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Gli attivatori urbani del benessere catanese

La dimensione umana nel progetto dello spazio pubblico

▫ Il soggetto della progettazione
In questo capitolo parleremo dei cittadini in quanto soggetto passivo della progettazione, cioè metro di misura della qualità architettonica dello spazio pubblico urbano.

Nella sua ipotetica legge sull’architettura, Fernando Pouillon avrebbe dato al tema un’importanza prioritaria:

La qualité architecturale des constructions et des ouvrages d’art, leur composition et leur disposition au sol et dans l’espace, sont d’intérêt public, car elles constituent l’harmonie du paysage et du site urbain et contribuent à l’équilibre humain ainsi qu’au bien-être de l’âme et du corps. […] (F. Pouillon)

Non si può dimenticare che il fine ultimo è l’interesse pubblico e che ogni scelta architettonica nello spazio urbano deve puntare a favorirlo. La posta in gioco è il benessere di anima e corpo, l’equilibrio dell’essere umano.
Nella storia, l’attenzione al soddisfacimento dei bisogni della comunità ha attraversato momenti più o meno intensi. Spesso si ha avuto più riguardo per l’élite del momento piuttosto che per le esigenze di una sfera più eterogenea di classi sociali. Per esempio, fu il caso dell’epoca in cui gli architetti seguirono i desideri di alcuni mecenati. La retorica illuminista e gli ideali della Rivoluzione francese imposero il popolo come criterio ineludibile.

Negli anni Cinquanta, gli architetti si illusero di richiamare l’attenzione sul benessere dell’uomo attraverso la raccolta e l’osservazione di dati statistici. Si stabilirono le metrature di spazi interni ed esterni che avrebbero garantito la qualità della vita di ogni persona, con i deludenti risultati che conosciamo: contenitori alienanti e lugubri, strade abbandonate.
Diversi progettisti si focalizzarono sulla riscoperta di una dimensione umana negli spazi pubblici. Dal principio di un urbanismo intimista, che ha come scopo la felicità del cittadino, Pouillon sentenziò «On construit pour un piéton, pas pour un aviateur». Se dobbiamo costruire per un pedone e non per un aviatore bisognerà prestare maggiore attenzione alla realtà urbana, non lasciandoci ingannare dagli strumenti, un bel plastico o una fotografia aerea. Anche Camillo Sitte invitò a preferire ai tavoli da disegno l’esperienza diretta dell’occhio. Il cittadino non assume solo il ruolo di utente o di una figura che anima lo spazio pubblico, egli è degno di considerazione e rispetto. Soprattutto, bisogna guardare dal suo punto di vista, di un uomo che cammina per le strade, guarda gli edifici da certe prospettive e poi si muove fuori e all’interno di essi. L’architetto danese Jan Gehl si concentrò sull’interazione fra le forme urbane e la vita umana, sin agli anni Sessanta.

Nella prefazione del suo libro Cities for people, scrisse che iniziò ad analizzare il tema grazie alle ispirazioni fornitegli dall’attività di psicologa della moglie. Un approccio multidisciplinare è indispensabile per sviluppare considerazioni sui fenomeni urbani. Egli riscontrò agli inizi del ventunesimo secolo, dopo più di cinquant’anni di disinteresse, il bisogno diffuso di creare nuovamente delle città per la gente. Per fare ciò propose delle procedure di progettazione che lavorassero dall’interno e dal basso con un principio di priorità: «first life, then space, then buildings». In definitiva, i segreti per una buona pianificazione urbana rivolta alla comunità sono il corpo umano, i suoi sensi e la sua mobilità.

▫ L’uomo in balia dello spazio pubblico urbano
Che l’uomo sia influenzato dallo spazio pubblico della città in cui vive è ormai un dato certo. Non ha importanza quanto l’essere umano si sia evoluto sin dalle sue origini, si porterà sempre con sé le sue risposte istintive di base agli stimoli. Anche nella semplice azione di giocare a nascondino, l’uomo ricorre ad inclinazioni naturali di fronte agli impulsi che riceve dallo spazio fisico. Bisogna anche tenere a mente che quando il cittadino attraversa e vive lo spazio pubblico non ha mai la visione di insieme di un architetto che l’ha progettato. L’uomo può trovarsi in un solo posto alla volta, quindi gli stimoli che riceve sono immagini lungo il suo cammino e le sensazioni che ne scaturiscono dipenderanno da queste visioni. La città risveglia l’istinto di ogni essere umano, al di là della sua cultura o dal suo livello di attenzione. La responsabilità dell’architetto su tutti gli abitanti è elevata; pertanto, è fondamentale concentrarsi su quegli aspetti della progettazione che innescano le risposte istintive di base.

▫ I vantaggi della dimensione umana
Concentrarsi sui bisogni della popolazione migliora la qualità del processo di progettazione urbana. I miglioramenti nella vita dei cittadini sono direttamente connessi con il raggiungimento di un ambiente urbano vitale, sicuro, sostenibile e salutare. Quindi non esiste un criterio migliore da seguire per la trasformazione della città. Si tratta di un circolo virtuoso: l’uomo e lo spazio pubblico si arricchiranno a vicenda. Inoltre, considerare e includere la dimensione umana rappresenta, anche a parità di risultati finali, l’investimento sociale più economico. Puntare su minori costi per l’assistenza sanitaria o su infrastrutture migliori sarà sempre più costoso dell’indagare sul benessere del cittadino. Questo vantaggio implica che il metodo possa essere utilizzato anche nelle città meno sviluppate e con esigue capacità finanziarie; ciò che conta è l’approccio al problema.

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Questo brano è tratto dalla tesi:

Gli attivatori urbani del benessere catanese

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Cirnigliaro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria Edile
  Relatore: Sebastiano D'Urso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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Parole chiave

catania
reversibilità
metodo induttivo
spazi pubblici
architettura aperta
benessere del cittadino
attivismo urbano
frammenti urbani
architettura incrementale
dimensione umana

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