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L'utilizzo della cannabis nel trattamento della sclerosi multipla

La Cannabis come potenziale trattamento modificante la malattia: effetto anti-infiammatorio e neuroprotettivo

Presunti meccanismi antinfiammatori suggeriscono che i cannabinoidi potrebbero rallentare l'attività della malattia nella SM. Tale pressuposto è supportato da studi condotti in modelli animali in cui composti ricchi di CBD hanno mostrato effetti benefici nell'encefalomielite allergica sperimentale, associati ad una riduzione dell'infiltrato infiammatorio che include la microglia, i macrofagi e dei livelli di citochine nelle lesioni, prevenendo così la demielinizzazione. In alcuni modelli è stato dimostrata la sua efficacia clinica come trattamento di prima linea modificante la malattia (Ingram et al.

, 2019).

Dato che per il THC è stata riportata attività immunosoppressiva e poiché la SM è considerata una malattia immunomediata, è stata valutata la sua efficacia in un modello sperimentale, ovvero l'encefalite autoimmune sperimentale (EAE), ed è stato riscontrato che il THC potrebbe ridurre efficacemente l’infiammazione nel SNC, anche se non sono stati riscontrati segni clinici o sono stati osservati segni lievi con insorgenza ritardata dei sintomi della malattia (Maurya et al., 2018). Nei topi è stato evidenziato che l’anandamide5 può aumentare il rilascio di IL-6 (citochina immunosoppressiva e antinfiammatoria) da parte degli astrociti infettati dal virus dell'encefalomielite murina di Theiler (TMEV), i quali presentano demielinizzazione simile a quella nella SM (Maurya et al., 2018). È stato riportato da Mestre et al. (2005) che gli inibitori selettivi dell'inattivazione del sistema endocannabinoide, in particolare OMDM1 e OMDM2, possono essere usati efficacemente nel trattamento di topi infetti da TMEV (Maurya et al., 2018). Sia OMDM1 che OMDM2 hanno downregolato la risposta infiammatoria nel midollo spinale riducendo l'espressione superficiale delle molecole MHC di classe II, l'espressione di NOS2 e la produzione di citochine pro-infiammatorie quali IL-12, IL-1β (Maurya et al., 2018).
È importante sottolineare che non ci sono dati solidi che suggeriscono che dosi di Cannabis terapeutica causino effetti immunosoppressivi significativi nella SM, a seguito dell'analisi delle risposte immunitarie periferiche (Pryce et al., 2015).

I cannabinoidi potrebbero anche avere effetti neuroprotettivi. Mediante l’uso di modelli sperimentali di ratto è stato dimostrato che la somministrazione del CBD può determinare un aumento dell'espressione del fattore neurotrofico derivato dal cervello, proteggere dal danno proteico ossidativo, aumentare l'attività mitocondriale e invertire i marcatori dello stress ossidativo. Infine in modelli murini è stato osservato come la somministrazione di CBD sia associata ad un aumento della rimielinizzazione (Ingram et al., 2019).

Studi condotti in modelli animali di SM evidenziano come le attività neuroprotettive e immuno-modulanti dei cannabinoidi sembrerebbero essere mediate dai recettori CB1 e CB2. Il CBD è anche risultato efficace contro l'infiammazione nel SNC nel modello virale di SM. In tale modello di SM, CBD determina l’attivazione di vari meccanismi come la downregulation di VCAM-1, di chemochine (CCL5 e CCL2), di citochine pro-infiammatorie (IL-1β) e l'attenuazione dell'attivazione microgliale (Maurya et al., 2018). Un altro gruppo di ricercatori ha mostrato che sia il CBD che il THC riducono notevolmente il fenotipo Th17, che è altrimenti aumentato nel caso di patologie autoimmuni infiammatorie come la SM. Inoltre, il CBD ha anche ridotto la produzione di citochine pro-infiammatorie come IL-17 e IFN-γ insieme all'up-regulation di PPARγ e l'inibizione delle chinasi MAP p38 e JNK, indicando il suo potenziale come agente terapeutico contro la SM (Maurya et al., 2018). Ribeiro et al. (2013) hanno riportato un nuovo cannabinoide chiamato CB52 che sembra proteggere gli oligodendrociti dalla tossicità indotta da perossinitriti riducendo la fosforilazione di ERK1/2 e i livelli di ROS ed è molto più potente di molti agonisti selettivi di CB1 e CB2 (Maurya et al., 2018).

Nonostante questi promettenti dati sperimentali, negli studi sull'uomo, i cannabinoidi non hanno dimostrato di prevenire la progressione della malattia o l'atrofia. Il gruppo di investigatori sull'uso di cannabinoidi nella malattia infiammatoria cerebrale progressiva (CUPID) ha esaminato l’effetto del dronabinolo orale (Δ9-THC) in pazienti con malattia progressiva secondaria, non mostrando alcun effetto significativo né sulla disabilità né sulle misure di atrofia cerebrale (Fig.5). Questo studio purtroppo, e forse in maniera prematura, ha chiuso un capitolo sulle prospettive per la Cannabis come agente neuroprotettivo nella SM. [...]

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L'utilizzo della cannabis nel trattamento della sclerosi multipla

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Quaranta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Farmacia
  Relatore: Silvia Fallarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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