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La vita e l'opera di Venetiana Taubner-Calderon Canetti (1897-1963). Un contributo letterario al problema della dignità dell'uomo nella Vienna tra le due guerre

La dignità dell'uomo nel romanzo "Die Gelbe Straße"

C'è un personaggio di cui si è detto poco fin quì e in cui paiono essere stiricamente condensati i tratti dell'uomo rinascimentale, espressione massima della 'dignitas hominis'; il suo nome è Knut Tell, di professione poeta e, perché non vi siano dubbi in proposito, lo ha scritto sulla porta del suo appartamento. Lo si è già visto all'opera parlando del triste caso di Lina. Novello Orfeo, Tell aduna intorno a sé un buon numero tra gli egoisti abitanti della Strada gialla per trascinarli verso azioni onorevoli, elevandoli ad essere degni del loro essere uomini. Se non ché, non è la sua lira a compiere il miracolo ma lo sguardo concupiscente delle donne stregate dalla sua bellezza e raffinatezza o desiderose di farsi notare.

“Die Krankenschwester blickte ihn verzückt an, die Kohlenfrau lüstern, die Gnädige so, daß er ihr Oval von der vorteilhafsten Seite sehen konnte, dort wo der Nasenflügel schmäler war. Frau Hatvany musterte seinen Anzug.”

Knut Tell si sottrae una prima volta all'azione e la seconda fugge ignominiosamente, certamente inorridito dalla vista di Runkel, incarnazione della più bassa forma di vita. Questo ben si confà, del resto, a chi è abituato a tenere lo sguardo rivolto a cose più alte. Così infatti viene descritto continuamente Knut Tell:

“Den Kopf trug er so hoch, als pflegte er über die Dächer der Häuser zu schaun.”

Quanto siamo distanti dalla famosa frase ovidiana dell' 'Os sublime' e degli 'erectos ad sidera vultus'? Tanto quanto basta per supporre una citazione letteraria, intenzionale o no, e per intravedere un uso ironico della stessa:

“Und er lief, den erhitzten Kopf in der Luft. Das Haar wehte, die Gnädige sah es. Er lief so hastig, daß er bei der Schwelle des Seifenladens strauchelte und beinahe gefallen wäre.”

Quell'atteggiamento così simbolico sembra svuotarsi fino a essere poco più di una posa, oltretutto ridicola, se si considera il punto di vista neo-platonico, cioè della contemplazione del cielo origine e destino dell'uomo: quì lo sguardo arriva appena più in là dei tetti delle case. Inoltre la contemplazione è poco appropriata alla situazione in generale, per non parlare di quella particolare: a forza di guardare per aria si rischia di non vedere cosa si ha davanti ai piedi, come capitò al filosofo Anassimene che per guardar le stelle finì in un fosso e ne ricavò per giunta anche lo scherno di una vecchia. 'Il filosofo che cade nel fosso' è un altro topos letterario, di quel tardo Umanesimo che cercò di ridimensionare la concezione ubriacante dell'eccellenza dell'uomo.

C'è un altro punto del romanzo dove si parla di Knut Tell. Abbiamo seguito Graf ('il conte') rubare un casco di banane e fuggire dopo aver scorto una guardia. Come rifugio sceglie l'appartamento di Tell, che è ben felice di ospitare quello che definisce “ein ganz richtiger Kerl” per farsi raccontare storie di vita vissuta. Dalla loro conversazione emerge tra le righe il sogno segreto di Tell di fare un viaggio verso le terre esotiche dell'Indonesia. Anche il viaggio, come la poesia, rientra nei motivi legati al topos della dignità, in quanto strumento di conoscenza dell''Homo curiosus', ma Tell non sa far niente di meglio che rubare i libri da cui trarre la conoscenza e trasferire il suo sogno di viaggiare sul ladruncolo suggerendogli di darsi a crimini più remunerativi di quello del furto di banane, il furto di diamanti, che consentano di fare simili viaggi. Graf dal canto suo si rende conto di che razza di uomo ha di fronte, uno a cui si può “alles aufbinden”, e si congeda, legando il casco di banane alla finestra di Tell e dicendo che in realtà fa il portiere in un albergo.

Knut Tell è l'intellettuale, colui che dovrebbe rappresentare la salvezza, il faro del mondo, ed è invece solo la parodia della 'dignitas hominis' così come era intesa dagli umanisti per eccellenza.
Poesia a parte, neanche la cultura, sacro prodotto della conoscenza, viene nominata. L'opera è morta e il cinema è quello che parla dei “Lustgarten” di altri tempi; Marlene Dietrich viene nominata in circostanze scurrili da Pasta Pudika e da Tiger:

“Pasta Pudika räusperte sich ins Sacktuch. «Und was sagen sie zu diesem Parfüm, Herr Tiger, riechen Sie, die Marlene Dietrich benützt es.» «Marlene Sperrhaken», sagte Herr Tiger.”

Prima di lasciare definitivamente il mondo quattrocentesco, un'ultima considerazione su un altro topos, quello del mago. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Debora Casalini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Germanistica
  Relatore: Hermann Dorowin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 274

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Parole chiave

letteratura tedesca
espressionismo
vienna
letteratura austriaca
germanistica
anni '30
veza canetti
venetiana taubner calderon
karl kraus
oesterreichische literatur

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