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La Menzogna: gli indicatori verbali e non verbali costituenti l’atto menzognero.

L’intenzionalità nell’atto menzognero

L’essere umano è naturalmente dotato di intenzionalità, predisposto ad interpretare azioni di qualsiasi entità come se fossero pianificate. Tale atteggiamento pone le basi per creare forme di prevedibilità nel corso delle interazioni umane e favorisce la comprensione della condotta altrui, anticipandone le azioni.
Secondo il “modello della gerarchia delle intenzioni” di Anolli, Balconi e Ciceri, l’intenzione del mentitore può essere manifesta o apparente quando quest’ultimo vuole trasmettere un’informazione falsificata e manipolata all’interlocutore con lo scopo che sia assunta come vera.
Si definisce invece latente, nel momento in cui si intende manipolare ed influenzare l’interlocutore attraverso la falsificazione di un’informazione, ma questa intenzionalità dell’atto non deve trapelare (Anolli, Balconi & Ciceri, 2003).
Esiste tuttavia una “gradazione intenzionale” nel mentire che va dalla menzogna “convenzionale” a basso contenuto, alla menzogna “spudorata” ad alto contenuto (Anolli, 2006; Monzani, 2013).
L’intenzionalità assume un ruolo rilevante nelle bugie ad alto costo per colui che le mette in atto poiché il grado di coinvolgimento ed il rischio ad esse conseguente lo conducono ad un’alta attivazione cognitiva.
Ogni cosa deve essere controllata e gestita per garantirsi l’immunità.
Nelle bugie a basso costo, l’intenzione non è una componente essenziale in quanto anche un controllo delle informazioni menzognere poco attento non ha conseguenze tanto negative per colui che le mette in atto (Anolli, 2003).
Tale gradazione è il frutto di una valutazione della situazione da parte del soggetto al fine di raggiungere uno stato di cose desiderabile ovvero un “ottimo locale”, che lo porterà alla soddisfazione (Anolli, 2006).
Non sempre l’atto del mentire è legato alla diffusione di informazioni false.
Ciascun individuo infatti può mettere in atto strategie di “opacità comunicativa”: può coprire le sue intenzioni attraverso modalità indirette ed implicite di comunicare, facendosi che i suoi contenuti rimangano inaccessibili.
L’intenzione comunicativa dell’attore quindi è diversa dall’intenzione espressiva ed informativa; viene messa in atto in tal senso una forma di discomunicazione (Anolli, 2006).
Infine, affinché la bugia sia efficace, il mentitore deve riuscire a generare una soddisfacente “sintonia semantica” mediante la coordinazione tra i sistemi comunicativi verbali e quelli non verbali, adeguando gli uni agli altri (Anolli & Ciceri, 1997). Così facendo il percorso menzognero apparirà unitario, giungendo ad un’adeguata modifica dell’ambiente psicologico del destinatario.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Menzogna: gli indicatori verbali e non verbali costituenti l’atto menzognero.

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Peraino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Psicologia
  Relatore: Daniela Pajardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

FAQ

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Parole chiave

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chomsky
comunicazione non verbale
comunicazione verbale
menzogna
ekman
espressioni facciali
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