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Feste e cerimonie nell'Età Borbonica

La festa di Piedigrotta nella Napoli postunitaria

Negli anni della Napoli postunitaria, la festa di Piedigrotta si arricchì di nuovi linguaggi, di espressioni rituali ludiche mutuate probabilmente dal Carnevale napoletano rimasto vittima della politica di centralizzazione e di riforma delle attività festive condotta da Carlo III e Ferdinando IV. In questo momento storico particolare il popolo s'impossessò della festa conferendole quelle forme che sono rimaste identificanti della Piedigrotta.
Si accorreva a Napoli da tutti i paesi vicini per l'occasione, e per le strade affollate lo “sfottò” era più che normale. Capitava, infatti, che gli uomini accompagnatori dovessero far buon viso e cattivo gioco e fingere di non aver sentito, altrimenti poteva finir male. Scopettoni, pizzicotti, tazze da gabinetto in cartone o “coppoloni” da calcare in testa erano gli scherzi più tranquilli che ci si potesse aspettare. Col tempo i nobili cominciarono a disertare la festa, accontentandosi di ammirare la marea di popolo che si riversava verso la chiesa con i suoi carri dai balconi dei palazzi e delle ville della Riviera di Chiaia e di Toledo. Così quelle notti di baldoria e di allegria furono soltanto per il popolo

Comparvero le sfilate dei “guaglioni”provenienti dai quartieri Porto, Sanità, Dogana, i quali abbigliati con costumi e cappelli di carta percorrevano le strade più importanti della città inondandole del frastuono prodotto dai tradizionali strumenti musicali. Fu introdotto il corteo dei carri allegorici ; questi percorrevano tutta la città fra la folla festante. La festa mobilitava tutta la città ; fin dalle settimane precedenti cocchieri, carrozzieri e verniciatori lavoravano a mettere a posto le carrozze da noleggio e quelle private perché ognuno voleva far bella figura, sicchè quando arrivava il 7 settembre, tutta Napoli era già pronta con i negozi ed i balconi adornati per l'occasione, le luminarie, le trombette, e i zerrizzeri.

Per l'occasione le strade più importanti furono addobbate con giochi di luce detti luminarie e nella Villa Comunale si affollavano venditori ambulanti di ogni cosa : angurie, fichi d'india, cozze, lumache, cappelli di carta, trombette, immagini della Madonna.
La Villa era presa d'assalto da gruppi di persone provenienti dalla campagna e dai paesi vicini che facevano pic-nic con ogni tipo di vivanda. La notte precedente la festa, molte persone si riversavano nella Cripta adiacente alla chiesa di Piedigrotta, per ballare la tarantella, cantare e bere vino sino al mattino, secondo una pratica rituale molto simile a quelle dedicate precedentemente agli dei pagani. La festa non fu soltanto, in quell'occasione, l'esplosione ciclica ed effimera in cui veniva consumata la tensione accumulata durante l'anno, ma vide coagulare il suo potenziale sovversivo intorno a un avvenimento che modificava i rapporti sociali e politici . Infatti, fu spesso sfiorata il confine tra il consenso al Dittatore e dell'avversione ai ceti che sostennero in passato il vecchio regime e l'intervento effettivo contro i nemici del nuovo corso politico.

“Lo Cuorpo de Napole”, fili-garibaldino, il 12 settembre, ammise che fu necessario un comunicato prefettizio per contenere la gazzarra, nella quale comparvero molte armi. La presenza dei militari entrò così a far parte del panorama abituale di Napoli : 2.000 soldati provenienti da Messina passarono per via Toledo tra i consueti drappi italiani, ma anche, in un connubio significativo, tra i tricolori francesi, le bandiere inglesi e le coperte che tradizionalmente venivano esposte in occasione delle processioni.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Feste e cerimonie nell'Età Borbonica

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Informazioni tesi

  Autore: Marilena Morgante
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Lettere
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Laura Barletta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 354

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