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La ricerca del consenso. Mussolini e la propaganda politica

L’istituto LUCE e i cinegiornali di propaganda

“La cinematografia è l’arma più forte”, fu uno dei motti più famosi di Mussolini, che del tutto consapevole che il potere persuasivo e divulgativo del mezzo cinematografico potesse essere usato per scopi propagandistici, si operò a creare il primo ente specializzato di organizzazione pubblica e sistematica di educazione, informazione e propaganda attraverso l’immagine e l’audiovisivo.
Poco dopo l’approvazione della prima legge fascista sulla censura, una serie di iniziative da parte di privati spinsero il governo a muovere i primi passi nel campo della propaganda cinematografica.
Nel 1923 un cineasta milanese, Ferdinando Cortese, creò l’Ente nazionale per la cinematografia istruttiva ed educativa, un organismo destinato a dirigere, coordinare e produrre documentari di propaganda a favore dell’industria, del turismo e della cultura nazionale. Il PNF rifiutò però di concedere a Cortese il monopolio di tali attività e altri progetti vennero avanzati, suscitando anche l’interesse dell’Ufficio propaganda allora diretto da Luigi Freddi. All’incirca nello stesso periodo era stato creato un altro gruppo privato che si proponeva di gestire il settore della cinematografia educativa, il Sindacato di istruzione cinematografica, che nel settembre del 1924 fu trasformato ne «L’Unione Cinematografica Educativa», forse meglio conosciuto come «Istituto LUCE», produttore e custode della più vasta documentazione filmica e fotografica d’Italia dalla vigilia del sonoro, e che ancor oggi costituisce uno degli archivi storici più vasti e importanti del mondo.
L’ente fu posto subito sotto completo controllo governativo e Mussolini ordinò ai diversi settori dell’amministrazione di utilizzarne i servizi per la sua opera di propaganda nazionale. Nel novembre del 1925 un decreto legge lo trasformò infatti, in “un ente di Stato incaricato di fare, attraverso il cinema, opera di diffusione della cultura popolare e dell’istruzione di base”, per mezzo di film, documentari e cinegiornali. Provvedimenti successivi portarono alla creazione all’interno dell’Istituto di otto sezioni, ciascuna incaricata della produzione di film specializzati nel settore del turismo, dell’agricoltura, dell’industria, della cultura, degli affari militari, dell’assistenza sociale, e degli affari esteri. Un’organizzazione che fu poi modificata nel 1929, in vista della produzione di film sonori.
Di notevole importanza fu inoltre l’istituzione, nel gennaio del 1928, del Servizio Fotografico che avrebbe avuto contemporaneamente il compito di ordinare, conservare e completare un Archivio Fotografico Nazionale, nonché di forgiare e diffondere l’immagine di Mussolini, attraverso giornali, riviste e pubblicazioni governative. L’Istituto aveva all’epoca il completo monopolio della ripresa fotografica degli avvenimenti ufficiali e nel realizzare l’archivio, iniziò a raccogliere tutto il materiale fotografico ufficiale, operando un vero e proprio censimento del paese a livello regionale, provinciale e comunale.
Le prime pellicole prodotte dall’Istituto LUCE mostravano per lo più visite di Mussolini, sfilate, dimostrazioni e adunate nelle maggiori città d’Italia, apparizioni di esponenti in vista del regime che presenziavano a cerimonie ufficiali, ma erano frequenti anche eventi sportivi e documentari su feste religiose regionali. Accanto alla produzione di temi puramente politici, l’ente dedicò una considerevole attenzione alla realizzazione di documentari miranti a promuovere la politica agricola del regime. «La battaglia del grano», «La foresta fonte di ricchezza» e «Vita nuova» girati nel 1925, furono tre film importanti in tal senso, oltre ad integrare il fascismo nella società tradizionale italiana. Durante gli anni Venti però, i documentari LUCE erano stati in genere film piatti e mal girati, e fu soltanto negli anni Trenta che il documentario emerse come forma importante di propaganda politica e culturale.
A partire dal 1927 e fino al 1945, vennero prodotti i «cinegiornali» che fin dall’inizio rivestirono un ruolo centrale della propaganda fascista «di integrazione» nell’assicurarsi un forte entusiasmo popolare nonché un riconoscimento senza riserve, e che costituiscono attualmente la testimonianza più ricca e significativa degli eventi che hanno segnato la storia italiana dall’avvento del fascismo alla caduta della Repubblica di Salò. Inoltre, per porre rimedio alla scarsità di sale cinematografiche in alcune zone d’Italia, vennero creati i «cinemobili», strutture viaggianti che proiettavano i cinegiornali nelle piazze, permettendone una diffusione capillare nel paese.
I cinegiornali, comunemente noti come «Giornali LUCE», erano dei cortometraggi di attualità ed informazione, modellati sull’esempio dei giornali illustrati più popolari, proiettati nelle sale cinematografiche prima della visione dello spettacolo, della durata di circa 10 minuti, e muti fino al 1931.
Con l’avvento del sonoro poi, il loro effetto crebbe in quanto divenne possibile usare quell’impostazione «declamatoria» tipica fino ad allora dei giornali radio e delle radiocronache: le parole pronunciate enfaticamente e la musica acquistarono un’importanza fondamentale nel sottolineare le immagini, anzi a volte era proprio la voce narrante, incisivamente soldatesca, a dare senso ad immagini banali. La grandezza e il carisma del duce, i progressi dell’Italia, l’aumento di produttività dell’industria e del grano nei campi, il prestigio in campo internazionale, le adunate di massa e i cerimoniali, furono i temi ricorrenti in tutti i cinegiornali, e l’impressione trasmessa allo spettatore era quella di un paese in continua evoluzione.

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Leonzi
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Marcello Fantoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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