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Protocollo di sorveglianza nutrizionale: Progetto pilota ASL di Como su bambini, adolescenti e adulti - 2006-2007

L’obesità

La comparsa di obesità negli individui riflette l’interazione tra la dieta e fattori ambientali assieme ad una predisposizione genetica. Tuttavia sembra che gran parte delle differenze nella frequenza dell’obesità tra popolazioni sia sostanzialmente attribuibile a fattori ambientali, qualificabili con la dieta e l’attività fisica. All’interno di una popolazione coloro che diventano obesi sono spesso membri della stessa famiglia ma, dal punto di vista della sanità pubblica, la vera sfida consiste nella modificazione delle circostanze ambientali.
L’obesità viene comunemente intesa come eccesso di grasso corporeo, ma spesso, per semplicità, ci si riferisce al peso quale indicatore di obesità. La misura più comune è l’indice di massa corporea (IMC = Kg/m²). Questa espressione è utile negli adulti perché tiene conto del fatto che il peso è usualmente maggiore per stature più elevate. Tuttavia essa presuppone che esista la stessa proporzione di parti grasse e magre in soggetti di peso diverso, il che non è necessariamente vero. L’indice di massa corporea, comunque, è utile per definire un eccesso di peso per una determinata statura.
Tutto ciò rappresenta la base per il tentativo di definire il peso “normale” o “desiderabile” e deriva da lontane esperienze assicurative ed epidemiologiche in base alle quali in Europa e in Nord America un eccesso di peso si accompagnava ad un eccesso di rischio di patologia cronico-degenerativa e mortalità. Usualmente un indice di massa corporea compreso tra 18,5 e 25 unità viene considerato normale tra gli adulti. Tuttavia, se non si prendono in considerazione le differenze tra fumatori e non fumatori (i primi sono in media sotto-peso), ne deriva che un modesto sovrappeso può essere benefico. Anche rimuovendo i fumatori vi è un certo eccesso di rischio anche al di sotto di IMC di 20 unità perché in tale area si collocano spesso soggetti già malati per alcune condizioni croniche.
Ciò vale per gli individui, ma una popolazione deve avere un IMC medio di 22 unità per avere la maggior parte dei soggetti con valori compresi tra 18,5 e 25. Nella maggior parte della popolazione del mondo occidentale valori medi tra gli adulti si collocano attorno a 25 unità.
Sono stati identificati tre gradi di obesità. Mentre il grado 1 comporta solo rischi moderati, il grado 3 è spesso accompagnato da ipertensione arteriosa, cardiopatia coronarica, diabete, disturbi gastrointestinali, calcolosi epatica. Tra le donne vi è, inoltre, un eccesso di rischio di tumori della colecisti, della mammella e dell’utero. Tra gli uomini vi è, forse, un eccesso di rischio per cancro della prostata e del rene.
E’ da segnalare, tuttavia, che il peso, sia pure corretto per la statura, è una misura molto approssimata dell’obesità (o di adiposità) e che pochi studi hanno usato una misura più diretta del grasso corporeo. La quota di grasso depositata in sede addominale rappresenterebbe un rischio maggiore di quella depositata ad esempio all’altezza delle anche, per cui un indicatore più recente e apparentemente più sensibile di rischio da obesità è costituito dal rapporto delle circonferenze addome/bacino.
D’altra parte il ruolo dell’obesità, quale fattore di rischio per alcune patologie, può essere sovra-stimato nei casi in cui, anche a valori di IMC superiori a 30 non sono presenti livelli elevati di altri fattori, come la pressione arteriosa, la glicemia, la colesterolemia.
L’incremento di grasso corporeo dipende da uno sbilancio tra l’assunzione di energia e la spesa energetica che si verifichi per lunghi periodi di tempo. Le cause dell’obesità possono essere molte, ma fattori sociali ed ambientali tendono spesso, allo stesso tempo, a ridurre l’attività fisica e ad aumentare l’introito energetico, soprattutto per eccesso di grasso alimentare. A livello nazionale ed internazionale è stato dimostrato che un maggior consumo di grassi significa una maggiore prevalenza di obesi. Se una dieta contiene pochi grassi (ad esempio il 15-20% dell’energia come in alcuni Paesi africani) e molti carboidrati, l’obesità è rara.
Nei soggetti obesi si verificano complesse alterazioni metaboliche che finiscono per favorire lo sviluppo di altri fattori di rischio antecedenti le stesse patologie cronicodegenerative.

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Arcuri
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze della nutrizione umana
  Relatore: Alberto Battezzati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

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