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La figura del carabiniere all'estero: il ruolo militare e diplomatico

La diplomazia italiana

Il servizio diplomatico italiano è tra i più longevi al mondo, tant’è che può essere definito il progenitore della diplomazia europea, avendo ereditato e ripensato le tradizioni delle antiche scuole greche, romane e bizantine. Le repubbliche marinaresche veneziane e genovesi fin dal XIV-XIV secolo gettarono le basi delle relazioni tra i paesi, contribuendo allo sviluppo del commercio internazionale. I loro "rapporti" divennero un modello dell'arte diplomatica del tempo, poiché contenevano informazioni accurate provenienti dai luoghi più lontani.

Passarono anni, decenni e secoli, l'arte diplomatica si sviluppò e migliorò. Sovrani e governanti ricorsero sempre più ai servizi di famosi scienziati, filosofi e scrittori per preparare le missioni più delicate. Dante, Petrarca, Machiavelli, Guicciardini, Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, lasciarono tutti il segno nella storia diplomatica del Rinascimento; era soprattutto il concetto di equilibrio che stimolava l'emergere di un servizio diplomatico permanente, e quest'ultimo, a sua volta, rese possibile l'attuazione di questa politica, divenuta prototipo del futuro sistema di equilibrio europeo. Molti degli stati europei uniti centralizzati nel corso della storia hanno ripetutamente cambiato i loro confini, l'Italia, al contrario, ha mantenuto la sorprendente stabilità della sua forma geografica. L'evoluzione delle strutture politiche, della legge e del servizio diplomatico degli stati italiani del periodo preunitario fu fortemente influenzata dalla Grande Rivoluzione Francese e dalle conquiste italiane di Napoleone.
La formazione del servizio diplomatico italiano vero e proprio si svolge tuttavia a metà del XIX secolo, coincidendo con le tappe della lotta per l'unità d'Italia e la creazione del Regno. Le strutture diplomatiche non sono ancora diventate tuttavia un organo statale indipendente come lo è oggi; era infatti incisiva la posizione del re nel determinare la politica diplomatica degli ambasciatori. Cavour, Depretis, Crispi, hanno tutti svolto un ruolo decisivo nell'attuazione della politica estera del giovane stato. Fu alla fine del XIX -inizio XX secolo che venne finalmente formato il sistema di reclutamento per il servizio diplomatico. Con l’avvento del fascismo, le strutture statali non prevedevano un complesso meccanismo di consultazioni preliminari nello sviluppo delle decisioni di politica estera. Tutte le decisioni più importanti erano prese dal Duce stesso. Sperimentando la sfiducia nei diplomatici della vecchia scuola, Mussolini preferì infatti agire attraverso persone fidate.

L'Archivio Italiano di Stato contiene materiali che indicano che il Duce aveva dato le istruzioni più delicate per i rapporti con l'élite nazista del Reich tedesco, al Presidente della Camera di Commercio Italiana a Berlino, il quale agiva bypassando il Ministero degli Esteri, trasmettendo quindi importanti messaggi di Mussolini direttamente al Reichskanzler (Cancelliere del Reich). Di conseguenza, sotto il regime fascista, i diplomatici erano in gran parte privati dell'opportunità di prendere decisioni per conto proprio. L’ultima fase del servizio diplomatico fascista fu la creazione nel settembre 1943 del Ministero degli affari esteri del governo fascista. Nell'Italia del dopoguerra, il servizio diplomatico si riduce alla questione della riforma democratica delle istituzioni per la politica estera, sulla base di una nuova costituzione repubblicana, nel contesto della formazione di un meccanismo che prevede la presa di decisioni di politica estera nell'ambito di un nuovo sistema multipartitico; processi di integrazione nel campo economico, politico e militare, il ruolo delle organizzazioni internazionali ed europee, l’internazionalizzazione dei conflitti regionali, ecc. L’Italia accettò pertanto il ruolo di "media potenza", seguendo la politica di solidarietà atlantica e l'importanza dell'integrazione dell'Europa occidentale. L'adozione di una nuova costituzione repubblicana e la necessità di liberarsi dell'eredità del totalitarismo, posero all'ordine del giorno la questione della riforma del servizio diplomatico. Una delle prime attività della nuova dirigenza del Ministero fu la reintroduzione della carica di Segretario generale, che indicava la delimitazione delle questioni amministrative e politiche.

Per quanto riguarda la struttura odierna, la partecipazione del Capo dello Stato alle relazioni internazionali significa soprattutto una garanzia di rispetto dei diritti umani, del diritto di asilo e del consenso degli stati alla restrizione reciproca della sovranità. La figura del presidente, simboleggia anche la stabilità di una linea politica indipendente da un cambio di governo. Allo stesso modo, la risoluzione effettiva dei problemi di accreditamento e ricevimento degli ambasciatori, la nomina e la ricollocazione di diplomatici di primissimo livello, rientra nella competenza esclusiva del governo. Il parlamento, in conformità con la costituzione, esercita il controllo sulla politica estera perseguita dal governo. Il ministro degli affari esteri è responsabile di tutte le azioni del ministero stesso ed è quindi il collegamento tra il mondo politico e quello diplomatico. Il primo ministro e il ministro degli affari esteri, fungono da coordinatori dei vari atti di politica estera seguiti anche degli altri partecipanti alle relazioni internazionali: il ministro della difesa, gli ambasciatori italiani presso la NATO e l'UE, i ministri dell'agricoltura, dell'industria, ecc. La linea del dibattito postbellico sulla riforma del servizio diplomatico è stata riassunta dal decreto del Presidente della Repubblica del 5 gennaio 1967, riguardo la struttura del Ministero degli affari esteri che pose fine alla nomina di leader politici come ambasciatori. D'ora in poi, solo diplomatici di carriera avrebbero potuto candidarsi per questa posizione. Negli anni seguenti furono approvate una serie di atti legislativi, introducendo alcuni cambiamenti nella struttura del Ministero degli Affari Esteri, tuttavia il decreto del 1967 rimane ancora oggi alla base della struttura della Farnesina.

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La figura del carabiniere all'estero: il ruolo militare e diplomatico

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Rossetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Link Campus University - L'Università internazionale a Roma
  Facoltà: Studi Strategici e Scienze Diplomatiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Alessandro Figus
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

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