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Inviati senza frontiere. I barzini e l'evoluzione di un mestiere

L’età d’oro dei reportage

L’età d’oro dei reportage narrativi va dalla fine del secolo XIX alla prima guerra mondiale: gli articoli vengono raccolti in volume conferendo a essi una trama avvincente e strutturata, e tra tutti prevale il reportage narrativo su paesi lontani. Oltre a seguire gli eserciti e le compagnie di navigazione, i reporter o inviati speciali corrono per conto del loro giornale in qualsiasi parte del mondo, per coprire ogni tipo di avvenimento che possa aver importanza. E’ quindi fondamentale che il giornalista sia sul campo per verificare e raccontare con i propri occhi gli eventi.

Un imperativo a cui non si è mai sottratto Luigi Barzini. Dopo una serie di spostamenti ai primi di maggio del 1903 Senior parte per i Balcani, dove sono scoppiati aspri disordini e tumulti. La questione Macedone è da tempo incandescente, tanto che nell’autunno del 1902 scoppia la rivoluzione . A Belgrado in quei giorni, viene assassinato re Alessandro I Obrenovic con la moglie Draga e i suoi fratelli, in un colpo di stato. Sono uccisi anche il presidente del Consiglio Markovic e altri quattro ministri stretti collaboratori del defunto re. Senior si precipita a Belgrado.

Nell’articolo del 18 giugno, “Nel palazzo insanguinato”, Barzini racconta di aver visitato gli appartamenti dove è stato assassinato il re con la moglie. Una scrittura dove la ricostruzione giornalistica si trasforma in narrazione: nasce con lui un genere moderno e un uso davvero innovativo della lingua italiana. E’ la caratteristica del suo modo di scrivere: un fatto tragico con dei contorni da operetta è descritto in modo che il lettore si trovi sbalzato sulla scena alquanto surreale, dove si sentono persino gli odori e i rumori.
Gli avvenimenti di quei giorni portano Barzini a elaborare alcune considerazioni sul suo mestiere e una riflessione su quello che intende per giornalismo, informazione ed etica. Il 26 giugno 1903 scrive una lunga lettera al direttore, da cui sono stati estrapolati i tratti salienti.

E’ la risposta a qualche osservazione che il direttore del <> deve avergli mosso sulle notizie e gli articoli che riteneva insufficienti, rispetto a quello che pubblicavano gli altri giornali sulla vicenda di re Alessandro. “ Preg. mo. Signor Albertini. Non ho nulla trascurato, proprio nulla per informare i lettori. Ho forse trascurato di divertirli. Ma in questa faccenda serba sentivo troppo gravemente la mia responsabilità per non essere coscienzioso fino allo scrupolo. […] Molti personaggi mi hanno raccontato mille e mille cose curiose intorno al re ma si elidevano perfettamente. Le informazioni sicure che vedevo e toccavo con mano le ho mandate.[…] Scrivere per scrivere sta bene quando non vi sono conseguenze, io non posso scrivere se non credo di dire il vero.[…] Ebbene di fronte all’incalzare di informazioni che pur venendo da fonte sicura lasciano nell’animo un così atroce dubbio, dica che cosa fare?[…] Tutti i corrispondenti venuti qui hanno finito col pensare come penso io intorno allo spirito di rivolta militare.

Pure essi hanno cercato di seguire la corrente lontana scegliendo fra le versioni e i racconti e gli aneddoti quelli che potevano essere meglio accetti o senza conseguenza, non importa se veri o falsi. Giornalisticamente è perfetto. Questo ha permesso di vedere sui diversi giornali le più diverse esposizioni sui fatti,interviste ecc. a seconda dei giusti. Confesso che questa volta mi sono sentito vero giornalista. Ma la ricerca della verità mi ha preoccupato e ho lasciato appassire nelle mie mani tutto il sensazionale, tutta la roba di effetto sicuro e immancabile che mi è capitata solo perché altre informazioni me le smentivano.[…] Se gli altri mi hanno superato, confesso con mio dolore la mia inferiorità. Anzi la confesso subito. In questioni di indagini io metto troppo dubbio e troppa coscienza , e i lettori vogliono invece leggere e divertirsi, non importa poi se quel che leggono è la verità.[…] Questo mio insuccesso mi dimostra che disgraziatamente non sono adatto a questi servizi. Diminuiscono di valore ai miei occhi, di valore commerciale, ma continuo a godere completamente della mia stima, e mi sento la coscienza bene tranquilla.”

Questo brano è tratto dalla tesi:

Inviati senza frontiere. I barzini e l'evoluzione di un mestiere

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Amato
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Sergio Campailla
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

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