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Oltre il binarismo di genere a scuola. Racconti di vite di persone in transizione

La situazione delle persone omosessuali nell’Italia post-unitaria

Prima della già citata L.164/1982, la vita in Italia delle persone transgender fu caratterizzata da una politica basata sulla strategia della tolleranza repressiva, come riportato da Maria Carolina Vesce in Altri transiti (2017).
Nell'Italia post-unitaria, con l'estensione degli articoli 420 e 425 del codice penale sabaudo a tutto il neonato Regno d'Italia, vennero abrogati i precedenti codici napoleonici in materia dei reati contro il buon costume (art. 420) e delle relazioni contronatura (art.425) nonostante l'esistenza di una regolamentazione in materia, la "gestione" del fenomeno dell'omosessualità venne lasciata in mano agli ormai ex-Stati della penisola italiana.

Questa situazione continuò fino al 1889, anno in cui venne promulgato il Codice Zanardelli, nel quale si ripresero le disposizioni napoleoniche in materia di omosessualità, secondo le quali i cittadini del Regno non erano perseguibili per le loro relazioni omosessuali, a patto tuttavia che rimanessero private e non fossero dunque motivo di pubblico scandalo. Con l'uscita del Codice Zanardelli venne dunque abrogato l'articolo 425 del codice penale sabaudo, mentre rimase in vigore l'art. 420. Tale decisione fu dettata dalla scelta politica di demandare alla Chiesa la repressione degli atti ritenuti immorali. Questa strategia politica continuò con il governo giolittiano e si acuì con quello fascista.

Durante il regime fascista venne adottata infatti una politica negazionista: non si legiferò direttamente contro il reato di omosessualità, in quanto "il turpe vizio, che si sarebbe voluto colpire, non è così diffuso in Italia da richiedere l'intervento della legge penale"2 come dichiarò l'allora Ministro della Giustizia Alfredo Rocco in occasione della decisione di non includere le disposizioni penali in materia di omosessualità in quello che poi sarebbe diventato il Codice Penale Italiano. La legge fascista andò dunque a colpire le "manifestazioni pubbliche" dell'omosessualità, come l'essere effeminati e, dunque, il travestitismo, con l'emanazione, nel 1931, del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), in particolare con l'articolo 85, attraverso il quale "il fascismo si dotò comunque di alcuni strumenti utili a marginalizzare le persone ritenute pericolose per la sanità della razza: tra questi, quello che maggiormente fu utilizzato per colpire le persone omosessuali fu il confino comune" (Vesce, 2017, p. 86).

In base al Testo Unico, la polizia, alla quale bastava semplicemente l'accusa di scandalo pubblico da parte di un funzionario di Pubblica Sicurezza, poteva escludere dalla convivenza sociale tutti coloro i quali erano ritenuti colpevoli di aver commesso reati contro la cosiddetta "razza". È visibile quindi come, anche nel caso dell'omosessualità, l'Italia fascista cerchi di "scimmiottare" la legge del Terzo Reich, dove invece era in atto una vera e propria persecuzione contro gli omosessuali, definita poi negli anni a venire come omocausto.

Se infatti nell'Italia giolittiana e fascista non era ancora presente una comunità omosessuale compatta e organizzata, in Germania, terra dove nacque lo stesso termine omosessuale, quella che poi sarebbe diventata la comunità LGBT tedesca cominciava a essere presente anche nel campo scientifico già negli anni del Secondo Reich, attraverso la pubblicazione di vari articoli.3 Per il regime nazista, al fine di preservare la razza ariana, fu dunque necessario mettere in atto un'opera capillare di sterminio contro gli omosessuali di tutti i Paesi conquistati, con particolare attenzione a quelli appartenenti alla comunità tedesca, spedendoli nei campi di sterminio e marchiandoli con il triangolo rosa.
 
Ritornando al contesto italiano, in particolare a quello siciliano, negli anni compresi tra il 1936 e il 1939, grazie all'attività di alcuni prefetti e questori, venne messa in atto una capillare repressione dei comportamenti omosessuali, come testimoniato dalla relazione del questore Alfonso Molina - convinto di ritrovare tracce della pederastia attraverso la particolare conformazione anale di quelli che poi sarebbero stati i confinati - e dalle testimonianze delle persone confinate dallo stesso questore nell'isola di San Domino – i quali negli anni a venire avevano poi affermato la presenza anche di omosessuali attivi all'interno del gruppo di confinati dell'isola (Vesce, 2017).

2 G. Dall'Orto, Il paradosso del razzismo fascista verso l'omosessualità, cit. in M.C. Vesce, Altri transiti. Corpi, pratiche, rappresentazioni di femminielli e transessuali, Milano, MIMESIS EDIZIONI, 2017
3 Si fa particolare riferimento ai lavori e all'attività di Karl Heinrich Ulrichs, Karl Maria Benkert, Richard Von Krafft-Ebing e Magnus Hirschfeld a cavallo tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Oltre il binarismo di genere a scuola. Racconti di vite di persone in transizione

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Informazioni tesi

  Autore: Melissa Reani
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Stefania Pontrandolfo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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