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Il fenomeno della Massoneria e la sua condanna da parte della Chiesa Cattolica

La Loggia P2 e “gli anni di piombo”. Le inchieste sulla Massoneria deviata

Gli anni Settanta, nella storia d'Italia, sono stati sicuramente tra i più martoriati per una lunga stagione di stragi, omicidi mirati e tentativi di colpi di stato. Il 16 marzo 1978 l'Italia assiste sconvolta al delitto più grave della storia repubblicana: quello di Aldo Moro, che evidenziò un modo diverso di fare politica, sostenuto da una strategia golpista e stragista; il 20 marzo 1979 a Roma viene ucciso il giornalista Mino Pecorelli, direttore dell'agenzia Op, legata ai servizi segreti; la mattina del 18 marzo 1980, un mese dopo l'assassinio di Bachelet, le Brigate Rosse eseguirono un'altra condanna selettiva: quella di Girolamo Minervini, magistrato di Cassazione; il 31 dicembre 1980 fu la volta del generale dei carabinieri, Enrico Galvaligi, collaboratore di Dalla Chiesa che verrà ucciso due anni dopo, ed infine il 2 agosto dello stesso anno avvenne alla stazione di Bologna uno dei più gravi atti terroristici della storia del nostro paese. Nel suo memoriale, scritto mentre era ostaggio delle Brigate Rosse, lo stesso Moro ebbe a dire: «certo è un intrigo difficile da districare e le cui chiavi presumibilmente si trovano in qualche organizzazione specializzata probabilmente al di là del confine. Si tratta di vedere in quale misura nostri uomini politici possano aver avuto parte e con quale tipo di conoscenza e di iniziativa». Una organizzazione che si presume abbia una capacità di influire in diversi campi: da quello politico a quello militare, dalla finanza alla comunicazione e il sospetto della sua concreta esistenza venne anche al Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, che nello stesso periodo aveva confidato ad un suo collaboratore «di sospettare dell'esistenza di un accordo operativo tra destra, criminalità organizzata, massoneria e servizi segreti». Emergerebbe da queste testimonianze, che un ruolo chiave in alcune vicende cruciali della storia nazionale sia stato ricoperto da un organismo sovranazionale, spesso indicato con il nome della Massoneria, la cui azione non solo spirituale o benefica, ma anche politica e istituzionale, avrebbe subito una decisa accelerazione proprio in quegli anni. I liberi muratori si sono sempre difesi da tali “insinuazioni”, respingendo queste posizioni come frutto di antichi pregiudizi clericali, messi in campo dalla forte influenza in Italia dei “cattocomunisti”.

Ma il “pregiudizio antimassonico”, è stato alimentato in primo luogo da alcune vicende scoppiate all'interno della stessa Massoneria, che hanno svelato una certa ambiguità e doppiezza di intenti nel suo operato. Quando viene alla luce l'esistenza della loggia P2 nel 1981, l'associazione appare proprio come un «sistema complesso e organico di fittissime relazioni – tra mondi, ambienti, istituti, società, ordini, corpi, enti, tra i quali si sono venuti instaurando gerarchie, discipline, regole, persino fori e codici – che ha tutte le caratteristiche dello “Stato nello Stato”, ossia di un'organizzazione proteiforme, privata e segreta, rivolta all'usurpazione continua e sistematica dei poteri pubblici». Dinanzi all'opinione pubblica e alla Magistratura, si svelò pertanto un volto della Massoneria che poco aveva a che fare con le finalità antiche e nobili basate sull’elevazione umana e spirituale e sulla fratellanza, ma che mostrava al contrario i tratti di un sistema complesso di intrighi politici e sociali, di giochi di potere e di infiltrazioni anche tra i vertici dello Stato. Fu proprio dall'inchiesta della Commissione parlamentare sul caso Sindona, presieduta dall'on. Francesco De Martino, che emersero le prove di quanto la democrazia italiana fosse inquinata. Molti aderenti alla loggia di Gelli si iscrissero unicamente per fare carriera, con lo scopo di ottenere posti di responsabilità o protezioni politiche, dal momento che attraverso la Loggia P2 venivano mossi i fili politici del paese, affidate cariche pubbliche e mossi interessi finanziari, in modo parallelo all'azione ordinaria dello Stato.
Quando lo scandalo scoppiò, gli alti dignitari della Libera Muratoria italiana presero le distanze da quanto accaduto, sostenendo più volte che la loggia di Licio Gelli altro non fosse che una “deviazione” non autorizzata e nemmeno conosciuta dai vertici; lo stesso Gran Maestro Armando Corona, dinanzi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso P2, definì la loggia come “un circolo privato” di Licio Gelli. Fu chiaro però alla Commissione, che la P2 rappresentasse una soffocante ragnatela tesa allo stravolgimento dell'assetto democratico, i cui legami anche con il mondo criminale, sembravano emergere dalle indagini in modo sempre più evidente.

