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Recenti ricerche sul potere politico femminile nella tarda Repubblica e nel Principato

Le donne che forgiarono la dinastia giulio-claudia

L’ambizione dinastica di Cesare fu rivelata dall’adozione di Ottaviano, suo pronipote, nel proprio testamento, destinato ad essere il primo passo per la creazione della dinastia giulio-claudia. Da qui in poi, il ruolo delle donne divenne sempre più importante, la parentela fu trasmessa attraverso la linea femminile, stabilendo il meccanismo tramite il quale l’intera dinastia sarebbe continuata. Il momento cruciale della nuova era fu quando Ottaviano, poi Augusto, sposò Livia nel 38 a.C., facendola divorziare dal precedente marito. Questa unione decisiva contribuì enormemente all’immagine del regime che egli voleva creare. Da parte sua Livia era stata precedentemente in una posizione che le aveva permesso di osservare le ambizioni della moglie di Marco Antonio, Fulvia, e il disprezzo gettato su di lei per la sua intromissione in affari politici e militari.
Una volta al potere, dopo la battaglia di Azio nel 31 a.C., Ottaviano, conosciuto come Augusto dal 27 a.C., si impegnò a creare un’immagine del regime che rispecchiasse quella della repubblica, ma con solamente lui al comando. Augusto era convinto che l’immoralità e la degenerazione dovettero essere state tra le cause principali del caos nel periodo delle guerre civili. L’immoralità femminile era considerata particolarmente pericolosa ed egli era determinato a riformare l’immagine dell’élite femminile romana dando importanza al modello della tradizione. Livia e la sorella di Augusto, Ottavia, divennero figure cruciali del regime di Augusto, non solo come punti focali della dinastia, ma anche come simboli e personificazioni delle virtù femminili nel programma di riforme morali di Augusto per l’Impero Romano. In Livia, Augusto ebbe una moglie che non poté dargli figli, ma che giocò un ruolo principale nell’immagine del suo regime, ciò significa però anche che egli ebbe come sua unica diretta discendente Giulia Maggiore, la figlia avuta con Scribonia. Giulia divenne un personaggio determinante per la stirpe, in quanto solo i suoi figli sarebbero stati discendenti diretti di Augusto, altre linee della famiglia sarebbero poi state determinate dalla sorella Ottavia o dai figli, avuti precedentemente, della moglie Livia. Augusto decise di creare un regime in cui la famiglia imperiale avrebbe rappresentato la stabilità e l’armonia dell’Impero Romano. In questo modo il ruolo e il contributo delle donne che erano membri della famiglia non solo è appropriato, ma essenziale, come figure chiave nella dinastia, il successo e il futuro dello stato erano investiti nei loro ruoli e nelle loro identità. Avessero Augusto e Livia avuto eredi non c’è dubbio che questi avrebbero avuto la precedenza su tutti gli altri parenti, compresa Giulia e i suoi figli. Poiché questo non si verificò, Augusto dovette comunque trovare un modo per trasmettere il suo regime alla successiva generazione e non poteva farlo da solo: lasciato senza altre alternative. dovette affidarsi alla figlia Giulia per mettere in atto le sue ambizioni dinastiche.
