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I delitti di pornografia minorile: tra esigenze di tutela e principi di garanzia

Il soggetto vittima del reato

Per concludere una prima panoramica fenomenologica del tema oggetto di studio, è opportuno fornire altresì alcune delucidazioni in relazione alla posizione rivestita da parte del soggetto che subisce il comportamento criminoso, che nell'ambito delle disposizioni in discorso è la persona minore dei diciotto anni. Senza poter dimenticare l'estrema delicatezza dell'argomento, occorre delineare brevemente il rapporto della persona minore con la sessualità, quale premessa importante per capire con quali tempistiche e modalità solitamente il minore tende a fare esperienza di questo aspetto rilevante della vita umana e in quale misura si possa immaginare o prevedere il danno inferto al minore stesso, nel momento in cui questa sfera venga di fatto violata da persone terze.
Vari studi, che si sono occupati della tematica della sessualità del bambino, ricostruiscono il primo approccio del minore con l'esperienza sessuale sin dai primi anni di vita, identificandone l'origine nel rapporto e nel sentimento che lega il bambino alla madre per poi analizzarne la sua graduale emancipazione.

Di norma, il 40-75% dei bambini manifesta una qualche forma di comportamento sessuale prima del compimento dei tredici anni. La prima fase di vita del minore è una fase di ricerca, esplorazione e scoperta attraverso la quale il bambino raccoglie informazioni sul proprio corpo e su quello degli altri e comincia a prendere contatto con i ruoli e i comportamenti di genere.
Ciò che dunque risulta indispensabile a livello preliminare è sfatare l'idea della presunta lontananza assoluta dell'infanzia da tutto ciò che risulta sessualmente connotato. Un'esplorazione sessuale ´normalè, che non risulti sproporzionata rispetto agli ulteriori interessi e aspetti dell'esistenza del bambino, solitamente non produce nel medesimo sentimenti negativi come quelli di rabbia, vergogna, senso di colpa e fa parte del suo naturale sviluppo psicofisico.
Trattandosi dunque di una evoluzione conoscitiva naturale, il comportamento degli adulti, specialmente quelli di riferimento, è fondamentale rispetto alla condotta sessuale del bambino che, nel tempo, dovrà essere indirizzato verso l'apprendimento del concetto di intimità, riservatezza e rispetto di sé e dell'altro, in ordine alla sfera della sessualità.
Tuttavia, è chiaro che sussistono molteplici fattori idonei ad influenzare il naturale processo di sviluppo della sessualità infantile, come ad esempio l'esposizione del minore ad un eccesso di stimoli, con gli eventuali effetti di un incremento anomalo dei comportamenti sessuali o la presenza di conoscenze di carattere sessuale inappropriate per l'età.

D'altra parte, le ricerche effettuate in questo campo non sono riuscite ad isolare precisi comportamenti sessuali messi in atto dai bambini che siano stati concretamente abusati rispetto a bambini che non hanno subito alcun tipo di abuso. Vi è dunque una forte difficoltà di lettura del comportamento sessuale infantile, che non può prescindere dal prendere in considerazione ogni possibile fattore di condizionamento.
In questo contesto, l'abuso sessuale perpetrato da un adulto ai danni di un minore rappresenta un momento interruttivo patologico del suo graduale sviluppo psicosessuale. Solitamente, un avvenimento di questo genere provoca nella personalità del minore una sorta di crescita improvvisa slegata però dai vissuti interni dell'Io, in quanto il bambino non è in grado di vivere coscientemente e serenamente una relazione di questo genere.

Il danno psicologico causato dall'abuso sessuale nel minore dipende essenzialmente dal tipo di abuso, da alcune caratteristiche e modalità dell'esperienza d'abuso, dalla frequenza nel tempo, dall'età della vittima e dalla sua maturità psicofisica, dalla eventuale presenza del supporto e dell'aiuto dei familiari della vittima.
Si parla, in ambito scientifico, di quattro tipi fondamentali di trauma: la sessualizzazione traumatica, il tradimento, la stigmatizzazione, il senso di impotenza. In primo luogo, l'esperienza sessuale precoce e inappropriata influenza l'apprendimento sessuale del bambino, trasmettendogli una idea falsata di sessualità come strumento di manipolazione altrui. Il primo tipo di trauma può concretamente portare a condotte provocatorie o seduttive nei confronti degli adulti e condotte aggressive nei confronti degli altri bambini. In secondo luogo, il secondo tipo di trauma deriva dalla scoperta da parte del bambino del bisogno essenzialmente egoistico dell'adulto alla base delle azioni dell'autore dell'abuso. Questo può dar vita ad un forte attaccamento o una forte repulsione verso l'intimità. In terzo luogo, la percezione di inadeguatezza della relazione provoca nel bambino il bisogno di celare l'abuso per evitare di essere rimproverato, provocando sentimenti di bassa autostima, ritiro sociale e adesione ad altri comportamenti devianti. In quarto luogo, se il bambino subisce violenza e coercizione fisica o psichica, egli si sente impotente in relazione ad una indesiderata e acuta invasione della libertà e riservatezza del proprio corpo. Una situazione di questo tipo genera ansia, fobia, disturbi del sonno, depressione, fughe, problemi nell'apprendimento scolastico, difficoltà nell'interazione sessuale successiva.
Non bisogna dimenticare, inoltre, l'effetto lesivo che può essere provocato anche dalla cosiddetta vittimizzazione secondaria, con la ripetizione della ferita inferta attraverso l'abuso nell'ambito delle vicende giudiziarie, che comporta la frequente conseguenza di una acutizzazione del danno rispetto alla sua risoluzione.

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I delitti di pornografia minorile: tra esigenze di tutela e principi di garanzia

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Pezzotta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Cingari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

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