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L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

L’ospedale ecclesiastico: un’economia civile

L’apporto delle confessioni religiose ed in particolar modo della religione cattolica nell’assistenza e nella cura oggi, è un dato di fatto evidente.
Attraverso il loro operato, ci sono stati numerosi interventi sociali e morali che hanno sviluppato prassi assistenziali in linea con i servizi socio- sanitari di oggi.
La possibilità di approfondire le opportunità che offre il mondo della sanità confessionale è favorito dalla conoscenza delle caratteristiche della principale rete di strutture sanitarie ecclesiastiche esistente in Italia e dei complessi aspetti relativi alle ragioni teologiche che sono a fondamento dell’impegno della Chiesa cattolica nelle attività sanitarie.
La problematica è divenuta sempre più dominante grazie all’elaborazione delle moderne dottrine giuridico-sociali che hanno esaltato lo status di cittadino in quanto fedele e soggetto di diritti e doveri.
Di fondamentale importanza sono stati anche i recenti interventi legislativi in campo sanitario e ospedaliero, che ne ampliano la portata, valorizzando la tutela della salute nel contesto della sfera personale, emotiva e relazionale dell’individuo, con l’effetto di rendere delicata la questione, sempre attuale, della disciplina giuridica degli enti ecclesiastici esercenti attività sanitaria e della loro posizione nei confronti delle strutture pubbliche.
Stante la disciplina dettata dalla L. 222/1985 sulle “attività diverse” degli Enti Ecclesiastici, la letteratura sul punto ha prodotto innumerevoli interpretazioni.
Talvolta accostando la condizione giuridica di tali enti a quella privata - anche se innegabilmente legata alla confessione religiosa di riferimento, alla rilevanza del fine di religione e di culto e all’autonomia di organizzazione, talvolta a quella pubblica o, addirittura, ad un tertium genus.
Nonostante sia ancora controverso, il problema appare oramai positivamente risolto dalla L. n. 222/19858 con l’adesione alla teoria della natura giuridica privatistica degli enti ecclesiastici.
Ne consegue che le finalità dell’azione di promozione del benessere sociale modificano profondamente la prospettiva degli interventi normativi nel settore, ispirati positivamente a criteri di uguaglianza sostanziale e di pari opportunità per gli individui e finalizzati alla realizzazione della solidarietà politica, economica e sociale.
Ciò significa immancabilmente, valorizzare, la dimensione soggettiva della fede e la spiritualità quali validi strumenti di risoluzione dei conflitti sociali, nonostante gli innegabili processi di secolarizzazione che caratterizzano gli Stati contemporanei.
Così, nell’ambito della tutela della salute, si evidenzia come le esperienze, storica e normativa, italiane hanno mostrato un approccio indubbiamente apprezzabile con riferimento alla partecipazione degli attori religiosi al panorama sanitario, ove l’interesse verso queste tematiche da parte della dottrina e della giurisprudenza più recenti.
Si può ben dire che, gli ospedali cattolici concorrono con il sistema di tutela nazionale della salute, al fine di una più efficiente ed efficace difesa costituzionale del bene primario, quale è il benessere psico-fisico dell’individuo sancito dall’art 32 della Costituzione.
Ovviamente, non si tratta solo della cura della salute fisica dell’individuo.
Essi devono essere in grado di sostenere e curare la sfera psichica e morale del degente, inevitabilmente compromessa dalla sofferenza.
Non è una trattazione meramente sociologica ma più specificatamente di diritto alla salute, alla libertà di coscienza e alla libertà di religione.
La nostra Costituzione Repubblicana che riconosce i diritti fondamentali, tra cui il diritto alla salute, crea un equilibrio perfetto tra l’individualismo e il principio di solidarietà sociale, tutela dei diritti sociali ancor più forte a partire dal XX secolo con lo Stato democratico.
A partire dagli anni 80, sì è registrato un superamento della contrapposizione in base alla quale sarebbe “pubblico” ciò che è fornito direttamente dallo Stato o dallo stesso diretto e sarebbe “privato” solo ciò che è riconducibile ad una dimensione particolaristica.
E’ in tale contesto normativo che si inquadra il fenomeno della sanità religiosa: nell’ottica dell’innalzamento degli standards di efficienza e qualità del servizio sanitario, vengono in rilievo i settori di intervento e le attività degli enti, che restano ecclesiastici sotto il profilo strutturale.
L’ecclesiasticità permane, infatti, in quanto ossatura caratterizzante per la realizzazione del fine di religione e di culto, tutelato dall’ordinamento vista la rilevanza riconosciuta al fattore religioso nella promozione del benessere individuale e collettivo.
Il quadro descritto, unitamente alla legislazione sanitaria, rappresenta la cornice normativa necessaria a valorizzare il ruolo e la funzione degli ospedali cattolici nell’ottica di una comparazione giuridica: l’etica sociologica, giuridica e religiosa si sovrappongono, completandosi.
L’integrazione degli ospedali ecclesiastici all’interno del servizio sanitario nazionale è frutto dell’applicazione sempre più specifica del principio di sussidiarietà orizzontale, criterio di distribuzione delle competenze e strumento idoneo a sopperire alla carenze che possono derivare da un sistema che, se esclusivamente pubblico, sarebbe rigidamente accentrato e, a contrario, se esclusivamente privato, comporterebbe delle limitazioni con riferimento all’accesso degli utenti al servizio.
E’ però anche il risultato del riconoscimento del valore della religione in un sistema integrato, ciò che definisce l’equilibro dell’intero impianto normativo e amministrativo.
È lo Stato laico, quindi, a permettere l’esistenza di articolazioni funzionali delle confessioni religiose nel nostro ordinamento, ma rappresenta, allo stesso tempo, un limite “di garanzia” alla loro operatività.

