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Il Festival di Sanremo: un'arma della RAI nella concorrenza con Fininvest

L'era del duopolio: la «maratona di ballo di Berlusconi e la Rai» 

Il tempo televisivo è dunque cambiato: in un sistema al momento privo di regole si è assestata una condizione di duopolio Rai – Berlusconi, che viene definita da Walter Veltroni una vera e propria «maratona di ballo, in cui tutti i concorrenti si sono ritirati uno dopo l'altro, ed è rimasta una sola coppia: i più bravi, i più fortunati, i più furbi». In questa nuova era appena apertasi abbiamo un nuovo fulcro di concentrazione: la ricerca della pubblicità. Gli spot sono il motore fondamentale delle nuove e popolari reti di Berlusconi, che grazie a questi possono finalizzare l'offerta televisiva in un'ottica di concorrenza diretta con la Rai. Quest'ultima, nella stagione monopolistica, offriva programmi garantendo il solito equilibrio tra educazione, informazione e spettacolo che 
ha sempre contraddistinto il servizio pubblico, preoccupandosi principalmente dell'indice di gradimento della sua audience, lasciando in secondo piano i dati di ascolto. La nuova concorrenza da poco emersa tuttavia, fa sì che questo equilibrio si rompa, in quanto la finalizzazione dei programmi televisivi è cambiata: ora la cattura dell'audience è fondamentale nella battaglia degli ascolti che attende la Rai, che si ritrova a dover modificare i palinsesti, le idee, l'immagine dell'emittente e anche i tempi di programmazione, adattandoli all'utilizzo del nuovo telecomando. In questa prima fase, l'azienda di Viale Mazzini si vede scivolare il terreno sotto i piedi cercando di rimanere al passo con la nuova e dinamica rete creata da Fininvest, ma rimanendo ostruita in primis dalla sua struttura interna complessivamente pesante e da un controllo politico importante, che vede le sue forze interne spesso in contrasto tra loro. Comincia quindi una vera e propria gara all'omologazione: nel tentativo di riacquistare l'antica egemonia, la Rai attua una strategia di rincorsa che la vede mutare la propria pelle, da palinsesto ed ideologie all'impaginazione, ad immagine e somiglianza del concorrente. Questo botta e risposta tra pubblico e privato ha ovviamente un'ampia risonanza ed influenza sul consumatore finale: il telespettatore. Qualcosa in lui inizia a cambiare, il suo gusto televisivo inizia a mutare seguendo la scia di rivoluzione della televisione. La fine degli anni Settanta ha segnato un punto di rottura con il passato: se fino a pochi anni prima il modello di televisione era univoco, fondato sull'azienda culturale della Rai, ora il programma televisivo cura i propri tempi e linguaggi in funzione di alcuni fattori incrociati, come l'avvento delle emittenti private, l'esplosione di un nuovo mercato pubblicitario e la rapida evoluzione della tecnologia televisiva. Si verifica un vero boom televisivo: si stima che una famiglia nel 1977 trascorresse una media di 3 ore e 40 minuti davanti alla televisione, mentre nel 1983 anche 5 ore, arrivando fino a 6 ore e 22 minuti. Per l'individuo invece, le ore sono 3. Si verifica un aumento del 148% concentrato soprattutto nelle fasce più calde, tra le 12.00 e le 15.00155. 
Un ruolo cruciale nella ridefinizione di questo nuovo equilibrio spetta quindi al servizio pubblico. La Rai necessita di un «New Deal», un piano di risanamento in profondità, perché mai come in questo momento si è trovata in difficoltà e con poche idee. [...] 

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Festival di Sanremo: un'arma della RAI nella concorrenza con Fininvest

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Maestri
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Scienze Umanistiche per la Comunicazione
  Relatore: Silvia Salvatici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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