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IL DELITTO DI TORTURA - Processo storico e analisi critica di una fattispecie di reato a lungo attesa

La tortura in epoca contemporanea

Negli ultimi due secoli un grande movimento abolizionista ha tentato di sopprimere definitivamente la tortura. Come si è visto l'influenza delle parole di Cesare Beccaria, Montesquieu e Voltaire ha portato all'abolizione della tortura in gran parte degli Stati europei e ai primi dell'Ottocento si poteva ormai affermare che questa pratica era caduta in disuso. In realtà più che essere scomparsa, si è trasformata diventando spesso una pratica clandestina adoperata anche dal potere sovrano.

In alcuni ordinamenti rimase la previsione dell'obbligo penalmente sanzionato per l'imputato di sottoporsi all'interrogatorio. In tal caso si può dire che la tortura sopravvisse sotto le vesti di forma sanzionatoria perché vi era la facoltà di mentire ma non il diritto al silenzio. Il rifiuto da parte dell'imputato infatti comportava la punizione corporale. In altri ordinamenti invece venne sostituita con la promessa di vantaggi per ottenere la confessione, con particolare riferimento al nome dei complici, con la stessa conseguenza di produrre dichiarazioni inaffidabili. Infine la tortura rimase nella prassi illegale, modificando in alcuni casi la sua funzione. Dagli esempi che seguiranno si vedrà come quasi tutti gli ordinamenti vi hanno comunque fatto ricorso sia nella forma di prassi poliziesca che di prassi politica. Quest'uso della tortura, quale strumento per reprimere non solo il crimine ma anche gli oppositori politici e le minoranze perseguitate, rimase per lungo tempo sommerso, fino a quando, circa un secolo e mezzo dopo la sua scomparsa, essa tornò prepotentemente sulla scena, portata alla luce dagli orrori della prima e seconda guerra mondiale. La reazione a tali atrocità tuttavia non tardò ad arrivare e per evitare che simili orrori si ripetessero in futuro, la tortura venne fortemente stigmatizzata dall'opinione pubblica internazionale diventando tema centrale del diritto internazionale. Il primo attestato transnazionale della proibizione della tortura si ebbe con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, che all'articolo 5 scrive: “nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti e punizioni crudeli, disumani o degradanti”. Queste parole, poi riprese dall'articolo 7 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e il Comitato ONU per i diritti umani del 1966, segnano il punto di partenza della condanna della tortura, sebbene si tratti di una norma di ius cogens, in quanto tale senza effetti pratici e facilmente aggirabile. Il divieto di tortura è riconosciuto in maniera analoga anche nei tre cataloghi regionali dei diritti umani attualmente esistenti, quello americano, quello africano e quello europeo. Sarà infatti l'Europa, patria della Shoah, a redigere un documento che per la prima volta prevede anche una sanzione. Si tratta della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950, il cui articolo 3 proibisce la tortura, e sul cui rispetto vigila la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo instaurata nel 1959. La proibizione assoluta della tortura viene espressamente ribadita anche con riferimento al contesto dei conflitti armati all'articolo 3 delle Convenzioni di Ginevra del 1949 che estende la protezione ai prigionieri di guerra, intesi come i combattenti legittimi che, nel corso di un conflitto armato internazionale, cadono nelle mani del nemico. Il traguardo più importante però verrà raggiunto nel 1984, con la stipulazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che, sul modello della Dichiarazione del 1975, elabora una definizione generale di tortura e introduce un divieto assoluto nel secondo articolo: “nessuna circostanza eccezionale, qualunque sia, si tratti di stato di guerra, di instabilità politica interna o di qualsiasi altro stato eccezionale, può essere invocata in giustificazione”. Decisiva è stata anche la creazione del Comitato ONU contro la tortura atto a vigilare sul rispetto di tale disposizione da parte degli Stati firmatari, sebbene in pratica abbia un raggio d'azione limitato. [...]

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IL DELITTO DI TORTURA - Processo storico e analisi critica di una fattispecie di reato a lungo attesa

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Del Prete
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Desiree Fondaroli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

tortura
trattamenti inumani e degradanti
613 bis cp
art. 3 cedu
convenzione onu 1984
cestaro v. italia
l. 110/2017

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