In sostanza, il principio di laicità si determina, nelle sue concrete condizioni di utilizzo, con riferimento proprio alla tradizione culturale, storica, normativa di un particolare ordinamento giuridico.
La laicità, in tal senso, è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato e, quindi, essenzialmente storica, legata cioè al divenire della stessa.
Ed in effetti, l’analisi della disciplina degli enti ecclesiastici e delle attività svolte da essi stimola una riflessione sulle differenti nozioni di laicità, di neutralità dei servizi alla persona e sugli strumenti di tutela dei diritti degli utenti.
Il dibattito è, per queste ragioni, interdisciplinare, giacché affronta temi trattati tanto dal diritto privato, quanto dal diritto ecclesiastico.
Quanto espresso dall’art. 118, comma 4, della Costituzione, offre la possibilità al privato, e in particolare al “privato religioso”, di affiancare gli enti pubblici nella gestione di compiti di interesse generale.
In questo modo, tale riconoscimento diviene di estrema attualità.
Così, il “terzo settore” ha come obiettivo il perseguimento di finalità collettive, altruistiche, umanitarie nell'intento di valorizzare la qualità sociale dell'iniziativa imprenditoriale: una c.d. economia civile.
Il rischio che pone questa privatizzazione delle prestazioni pubbliche consiste nella tutela dei diritti fondamentali, in quanto l’autonomia dei privati, che nel caso delle confessioni religiose non è piena, ma condizionata dalle logiche sovraordinate del gruppo, tende a farne sistemi autonomi con una legislazione rispettosa dei valori propri, ma potenzialmente lesiva degli altri.
È compito, del legislatore garantire uno standard di uguaglianza e libertà imposto dai diritti fondamentali, i c.d. livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, così come espressamente sancito dall’art. 117 della Costituzione.

Gli enti ecclesiastici operano, quindi, sulla base di questa legittimazione costituzionale, ma genericamente la tendenza legislativa, è stata nel senso di favorire l’espansione degli enti privati nella gestione del sistema sanitario, aumentando le interazioni fra pubblico e privato, al fine di investire sulla qualità del servizio.
Ove si ritenga che l’ente ecclesiastico sia persona giuridica di diritto privato, non potrà trascurasi non già il dato giusto il quale l’assistenza sanitaria derivi da una mera attuazione normativa, quanto piuttosto che questa sia animata da un’etica e da una coscienza sociale che rivendicano l’intervento dei privati secondo quei canoni, pluralistici e democratici, propri dello Stato sociale.
Gli enti ecclesiastici, quindi, appartenenti a qualsiasi confessione religiosa, svolgono assistenza sanitaria, nel rispetto della legislazione sanitaria nazionale, in forma meramente privata (consultori, cliniche, ambulatori) o partecipativa del servizio pubblico nazionale (ospedali classificati) con varie tipologie di strutture, ricevendo l’inquadramento nel programma pubblico e partecipando ai finanziamenti, qualora in possesso dei prescritti requisiti determinati dalla disciplina di settore.
Gli istituti e gli enti ecclesiastici che hanno da sempre esercitato l’assistenza ospedaliera sono, oggi, classificati come gli ospedali pubblici ai fini dell’inquadramento nel servizio pubblico attraverso lo strumento giuridico dell’accreditamento, ma nulla era innovato alle disposizioni vigenti per quanto riguardava il regime giuridico amministrativo degli istituti ed enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.
Si crea, quindi, l’opportunità di realizzare, con il contributo dell’iniziativa privata, uno scenario di alleanza tra il ruolo tradizionale dello Stato e le componenti più attive della società, allo scopo di sostenere l’intero complesso delle tutele e preservarlo dal rischio della “decostituzionalizzazione” dei diritti sociali.
In altri termini, si delinea la possibilità di incoraggiare, nella diretta gestione dei servizi sanitari, formule e meccanismi già rodati in diversi contesti, rafforzando la possibilità che soggetti di diritto privato possano contribuire, secondo la logica dell’iniziativa non finalizzata al profitto, di sostenere progetti ed interventi propri del sistema di assistenza sanitaria e sociale.
Con riferimento alla categoria degli ospedali religiosi meritano un cenno gli enti ecclesiastici/ospedali classificati, i quali corrispondono ad una tipologia di istituzioni che, pur appartenendo ad una confessione religiosa, sono riconosciuti quali strutture che partecipano “di diritto” alla rete dell’assistenza ospedaliera pubblica e costituiscono quindi un esempio di come sia possibile definire la piena partecipazione di un soggetto “privato” alle finalità del servizio “pubblico”.
L’esperienza degli ospedali classificati può, quindi, essere considerata, a buon ragione, come un esempio originale di integrazione pubblico-privato, in applicazione del principio della sussidiarietà orizzontale cui lo Stato ricorre per completare la rete dei propri servizi, conferendo ai diversi partners coinvolti la dignità di autentici e corresponsabili alleati strategici.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

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Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Pace
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2020-21
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandro Bucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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