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Le investigazioni scientifiche sulla scena del crimine: miti e realtà al vaglio della Suprema Corte

Il problema del rapporto tra nuova prova scientifica e atipicità probatoria

Nell’analisi degli accertamenti tecnici, è, quanto mai, opportuna un’analisi della prova penale scientifica, in quanto stabilire il rapporto e l’eventuale gerarchia tra prova tradizionale e quella scientifica consente la risoluzione di alcune delle problematiche valutative a essa connesse.
Le parti e il giudice, avendo la possibilità di utilizzare metodi di accertamento sempre più sofisticati, finalizzati ad approfondire la conoscenza, sono portati a servirsi con maggior frequenza delle moderne tecnologie, che non possono essere cristallizzate in un repertorio poiché derivano da altre scienze in continua evoluzione, costantemente avvalorate da esperimenti e riprove empiriche.
La tematica va affrontata sul piano dei rapporti tra prova scientifica e atipicità probatoria, nonché tra la prima e quella “tradizionale”, nonché in relazione alle problematiche derivanti dalle possibili ipotesi di conferma e falsificazione della ricostruzione del fatto effettuata mediante metodologie c.d. scientifiche.
Il sistema probatorio si fonda su taluni punti incontroversi: l’ampia libertà alle parti nella verificazione e/o falsificazione del fatto grazie a un potere dispositivo della prova, operativo fin dalla fase delle indagini,positivamente sperimentato per il giudizio secondo il modello accusatorio, integrabile mediante la possibilità di interventi residuali e sussidiari del giudice in presenza di un grave deficit gnoseologico che, se colmato, consenta, secondo una previsione prognostica, approdi conoscitivi tali da cambiare la decisione. Per ciò che attiene alla fase decisoria, poi, lo schema della motivazione, individuato negli artt. 192, co. 1 e 2, e 546, co. 1, lett. e), c.p.p., vincola il libero convincimento del giudice secondo il modello normativo, fissando dei parametri per la motivazione in fatto che lasciano ampio spazio alle c.d. prove atipiche, quale strumento per non imbrigliare la conoscenza in rigidi modelli e aprire il varco a nuove metodologie accertative fondate sull’apporto della scienza. Sarebbe un errore, però, considerare la prova penale scientifica sempre e comunque come una prova atipica: si pensi alla perizia che è un mezzo di prova tipico utilizzato ogni qualvolta sia necessario “svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche”.
Sul punto centrale della questione, precedentemente focalizzato, risulta ineludibile rimembrare lo spirito che ha guidato l’introduzione della prova scientifica all’interno dell’attuale codice di rito: “È sembrato che una norma così articolata possa evitare eccessive restrizioni ai fini dell’accertamento della verità, tenuto conto dello sviluppo tecnologico che estende le frontiere dell’investigazione, senza metterne in pericolo le garanzie difensive”. Il giudice,in altri termini, non può porre limiti alle metodologie di acquisizione di una prova a condizione che queste non superino le paratie garantiste poste dall’ordinamento a presidio della “libertà morale della persona”. L’art. 189 c.p.p., pertanto, è lo strumento funzionale all’uso nel processo di leggi scientifiche, metodi tecnologici, apparecchiature tecniche, per cui non spetta alla legge fissarne lo statuto epistemologico, vale a dire confermarle o invalidarle in relazione a mezzi di prova o di ricerca della prova non previsti dal legislatore.

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Le investigazioni scientifiche sulla scena del crimine: miti e realtà al vaglio della Suprema Corte

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Informazioni tesi

  Autore: Mario de Rossi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Donatella Curtotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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Parole chiave

procedura penale
prova scientifica
scienza
indagini
scena del crimine
diritto processuale penale
criminalalistica

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