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Educazione, scuola e progresso sociale nel pensiero pedagogico di John Dewey

La questione pedagogica nella riflessione politica di Dewey

Nella complessa biografia intellettuale di Dewey, che si riflette in una produzione oltremodo articolata, una funzione di raccordo può essere svolta proprio dalla questione pedagogica.
Il forte legame tra pedagogia e politica rappresenta infatti una dimensione determinante del suo pensiero, nel quale il rapporto tra educazione e democrazia è una costante imprescindibile. Per seguirne l'evoluzione nella riflessione politica del pedagogista statunitense è stata recentemente proposta una suddivisione del suo percorso in tre momenti paradigmatici, legati alla pubblicazione di tre scritti altrettanto importanti: Etica della democrazia (1888), Democrazia e educazione (1916) e Liberalismo e azione sociale (1935).
Tali opere ci permettono d'individuare nella biografia dell'autore una fase giovanile, una matura e una tarda, aiutandoci a ricostruirne lo sviluppo in relazione ai relativi contesti storico-sociali, che in un pensatore come Dewey, attento alle sfide culturali del proprio tempo, assumono sempre un valore significativo.

L'opera giovanile Etica della democrazia (1888), che «costituisce la matrice originaria del suo interesse per le problematiche relative alla democrazia ed al suo rapporto con l'educazione», ci mostra uno studioso ancora legato all'idealismo hegeliano, centrale nella sua prima formazione.

Il periodo storico di riferimento è quello dell'età dorata (1869-1896), nella quale lo sviluppo economico, alimentato da un liberalismo laissez faire, è travolgente, ma anche accompagnato da numerose contraddizioni sociali. La democrazia americana fatica a mostrarsi realmente universalista e il protrarsi delle discriminazioni etniche e delle disuguaglianze sociali è la testimonianza della mancata affermazione degli ideali democratici di Thomas Jefferson. È in questo scenario che Dewey manifesta la necessità di tutelare lo spirito della democrazia, preservandola da interpretazioni elitiste o formaliste, e lo fa con l'opera in questione, argomentando le sue posizioni sul tema, che rimarranno le stesse anche nelle produzioni successive.

Per il filosofo statunitense la democrazia non può essere considerata soltanto una forma di governo né tantomeno una forma instabile, perché la società, in quanto organismo collettivo nel quale gli individui possono essere concepiti come isolati dal proprio ambiente sociale soltanto per astrazione, trova in essa la garanzia di una volontà comune, «la cui realizzazione è basata sulla formazione di una maggioranza attraverso un processo di libera discussione, entro il quale sono considerate anche le prospettive delle minoranze». La democrazia è quindi la forma di governo più stabile in quanto fondata sul maggiore consenso possibile, ma soprattutto è un sentimento condiviso dalla comunità, una visione etica in cui ogni uomo è un fine in sé stesso e la società deve tutelarne e promuoverne la piena realizzazione. Uguaglianza e pari opportunità implicano la subordinazione dell'economia all'etica e la centralità acquisita dallo sviluppo della personalità (di ogni cittadino) nella costruzione di una società democratica il legame tra pedagogia e politica.

Nel 1894 Dewey si trasferisce all'Università di Chicago, dove rimarrà fino al 1904, entrando in contatto con i conflitti sociali che animano la città e collaborando con la Hull House di Jane Addams.
È in questo periodo che fonda la scuola-laboratorio (1896) e procede alla stesura dei primi scritti rilevanti in ambito educativo: Il mio credo pedagogico (1897) e Scuola e società (1899). Nel primo vengono trattati i punti chiave della sua pedagogia, elaborati in cinque articoli: la dimensione sociale e psicologica dell'educazione; la scuola come ambiente sociale, in continuità con quello familiare; la necessità di legare l'insegnamento delle discipline all'esperienza concreta del bambino; la centralità del soggetto e dei suoi interessi nei processi educativi; il legame tra la scuola ed il progresso sociale, sia in una prospettiva individuale che comunitaria. Nel secondo, che sarà analizzato più attentamente nel prossimo capitolo, la definizione dei principi pedagogici ha invece un taglio maggiormente esperienziale ed il riferimento alle sperimentazioni della scuola-laboratorio è esplicito.
L'impatto dell'opera è significativo e dalla sua pubblicazione un numero sempre maggiore di educatori «ha cominciato a dubitare, come non era mai accaduto in passato, della validità dei metodi e della organizzazione scolastica tradizionale». Lungo tutta la fase giovanile, infine, hanno luogo nel percorso intellettuale del pensatore americano una serie di trasformazioni che lo guideranno verso riflessioni più mature e personali e che possono essere sintetizzate in tre transizioni fondamentali: dall'idealismo allo strumentalismo; dall'assolutismo allo sperimentalismo; dallo spiritualismo al naturalismo. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Educazione, scuola e progresso sociale nel pensiero pedagogico di John Dewey

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Nucciotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scenze dell'Educazione
  Relatore: Francesca Borruso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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