rilevato dalla Corte riguarda la portata del controllo giurisdizionale di cui sarebbe titolare la Corte EDU in seguito all'adesione dell'Unione Europea, poiché l'accordo di adesione non limita la competenza giurisdizionale della Corte EDU a specifiche parti del diritto comunitario, e quindi era di conseguenza totalmente esteso in ogni parte dello stesso, includendo anche la PESC. I Trattati istitutivi dell'Unione Europea escludono tale materia, salvo per minime eccezioni, dalla portata giurisdizionale della Corte di Giustizia per via del carattere ancora fortemente normativo della materia stessa.

Dal punto di vista della Corte di Giustizia tale configurazione delle competenze giurisprudenziali inciderebbe anche sull'estensione di tali competenze di una corte esterna, in questo caso la Corte EDU, poiché, in base ad un suo orientamento giurisprudenziale consolidato, la competenza ad effettuare un controllo giurisprudenziale esclusivo su atti, azioni o omissioni dell'Unione Europea non può essere affidato ad un organo giurisdizionale esterno all'ordinamento giuridico comunitario, neppure con riguardo al rispetto dei diritti fondamentali, in quanto andrebbe a ledere le caratteristiche specifiche dell'Unione e di conseguenza non sarebbe compatibile con i Trattati istitutivi.

La Corte inoltre, rileva che il Protocollo n. 16 della CEDU, che è stato firmato il 2 ottobre del 2013, autorizzava le più alte giurisdizioni degli Stati membri a rivolgere alla Corte EDU domande di pareri consultivi in merito a questioni di principio sull'interpretazione o applicazione dei diritti e delle libertà garantiti dalla CEDU o dai suoi protocolli.

La Corte riteneva che in caso di adesione la CEDU sarebbe parte integrante del diritto comunitario e il meccanismo previsto da tale protocollo potrebbe pregiudicare l'efficacia della procedura del rinvio pregiudiziale prevista all'articolo 267 del TFUE quando i diritti garantiti dalla Carta corrispondano ai diritti riconosciuti dalla CEDU. Il timore della Corte di Giustizia è quello che la procedura consultiva del Protocollo n.16 possa essere eluso dalla procedura previo coinvolgimento della Corte di Giustizia che potrebbe essere attivata all'interno della procedura consultiva de cui al Protocollo n.16.
Il progetto di accordo appariva lacunoso sul profilo della delineazione del quadro dei possibili rapporti esistenti tra le due Corti. Non era chiaro l'equilibrio che avrebbero raggiunto i giudici delle distinte corti e quali sarebbero stati gli ulteriori sviluppi in tema ai rapporti tra esse, sia di carattere normativo che di carattere giurisprudenziale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'influenza del diritto dell'Unione Europea nel diritto del lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Brunella Vivone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle Politiche e dei Servizi Sociali
  Relatore: Massimo Fragola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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