Molto in passato si è parlato difatti del rapporto criminalità organizzata-massoneria deviata, da cui la Libera Muratoria ufficiale si è sempre tirata fuori. La cooperazione mafia-massoneria ha un senso ed è efficace, secondo gli investigatori, soltanto se le logge rappresentano una sorta di copertura internazionale per le cosche, una sorta di passaporto che possa garantire a queste ultime il mantenimento di una fitta rete di contatti. Le accuse più pesanti sostenevano che la presenza di Obbedienze “spurie” o irregolari non costituisse altro che un espediente atto a mantenere pulita l'immagine della Massoneria ufficiale, come lo stesso Giuliano Di Bernardo, già Gran Maestro del GOI, ebbe a dire. Egli infatti stava già lavorando intorno all’ipotesi della costituzione di una nuova Obbedienza e quando il 16 aprile 1993 abbandonò il Grande Oriente d'Italia, lasciò una dichiarazione molto eloquente, secondo la quale all’origine della politicizzazione delle logge risiede proprio quella assurda pretesa di voler contare nelle vicende della società italiana, «e così, anno dopo anno, la nostra Comunione si è allontanata dai principi autentici della Massoneria universale e ha inseguito illusioni pericolose che hanno portato, tra l'altro, alle vicende della Loggia P2». Poche ore dopo aver rassegnato le dimissioni, Di Bernardo fondò la Gran Loggia Regolare d'Italia, la nuova Obbedienza che decise di adottare il rituale inglese Emulation.
Più tardi, nel 2016, i lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali - istituita con la legge 19 luglio 2013, n.87, presieduta da Rosy Bindi - si concentrarono su Palermo e Trapani, per indagare sul rapporto tra Cosa nostra e Massoneria in Sicilia. Si decise a tal proposito di sequestrare tutti gli elenchi degli affiliati alle quattro principali Obbedienze massoniche italiane e si dispose altresì il sequestro di tutti gli “atti di interesse” rilevanti per le indagini. La Commissione giunse alla seguente conclusione: «l’organizzazione delle obbedienze massoniche si presenta al proprio interno come sostanzialmente segreta, con caratteri che richiamano quelli propri delle organizzazioni criminali mafiose», raccomandando al legislatore di vietare agli iscritti ai partiti politici e a tutti i dipendenti pubblici di accedere alla Massoneria.

Esula, ovviamente, dagli obiettivi e dalla natura del presente lavoro, ogni nota di ricostruzione storica dello stragismo, del rapporto Cosa nostra-massoneria, delle connivenze tra poteri ed organizzazioni esistenti in quel periodo. Preme sottolineare soltanto ciò che potrebbe aiutare a comprendere meglio il tema affrontato, anche alla luce degli avvenimenti recenti, che sicuramente hanno contribuito ad un ulteriore allontanamento tra Massoneria e Chiesa. Di Bernardo, con uno dei suoi primi atti, intese porsi in maniera accogliente nei confronti della Chiesa, decidendo di convocare il primo incontro della nuova Obbedienza all’Angelicum di Milano e il suo tentativo di dar vita ad una Massoneria “sana” fu visto con simpatia da vasti settori dell'opinione pubblica.
Anche il GOI si trovò, dopo il terremoto della P2, ad affrontare l’esigenza di un rinnovamento urgente, per riscattare la sua immagine e ritornare agli antichi principi su cui si fondava. Il compito consisteva nel rendere la Libera Muratoria più aperta all'esterno, meno protesa alla segretezza, capace di riconquistare il consenso ed il fascino di un tempo. Obiettivi questi portati avanti con convinzione anche dall'attuale Gran Maestro del GOI, Stefano Bisi, giunto al suo secondo mandato consecutivo.

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Salomone
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale
  Facoltà: Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale
  Corso: Filosofia-Teologia
  Relatore: Sergio Tanzarella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

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