Livia è descritta da Tacito come esempio di virtù domestica, aggiungendo l’aggettivo comis, una parola che denota eleganza, cortesia e amichevolezza. Nel 27 a.C. ella aveva circa trentuno anni, il suo primo figlio, Tiberio, aveva quattordici anni, e il secondo, Nerone Claudio Druso, aveva undici anni, come Giulia. Quando Augusto morì nel 14 d.C. Livia era intorno ai settanta anni. Ella ebbe nipoti da entrambi i suoi figli, da Druso il generale Germanico, amato dal popolo romano, il futuro imperatore Claudio, e Livilla, quest’ultima, il cui nome intero era Claudia Livia Giulia, fu subito mossa come pedina per la dinastia. Nel 13 a.C. Vipsania Agrippina, moglie di Tiberio, partorì Druso, conosciuto come Druso Minore per distinguerlo dallo zio. Nel 4 d.C. egli fu sposato a sua cugina Livilla. Livia stessa non morì prima del 28 settembre del 29 d.C. quando aveva ottantasei anni, un’età considerevole e che significa che ella visse la caduta della Repubblica, il regno di Augusto e buona parte di quello di Tiberio. I suoi sessant’anni come moglie e madre dell’imperatore corrispondono circa a due terzi dell’intera era giulio-claudia, rendendola di gran lunga la figura femminile più dominante. Visto il rapporto tra Livia e Augusto è possibile che ogni tanto Augusto lasciasse la moglie a Roma per rappresentarlo, ma probabilmente ella viaggiava con l’imperatore, verosimilmente, però, solo in estate o in occasioni specifiche. Che Livia fosse o no con il marito è chiaro che comunque condivideva almeno in parte la sua particolare posizione, senza che questa le fosse riconosciuta formalmente. La riforma morale di Augusto rese essenziale che le donne che lo circondavano fossero all’altezza degli standard da lui considerati importanti, se non l’avessero fatto avrebbero compromesso il suo diritto di regnare, visto che agire come la guardia morale dello stato era ciò su cui aveva basato la sua posizione e il suo potere. Quando nel 17 a.C. fu chiaro che Livia non gli avrebbe dato figli fu un grave problema per Augusto, infatti, uno degli aspetti cruciali della sua crociata morale era di rimpiazzare la promiscuità con matrimoni che sarebbero stati focalizzati proprio sulla procreazione. L’obiettivo era di aumentare la generazione di figli legittimi di alto livello sociale, che avrebbero poi servito lo stato: gli uomini nelle posizioni politiche e amministrative, e le donne come madri della prossima generazione. Quando fu chiaro che Livia non avrebbe avuto figli di Augusto l’immagine dello stato fu scalfita.
Il figlio di Ottavia, Marco Marcello, aveva circa 15 anni quando Ottaviano divenne Augusto nel 27 a.C. Il ragazzo fu presto identificato come possibile successore dallo zio e fu introdotto al pubblico, prendendo posizione alla destra di Augusto in circostanze pubbliche. Nel 25 a.C. Marcello fu sposato a Giulia, figlia dell’imperatore e sua cugina.
La vita di Giulia fu privilegiata, ma poco invidiabile. Come sola figlia di Augusto molto fu puntato su di lei, con aspettative di cui era impossibile essere all’altezza. Augusto fece si che la figlia avesse una educazione estremamente tradizionale, le furono insegnate la filatura e la tessitura, con cui doveva fare i vestiti del padre. Inoltre, egli insisteva che ella dicesse solo cose che non potessero essere fraintese, che potessero essere dette in pubblico e tranquillamente scritte in un diario senza creare alcun tipo di problema, uno stile di educazione che utilizzò poi anche per le nipoti. Si dice che Giulia fosse davvero colta, traguardo raggiunto da lei con piacere, non da un’imposizione; non dovremmo, quindi, dare per scontato che la sua giovinezza fu un’esperienza intollerabile. Se avessero indugiato nella lettura, comunque, alle donne era consigliato di tenerlo segreto, una donna che pubblicizzava la propria educazione veniva disprezzata. Giulia, come tutte le altre donne della famiglia imperiale, doveva agire, ed essere, un esempio vivente delle strutture morali che Augusto voleva imporre alla società. L’imperatore, inoltre, aveva una visione conservatrice quando si trattava di ciò che una donna avrebbe dovuto indossare e pensava che fosse il marito a dover decidere per la moglie. Giulia, in sostanza, non doveva avere nulla da dire, anzi ella doveva comportarsi in un modo che la ponesse al di là di ogni possibile critica e sospetto, e avrebbe dovuto acconsentire a qualsiasi accordo matrimoniale che suo padre avesse organizzato per lei.
