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Cattolicesimo ed Estremo Oriente in età contemporanea: rapporti diplomatici tra Giappone e Santa Sede fra ‘800 e ‘900

La Missione Pontificia per l’incoronazione dell’Imperatore

Agli inizi del 1916 giunse in Giappone mons. Petrelli, Delegato Apostolico presso le isole Filippine. Suo compito era presentare all’Imperatore una lettera congratulatoria del Pontefice per la sua solenne incoronazione. I documenti che abbiamo riguardo a questa missione ci mostrano come il diplomatico vaticano non si sia limitato ad incontrare l’Imperatore, ma si sia anche preoccupato, come del resto aveva già fatto a suo tempo mons. O’ Connell, di studiare la realtà locale per trasmettere a Roma informazioni concernenti la situazione e le problematiche della Chiesa nipponica.
Mons. Petrelli sbarcò a Nagasaki il 30 gennaio, dove fu accolto dal vescovo e dalle autorità civili. Da lì procedette fino a Kobe, dove giunse il primo febbraio. Essendo stato stabilito che, a partire dal suo arrivo in questa città, il Delegato sarebbe stato trattato come ospite dell’Imperatore, venne accolto dal signor Yoshida, membro della corte e maestro di cerimonie. Il viaggio da Kobe a Tokyo avvenne in treno, su di una apposita carrozza destinata dalla corte imperiale al Delegato ed al suo seguito, in compagnia del signor Yoshida, dell’arcivescovo di Tokyo e dei vescovi di Kobe e Nagasaki. Giunto a Tokyo mons. Petrelli venne accolto in stazione da una rappresentanza delle autorità locali, tra cui il vice ministro degli esteri ed il sindaco della città. Dalla stazione il Delegato raggiunse il proprio alloggio, messo a disposizione dall’Imperatore, sul cocchio di corte.
L’Imperatore, che all’arrivo del Delegato si trovava presso la propria residenza estiva ad Hayama, il giorno seguente rientrò in città appositamente per incontrarlo. Raggiunto il palazzo imperiale il sovrano si affrettò ad insignire mons. Petrelli del Primo Ordine del Merito e del Gran Cordone del Sol Levante, e ad invitarlo al ricevimento d’udienza, cui il Delegato si recò immediatamente su di un cocchio imperiale cui uno squadrone di Lancieri della Guardia faceva da scorta d’onore.
L’udienza si tenne verso mezzogiorno, e fu estremamente cordiale, e a questa seguì una colazione nel corso della quale mons. Petrelli ebbe così occasione d’incontrare diversi personaggi chiave dell’Impero. I festeggiamenti in onore del Delegato, che frattanto ne approfittava anche per conoscere meglio la capitale e le realtà cattoliche che si trovavano all’interno di essa, proseguirono ancora per qualche giorno concludendosi il 5 febbraio. Quel giorno il barone Ishii, ministro degli esteri, diede un grande banchetto in onore di mons. Petrelli nella propria residenza ufficiale. Con tale atto si concluse la missione diplomatica del Delegato, ma prima di abbandonare il paese questi ne visitò le diocesi, per rendersi meglio conto della situazione in cui si trovava la Chiesa nell’Impero.
L’episcopato giapponese fu estremamente soddisfatto dei risultati ottenuti da mons. Petrelli e infatti presso l’archivio della Congregazione di Propaganda fide troviamo rapporti entusiastici. L’arcivescovo di Tokyo notava come il Delegato fosse stato accolto con onori tali che non erano stati riservati nemmeno all’inviato della Russia, in mezzo al consenso generale senza che avessero nulla da ridire neppure i religiosi buddisti; il vescovo di Osaka, sottolineando gli enormi cambiamenti che erano intervenuti dal tempo in cui era giunto in Giappone 43 anni prima, quando ancora i cristiani rischiavano persecuzioni, si compiaceva del fatto che mons. Petrelli avesse ricevuto l’onorificenza del Sol Levante; il vescovo di Hakodate definiva quello ottenuto dal Delegato un successo prodigioso.
Mons. Petrelli, terminata la sua missione, aveva maturato una chiara convinzione, probabilmente formatasi in occasione dei suoi colloqui con i responsabili della Chiesa nipponica: era ormai necessario aprire una Delegazione Apostolica in Giappone.

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Belletti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Storia
  Relatore: Annibale Zambarbieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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Parole chiave

giappone
chiesa
cattolicesimo
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cattolica
santa sede
propaganda fide
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