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Il modello di convivenza interetnica ed interculturale della Jugoslavia Comunista

Le Costituzioni della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia

L’assetto istituzionale della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia scaturito dalla fine della seconda guerra mondiale fu sancìto dalla Costituzione del 1946. La storia della Jugoslavia ha conosciuto però molte riforme costituzionali, richieste proprio dal difficile equilibrio interno e dalla ricerca di soluzioni sempre nuove ed al passo con i tempi per poter porre fine agli odi etnici e rafforzare il sentimento di unità nazionale.
Alla Costituzione del 1946 seguì una prima riforma costituzionale nel 1953, sulla scia della politica dell’autogestione in campo economico; una seconda riforma venne compiuta nel 1963, mentre un’ultima nel 1974. Queste riforme erano il sintomo più evidente della difficoltà di trovare un assetto politico-istituzionale ad una società così complessa come quella jugoslava.
Lo schema istituzionale descritto in queste Carte costituzionali era quello scaturito dalla lotta di liberazione nazionale e dalla ricostruzione postbellica. A livello federale vi era un organo parlamentare denominato Assemblea federale, suddiviso in due Camere distinte: il Consiglio Federale, ramo principale del parlamento, ed il Consiglio delle Nazionalità. Quest’ultimo soddisfaceva una delle esigenze più sentite all’interno della Jugoslavia, ovvero la rappresentanza delle diverse repubbliche e comunità che vi vivevano. Compito del Consiglio Federale, oltre alla legiferazione, era anche quello di verificare che le Costituzioni repubblicane rispettassero i principi sancìti da quella federale.
All’interno del Consiglio Federale c’erano anche delle commissioni tra le quali veniva ripartito il lavoro. Esse erano le commissioni Esteri, Organizzazione del potere, Economia Nazionale, Politica Sociale, Istruzione, Bilancio ed il Comitato legislativo per le immunità.
L’Assemblea Federale esercitava il diritto di nomina degli altri organi, quali il presidium, un vero governo di stampo sovietico di circa 35 membri, ed il Consiglio Esecutivo Federale.
Questi due ultimi organi rappresentavano il governo e l’amministrazione dello Stato. Le singole Repubbliche, le Province autonome ed i comuni avevano un’assemblea di carattere monocamerale, nel caso del comune chiamata Comitato Popolare. Il Comitato Popolare nasceva sulla falsariga di quella che era stata la principale unità d’azione politica locale della lotta partigiana. Questi comitati erano sorti in ogni zona liberata ed avevano costituito le prime forme di governo postbellico. È evidente che assunsero le funzioni che anche in altri Paesi hanno gli Enti amministrativi locali.
Pertanto i comitati vennero riproposti dopo la guerra proprio per sottolineare l’importanza del radicamento capillare del potere, nonché delle unità di base popolari. La legge sull’organizzazione dei Comuni ne ridusse, a metà anni cinquanta, il numero, tantochè nel 1962 ne esistevano ormai solo 581. La Repubblica Socialista che ne contava di più era la Serbia con 217 (di cui 49 in Voivodina e 28 in Kosovo), seguìta dalla Croazia con 111, dalla Bosnia-Erzegovina, con 106, dalla Slovenia con 66, dalla Macedonia con 61, ed infine dal Montenegro con 201.
La riforma del 1953 nasceva sulla falsariga della riforma economica del 1950, che introdusse il meccanismo dell’autogestione delle unità di produzione.
Questo nuovo sistema necessitava di una profonda riforma istituzionale, in quanto introduceva l’idea che lo Stato dovesse ridurre la propria presenza nel campo economico e lasciare quindi maggiore libertà all’iniziativa privata o, meglio, cooperativa. Ciò significava che si doveva anche ridurre la forte burocrazia tipica dei primi anni del dopoguerra, retaggio delle dinamiche staliniste introdotte in Jugoslavia subito dopo la fine del conflitto.
Per questo motivo venne abolito il presidium, retaggio del sistema sovietico, e fu sostituito con l’Ufficio della Presidenza della Repubblica, presieduto dal presidente Tito in persona. La Jugoslavia così non aveva più un vero e proprio Consiglio dei ministri, in quanto il Consiglio Esecutivo Federale era il garante dell’amministrazione federale, quindi un organo esecutivo e non decisionale.

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Il modello di convivenza interetnica ed interculturale della Jugoslavia Comunista

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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Colacchi
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Francesco Guida
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

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