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La Malinche e il Potere della Parola

La Malinche degli indigeni

Avendo avuto un ruolo fondamentale nella storia della conquista del Messico, la Malinche è un personaggio importante sia nella cultura delle popolazioni indiane, sia nella produzione delle cronache spagnole dell’epoca. Ella rappresenta un personaggio femminile in evoluzione parallelamente alla storia del suo popolo, poiché dalla fusione delle due culture, quella indigena e quella spagnola, nascerà una nuova produzione letteraria meticcia e una nuova Malinche che incarna, fino ai nostri giorni, tutte le problematiche di un popolo assalito, violentato, conquistato, alla ricerca della propria identità, alla ricerca della proprio riscatto.

Nelle fonti di derivazione indigena la Malinche è rappresentata come «la divinità in grado superlativo».

Il dono straordinario della parola che ella possiede, la capacità di tradurre e di comunicare con gli spagnoli-dèi la eleva a un piano superiore. In un mondo in cui le donne non avevano voce, perché relegate alla condizione di madri o schiave, ella, servendosi della sua, è interprete e per giunta donna e quindi dotata di poteri straordinari. Questa donna che si rende comunque responsabile del tradimento del proprio popolo è all’inizio considerata nella cultura del popolo stesso a cui appartiene non come una figura negativa, ma come una figura straordinaria, poiché secondo la loro visione ciclica della storia, proprio grazie alle sue straordinarie e sconvolgenti capacità di interprete, ella rappresenta il tramite tra loro e lo spagnolo-dio; e da un punto di vista temporale tra il tempo che conoscevano e un nuovo tempo di cui non riescono a darsi una giustificazione.
Anche i loro dèi sono diventati muti. Moctezuma infatti cerca disperatamente di interpretare i segni e chiama a raccolta tutti i suoi sacerdoti-indovini. Egli si infuria e quando riceve notizie negative li fa uccidere. Da quel momento in poi i maestri-interpreti non parlano più per paura di fare la stessa fine e quindi anche gli dèi si ammutoliscono. È come se gli aztechi scoprissero un nuovo mondo, un tempo sconosciuto, prima di allora mai vissuto, nel loro stesso mondo.
Tutto questo determina una paralisi, essi sono confusi, spiazzati, incapaci di reagire e di combattere contro l’ignoto. Non riuscendo a spiegarsi il presente, essi volgono lo sguardo al passato; di qui ne consegue la diretta associazione della Malinche con una dea della propria cultura. È per esempio, in alcune danze folkloristiche mesoamericane che ella viene associata alla dea indigena Matlalcuye, protettrice dell’acqua e della fertilità. Ci offre una testimonianza lo stesso fatto che all’epoca della conquista, il vulcano nei pressi di Tlaxcala si chiamava appunto Matlalcuye, con il nome della dea, mentre oggi si chiama Malinche. Troviamo ancora una volta questo riferimento all’acqua in un’antica leggenda di Tacuba, secondo la quale la Malinche, che qui appare come un’ondina, creatura mitologica legata all’acqua, è la custode del mitico tesoro di Moctezuma che si trova a giacere sul fondale di uno stagno. [...]

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La Malinche e il Potere della Parola

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Informazioni tesi

  Autore: Emma Aurora Azzini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Martha L. Canfield
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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