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Il licenziamento disciplinare

Il potere disciplinare del datore di lavoro

Il datore di lavoro è colui che esercita sui suoi dipendenti potere direttivo, di controllo e disciplinare.
Con potere disciplinare deve intendersi la facoltà che un soggetto ha di minacciare o di infliggere una sanzione a uno o più soggetti, che con il primo vengono a trovarsi in un determinato rapporto, a seguito della violazione di un obbligo inerente al rapporto medesimo.
Questo potere è dato al datore di lavoro dall’art. 2106 del Codice Civile, permettendogli di irrogare sanzioni disciplinari per reprimere immediatamente le condotte illecite del lavoratore.
L’art.7 della legge 300 del 1970 ha procedimentalizzato l’esercizio di questo potere, innanzitutto ponendo l’obbligo di portare a conoscenza dei lavoratori, tramite l’affissione di un codice disciplinare in luoghi accessibili a tutti, le infrazioni, le relative sanzioni e le procedure di contestazione delle stesse.
Le sanzioni, per la maggior parte, hanno carattere conservativo, come rimproveri, multe o sospensioni, ma la Corte Costituzionale, in via interpretativa, ha introdotto, nei casi particolarmente gravi di inadempimento o di condotte illecite reiterate, la sanzione disciplinare espulsiva, ovvero nei casi in cui le altre risultino insufficienti.
La procedura di esercizio del potere disciplinare ha assicurato, anche tramite pronunce della Corte Cassazione, il contraddittorio tra le parti, infatti il datore di lavoro che prima poteva irrogare direttamente la sanzione disciplinare a seguito dell'infrazione, dovrà contestare, tramite atto scritto, l'addebito al lavoratore e potrà applicare la sanzione che ne deriva solo trascorsi 5 giorni dalla sua conoscenza effettiva, affinché questo possa difendersi con una delle tre differenti azioni per impugnare la sanzione disciplinare.
La prima di queste azioni è meramente eventuale, poiché si affida alla contrattazione collettiva la previsione di procedure arbitrali che potrebbero anche non essere stabilite rimanendo al lavoratore solo le altre due azioni.
Queste saranno esperibili nei venti giorni successivi alla contestazione, che per legge deve essere immediata, specifica e immutabile, promuovendo la costituzione di un collegio di conciliazione e arbitrato, oppure impugnando la sanzione dinanzi al giudice del lavoro che dovrà valutare la proporzionalità della stessa rispetto all’infrazione contestata, oltre che il rispetto da parte del datore di lavoro del procedimento dettato dall’art. 7 della legge 300/90.

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Il licenziamento disciplinare

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Informazioni tesi

  Autore: Camilla Biagioni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonio Loffredo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

FAQ

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