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La dialettica tra Vita e Forma nella riflessione di Georg Simmel

La “svolta” filosofica

Nell’ultima fase della vita il suo interesse si volse alla filosofia pura, immerso in una intensa riflessione che culminò nella la pubblicazione dell’Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici e del Conflitto della civiltà moderna, entrambi nel 1918. Le idee esposte in queste due opere sono in realtà, come ricordato nell’introduzione, la struttura filosofica su cui si erge la sua intera concezione, sebbene vari fattori personali e contestuali, che in questa sede non intendiamo trattare, porteranno a radicalizzarla fino a giungere ad una visione tragica della cultura, senza tuttavia che si traducesse in una vera e propria filosofia della crisi come nel caso di Oswald Spengler, col quale pur condivideva le premesse metafisiche.



Le indagini sociologiche, come emerge in particolar modo nelle analisi del denaro e delle relazioni metropolitane, evidenziavano certamente uno scoraggiamento dell’autore rispetto alla sciocca fede di stampo positivista nello sviluppo scientifico e della crescente razionalizzazione della condotta di vita nelle società moderne. Tuttavia, trattando di sociologia, il suo interesse fu principalmente quello di comprendere e definire la realtà circostante e le sue forme di associazione nella loro effettività, quindi rinunciando a considerazioni di tipo nostalgico o a denunce manifeste nei confronti di queste. La sua prospettiva filosofica rivela diversamente una concezione della vita spirituale come conflitto perpetuo ed insanabile, in una dialettica nella quale non si prospetta però il momento della sintesi.

La concezione vitalistica di Simmel è il frutto in primo luogo della sua ricezione, tenendo ferma l’influenza kantiana, del pensiero di Schopenhauer e Nietzsche, sui quali pubblicò peraltro un saggio nel 1907, e dei loro stessi maestri, i romantici, primo fra tutti Goethe. Nel conflitto della civiltà moderna infatti cita esplicitamente i due filosofi come i primi che si sono posti la domanda “cosa significa la vita, puramente come vita?” e che quindi, sebbene la volontà di vita per uno e la volontà di potenza per l’altro vadano in due direzioni opposte, rappresentino espressioni diverse legate allo stesso concetto di vita; Schopenhauer nella sua opera fondamentale, Il Mondo come volontà e rappresentazione (1818), concepisce la vita come dolore e irrazionalità, da cui gli uomini possono liberarsi definitivamente solo mediante l’ascesi praticando la noluntas, l’annichilimento della volontà.

Sebbene questa condotta si traduca per Nietzsche in un nichilismo passivo, quindi una fuga dalla vita e un disprezzo per il mondo, egli ne condivide appieno la definizione essenziale della vita e sulla base di essa elaborerà La nascita della tragedia (1872). Nell’Europa dei primi del novecento, in particolare in Germania, quest’opera suscitò l’interesse di diverse correnti artistiche e filosofiche che ne seguirono lo schema di tipo dualistico, basato sulla contrapposizione tra spirito dionisiaco, forza impulsiva e immediata ed affermazione totale della vita, e quello apollineo, immagini che esprimono equilibrio ed armonia per sfuggire al caos e all’insensatezza dell’esistenza.

Nietzsche sostenne che tali impulsi si trovarono a coesistere in armonia nella tragedia greca, che in seguito decaduta divenne infine platonismo per i popoli, quindi cristianesimo; da qui il desiderio di liberare l’immagine originaria della vita dalle rappresentazioni irrigidite e mortificanti di essa fornite dagli schemi culturali tradizionali. Questo si esprime con chiara evidenza ne Il Conflitto della civiltà moderna, dove la lotta tra forme è diventata lotta della vita contro il principio della forma in generale; come vedremo più avanti tuttavia, Simmel è ben consapevole della contraddittorietà e dell’impossibilità di questa trascendenza formale. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La dialettica tra Vita e Forma nella riflessione di Georg Simmel

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Informazioni tesi

  Autore: Ivan Lauro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Tito Marci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 26

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