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L'alleanza invisibile. Il difficile rapporto tra Arabia Saudita e Stati Uniti

Il ruolo dell’Iran e la minaccia nucleare

L’azzeramento del potere militare iracheno con la guerra del 2003 ha lasciato all’Iran uno spazio di potere e una nuova vulnerabilità che dopo alcuni anni di buone relazioni con l’Arabia Saudita e le monarchie del Golfo, hanno fatto di questo paese la minaccia più concreta alla sicurezza del medio oriente. Dal 2003 l’Iran ha ridisegnato gli obbiettivi fondamentali della sua politica estera, eliminando
dal calcolo strategico il contrappeso rappresentato dalla potenza irachena, ed introducendo invece la presenza di truppe americane ai propri confini (in Afghanistan e Iraq). La difesa dell’arteria fondamentale del commercio estero iraniano, soprattutto delle esportazioni di gas e petrolio, lo stretto di Hormuz, impone la ricerca di un ambiente di sicurezza regionale non egemonizzato dagli Stati Uniti. Da qui la rinnovata ricerca di “spazi di influenza” in teatri dove esistono fazioni tradizionalmente legate a Teheran (Libano, Hazbollah) e verso nuovi scenari nei quali in pochi anni l’Iran è riuscito a giocare un ruolo da protagonista (Palestina, e ovviamente Iraq). L’armamento convenzionale, sempre più obsoleto per lo stato di isolamento internazionale in cui si trova il paese, si è concentrato sulla guerra asimmetrica e sulla difesa costiera. La dottrina della “guerra preventiva” e la retorica assertiva di Washington, l’enfasi sul c.d. “Asse del Male”, hanno invece spinto l’Iran a insistere nella realizzazione di un programma nucleare civile che desse però la possibilità di sviluppare dispositivi militari. L’unico sviluppo tecnologicamente significativo ha infatti riguardato le capacità missilistiche iraniane, che sono arrivate a superare i 2 mila kilometri di gittata (con il famoso “Shahab 3”). Dal 2003, anno in cui iniziarono le tensioni sul programma nucleare, è stato un susseguirsi di minacce reciproche, sanzioni, negoziati, che comunque non modificano la sostanza delle cose: un Iran dotato di missili balistici equipaggiati con testate nucleari sconvolgerebbe i fragili equilibri mediorientali, mettendo a rischio l’egemonia americana e la sicurezza in primis degli attori del Golfo e di Israele. Ciononostante, l’Arabia Saudita non ha mai supportato la politica di scontro diretto con Teheran applicata da Washington, preferendogli una combinazione di contenimento militare e coinvolgimento diplomatico. Soprattutto, essa vuole evitare ad ogni costo di essere coinvolta in uno scontro militare tra i due nemici. Non è un caso che fin’ora l’Iran abbia risparmiato l’Arabia Saudita e gli stati del Golfo dai violenti attacchi degli anni ‘80, e la ricerca di influenza non si sia per ora rivolta alle minoranze sciite che popolano le monarchie petrolifere. Nel 2004 la preoccupazione maggiore dell’alleanza saudi-americana era ancora la cooperazione nella lotta al terrorismo, le nuove commesse militari siglate con gli Stati Uniti, già in calo negli ultimi anni ‘90, si erano ridotte a quasi 3 miliardi di dollari di nuovi ordini in tutto il periodo 2000-2003.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'alleanza invisibile. Il difficile rapporto tra Arabia Saudita e Stati Uniti

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Informazioni tesi

  Autore: Nicolo' Raico
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Corrado Stefanachi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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