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Il Diritto di Autodeterminazione dei Popoli e il Diritto dello Stato all’Integrità Territoriale nella Crisi di Crimea

La storia dell’autodeterminazione

Ogni diritto prima di poter essere definito tale nel senso più moderno del termine, subisce una gestazione più o meno lunga, più o meno definitiva.
Il romantico rimando ai dettami di Hammurabi come primo esempio di una codificazione effettiva ricorda come l’uomo, in quanto creatura sociale, abbia sempre cercato la sicurezza della legge, lasciando ai caffè parigini e ginevrini le discussioni filosofiche riguardo pacifico stato naturale. La continua evoluzione della legge e dei diritti da essa imbrigliati, sono stati temprati dalla storia dei villaggi, delle città, degli Stati ed infine dai rapporti internazionali, un processo che si è dispiegato attraverso più di 6000 anni. E l’autodeterminazione, per quanto fu definita come diritto nel XIX secolo, ha sicuramente avuto una personale evoluzione storica.
L’autodeterminazione dei popoli rientra in quella famiglia di diritti che hanno trovato nel periodo contemporaneo il loro periodo di sviluppo più forte, ma la lotta per affermare una propria indipendenza come popolo è un concetto giuridico che può tracciare la sua origine agli arbori dei primi imperi.

Quando lo Stato nazionale moderno si affermò (tradizionalmente indicato come quello sviluppatosi dopo il trattato di Westphalia nel 1648) il sistema internazionale mutò con esso, adattandosi alle caratteristiche dei suoi nuovi elementi. Le nazioni divennero legate alle popolazioni che risiedevano nel loro territorio e con le quali si indentificavano in un rapporto di muto rafforzamento: ad esempio un francese era francese perché apparteneva a quella nazione, nel medesimo tempo la Francia era la nazione di tutti i francesi. La nascita degli aggettivi nazionali cementò anche l’idea di una netta divisione tra il “noi” e “loro”.
Ciò non significa che le società fossero generalmente e completamente omogenee, anzi l’idea di “nazionalità” lasciava molte zone d’ombra formate da chi non si riconosceva pienamente in alcuni popolazioni.
Ma sarà solo nel tardo 1700 che avremo le prime vere e proprie invocazioni ad una arcaica autodeterminazione dei popoli. L’idea di nazione creò aspettative per alcune entità che volevano ottenere una dignità maggiore e che erano rimaste nell’ombra degli Stati coloniali (si vedano le 13 colonie quali) o in rottura con il sistema politico dello stato (Rivoluzione francese) o entità multiculturali, religiose ed etniche che cadranno sotto il peso delle proprie diversità (rivolte nell’Impero Ottomano).

Tali autodeterminazioni si possono dividere in:
* Grandi auto-determinazioni tra il 1700-1800 (più incentrate sull’idealismo e le rivoluzioni delle forme di governo)
* Le autodeterminazioni a seguito delle due guerre mondiali (principalmente incentrate sul crollo delle colonie e la loro autodeterminazione come nuovi Stati)
* Il nuovo ordine mondiale (l’autodeterminazione abbraccia progressivamente un campo più ampio di applicazione includendo il crollo dell’URSS e della Jugoslavia)

Uno dei primi documenti che si possono poeticamente definire come “autoaffermazione di un popolo” è la costituzione americana, che rientra nel “primo gruppo” di autodeterminazioni:

We the People of the United States, in Order to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquillity, provide for the common defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity, do ordain and establish this Constitution for the United States of America.

Tali parole verranno poi similmente espresse dalla costituzione francese del 1791:

L’Assemblée Nationale voulant établir la Constitution française sur les principes qu'elle vient de reconnaître et de déclarer, abolit irrévocablement les institutions qui blessaient la liberté et l'égalité des droits

In entrambi questi documenti, si può percepire l’idea di un movimento anti-tirannico, fondati su diritti comuni e il loro testo segnerà l’inizio di periodo nuovo della storia umana, coinvolgendo migliaia di individui e forti ideologie. Tuttavia, non tutte le rivolte che si legarono ad un’idea di libertà per un determinato popolo ottennero un supporto internazionale, inoltre una rivoluzione veniva poi spesso riconosciuta come un’azione giustificabile di un popolo in cerca di libertà solo se quest’ultimo riusciva nel suo intento; in caso contrario esse venivano ridimensionate a semplici insurrezioni alle quali un governo centrale poteva rispondere con la forza che riteneva necessaria.
Sebbene il principio per cui un popolo aveva il diritto di combattere per i diritti e nazionalità sembrava essere all’inizio un’esclusività degli stati europei e occidentali, la storia lo spinse a modificarsi, includendo nuove realtà e divenendo anche un elemento importante dei grandi sconvolgimenti europei del XX secolo.

La Prima guerra mondiale, ad esempio, nacque dal tentativo di un giovane Gavrilo Princip di vendicare la mancata autodeterminazione della Serbia; la Seconda guerra mondiale ebbe la prima scintilla nelle pretese da parte di Berlino di difendere la popolazione di origine tedesca dei Sudeti. L’autodeterminazione non fu causa di guerre solo in Europa, ma in tutto il mondo. Il richiamo a radici etniche, linguistiche e religiose comuni era facilmente politicizzabile, e strumentalizzabile, facendone a un diritto molto pericoloso per la sicurezza degli stati per molto tempo e anche per questi motivi la comunità degli Stati ha sempre visto con occhio critico una formalizzazione di questo principio. Alla fine della Seconda guerra mondiale un ordine internazionale sembrava ormai aver preso piede e di nuovo l’autodeterminazione influì sull’evoluzione politica del post-45, e nello specifico nel contesto delle colonie.
Durante il 900 le colonie erano ancora ampliamente sfruttate, frutto dell’idea della missione sacra del vecchio continente di “civilizzare”. Le potenze europee avevano iniziato a colonizzare svariate aree del mondo già dal 1400, ogni colonia accresceva la ricchezza e il prestigio della madrepatria e assicurava un bilanciamento tra le grandi potenze come Francia, Inghilterra e Spagna.
Saranno solo gli sconvolgimenti e mutamenti sociali della Prima guerra mondiale ad assicurare una prima considerazione delle realtà coloniali come meritevoli di un’attenzione politica maggiore e ci volle poi la seconda guerra per ottenere un concreto supporto all’idea della decolonizzazione.

Le guerre europea favorirono uno sviluppo di identità nazionale e sociali autentiche, che iniziarono a volersi autogovernare, richiamando il principio dell’autodeterminazione dei popoli. In aggiunta un altro gigante politico iniziò lo stesso principio: l’Unione Sovietica. Mosca e l’URSS, supportarono qualsiasi movimento di rivolta di stampo socialista nel mondo, sostenendone la legittimità nell’autodeterminazione, come sostenuto dallo stesso Vladimir Lenin suoi scritti.
Le guerre mondiali, la decolonizzazione e la Guerra Fredda, hanno incluso l’autodeterminazione in numerosi passi del loro sviluppo a più livelli (e anche nelle proprie conseguenze). Per queste ragioni, è chiaro come la selfdetermination si sia legata indissolubilmente alla politica mondiale; essa è al contempo un diritto che non può essere ignorato ma anche un elemento molto difficile da analizzare e definire in termini generali e decontestualizzati.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Diritto di Autodeterminazione dei Popoli e il Diritto dello Stato all’Integrità Territoriale nella Crisi di Crimea

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Tosio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Alessandra Pietrobon
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

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geopolitica
diritto internazionale
politica internazionale
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crisi internazionali
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crimea
autodeterminazione dei popoli
tensioni politiche

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