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Il mandato parlamentare: il transfughismo politico e le anti-defection law nel mondo

La libertà di mandato e le norme anti-transfughismo

La Costituzione della Repubblica del Sudafrica non comprende espressamente il principio del libero mandato parlamentare e lo declina in una doppia modalità a seconda dell’Assemblea a cui si rivolge. Osservando il mandato conferito ai rappresentanti delle province nel NCOP appare che la Costituzione imponga un vincolo estremamente stringente: quando la Camera è chiamata a deliberare su una questione riguardante le province, gli eletti devono, come già detto, votare secondo quanto stabilito dalle assemblee provinciali. I delegati, inoltre, possono essere privati del proprio seggio nel caso perdano la fiducia del partito che li ha inviati nel NCOP o lo abbandonino.

Più complessa appare, invece, la qualificazione del mandato presso la National Assembly, dove, considerando il sistema elettorale, il deputato siede in virtù della propria appartenenza a un partito. Questo elemento, tuttavia, secondo parte della dottrina non escluderebbe che il mandato possa essere svolto secondo la propria coscienza. Il legislatore costituzionale, comunque, sembra aver preferito dare prevalenza alla connessione tra partito ed eletto, avendo stabilito che nel caso in cui il parlamentare abbandoni il partito o ne sia espulso perda il proprio seggio.
Questa previsione, valevole per entrambe le camere, è stata mutuata dalla Costituzione provvisoria del 1993, all’interno della quale era stata inserita per mantenere compatto l’ANC, fortemente frammentato al proprio interno. L’evidente contrasto con la libertà di espressione e con i principi liberali aveva spinto a portare questa disposizione dinnanzi alla Corte Costituzionale, che però aveva rigettato tali critiche, sostenendo che le disposizioni richiamate, per quanto limitanti, fossero una ragionevole conseguenza di un sistema elettorale proporzionale a lista bloccata, in cui quindi, era data rilevanza all’appartenenza a un partito, piuttosto che al singolo candidato. Imponendo il vincolo di mandato, poi, si garantiva il rispetto dell’esito proporzionale delle elezioni, evitando così la migrazione di parlamentari dai partiti minori a quelli maggiori.

Il dibattito su questo vincolo, nonostante l’avvallo della Corte Costituzionale, non si è sopito e anzi nel 2003 ha portato a una riforma costituzionale che ha aggiunto l’Allegato 6 A alla Costituzione. Questa modifica prevedeva che gli eletti di entrambe le assemblee, che fossero divenuti membri di un nuovo partito, non avrebbero perso il proprio seggio se:

1) avessero cambiato partito durante due momenti di quindici giorni (floor-crossing window), fissati nel secondo e nel quarto anno della legislatura, al massimo una volta per periodo;

2) e se coloro che abbandonavano il partito, singolarmente o insieme ad altri, avessero rappresentato almeno il 10% dei seggi del partito di nomina.

Si consentiva, inoltre, durante queste finestre temporali di fondere più partiti, costituendo così un’unica entità politica o scindere un movimento politico creandone più di uno, a patto di informare lo Speaker di questi mutamenti. La divisione di un partito, tuttavia, era consentita se coinvolgeva almeno il 10% dei rappresentanti della formazione originaria. Questo requisito numerico non era richiesto per i partiti che avevano meno di dieci deputati e andava, ovviamente, a favorire i gruppi più piccoli, mentre risultava quasi impossibile ottenere il consenso ad abbandonare il partito in quelli più numerosi. Era, infine, prevista la decadenza dal seggio nel caso in cui, avviata la procedura per mutare partito, si fosse incorsi in un errore procedurale che avesse reso nulla la domanda.
La disciplina regolamentare non aggiunge nulla a queste previsioni costituzionali, né disciplina entità definibili come gruppi parlamentari. Gli eletti, coerentemente con il vincolo di mandato imposto e re-imposto, come si dirà in seguito, vengono automaticamente suddivisi all’interno dell’aula nei partiti con cui hanno partecipato alle elezioni, senza la necessità di alcune comunicazione in merito. L’unica forma di raggruppamento esistente è quella presente all’interno del NCOP, dove i parlamentari, per i voti riguardanti le province, vengono suddivisi per delegazioni provinciali.

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Informazioni tesi

  Autore: Elia Ammirati
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lara Trucco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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Parole chiave

parlamento
art. 67
libero mandato
gruppi parlamentari
transfughismo
vincolo di mandato

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