Augusto era malato quando Giulia sposò Marcello, e può essere che questo fu fin dall’inizio uno dei motivi per cui il matrimonio fu organizzato: anche se Marcello sarebbe stato troppo giovane per rimpiazzare Augusto, rappresentava una forma di sicurezza nell’eventualità della sua morte, era in effetti opinione generale che Marcello sarebbe stato successore. Purtroppo, Marcello morì prima che ciò si potesse realizzare, nel 23 a.C., quando lui e Giulia non avevano ancora avuto figli. La morte di Marcello fu il primo di una serie di disastri dinastici causati dall’incredibile cattiva salute degli uomini della famiglia di Augusto. La sua morte lasciò la madre Ottavia totalmente devastata. Sembra che ella entrò in una fase di incontrollabile disperazione che si protrasse fino alla sua morte.
In ogni modo, Giulia era disponibile per un nuovo matrimonio. Augusto analizzò quindi altre possibili opportunità di successione, cominciando da Agrippa, suo fedele collaboratore. Purtroppo, Agrippa era già sposato con la figlia di Ottavia, Marcella Maggiore, ma questo matrimonio per lui rappresentava solo un inconveniente tecnico. Nel 21 a.C. il quarantaduenne Agrippa sposò un’adolescente Giulia. La nuova posizione di Agrippa portava con sé molti privilegi e lo rendeva “degno” di supervisionare Roma in vece di Augusto, mentre egli viaggiava. Inoltre, il matrimonio tolse di mezzo una minaccia nei confronti di Augusto, vista la fama che Agrippa aveva ormai raggiunto con il popolo. Agrippa fu promosso improvvisamente a nuovo erede, tramite il suo matrimonio con Giulia, egli, inoltre, aveva già avuto un figlio, un’importante requisito che dimostrava la sua fertilità. Tutto cambiò per Agrippa: che egli non fosse parente di sangue del principe non importava, anzi, faceva sì che si allentasse l’impressione che si stesse cercando di creare una dinastia monarchica. Giulia e Agrippa ebbero cinque figli: Gaio nel 20 a.C., Giulia Minore nel 19 a.C., Lucio nel 17 a.C., Agrippina Maggiore nel 14 a.C. e Agrippa Postumo nel 12 a.C. Augusto aveva finalmente un insieme di eventuali successori, con Agrippa chiaramente indicato come uno di questi; nonostante ciò, per Augusto doveva essere ovvio, dopo la morte di Marcello, che non si poteva dare nulla per scontato. Anche i figli di Livia erano in posizioni prominenti, nonostante non fossero considerati in nessun modo come potenziali eredi, era chiaro che potevano facilmente essere inclusi nella successione, sia Tiberio che Druso erano in effetti conosciuti per le loro abilità militari.

Gaio e Lucio, figli di Agrippa e Giulia, comunque, erano la cosa più vicina a dei figli che Augusto avrebbe mai potuto avere e furono rapidamente messi al centro della scena. Ciò che non ci si poteva aspettare è che fu invece la sorella, Agrippina Maggiore, la figura chiave della dinastia, i suoi figli includeranno Caligola e Agrippina Minore, madre di Nerone. Caligola e Nerone furono gli unici imperatori discendenti diretti di Augusto. Ovviamente Augusto non poteva sapere tutto ciò e nel 17 a.C. egli adottò Gaio e Lucio, convinto di poter controllare il futuro. Essi divennero rispettivamente Gaio Giulio Cesare e Lucio Giulio Cesare, ora figli di Augusto, che ricoprì un ruolo attivo nella loro crescita e formazione. Purtroppo, Agrippa morì nel 12 a.C. in un momento incredibilmente sconveniente, in quanto né Gaio ne Lucio erano abbastanza cresciuti da riempire il vuoto; Augusto non ebbe altra scelta che affidarsi a Tiberio, figlio di Livia. Tiberio dovette sostituire Agrippa in più di un modo e nel 11 a.C. sposò Giulia, ancora incinta di Agrippa, per decisione di Augusto. Tiberio fu costretto a divorziare da Vipsania senza avere realmente una scelta, e mentre sembra che Giulia fosse interessata a lui, egli era furioso. Augusto tuttavia avrebbe preso qualsiasi decisione possibile per raggiungere il suo obiettivo, malgrado ciò che si trovava sulla via.
Lo stesso anno la sorella Ottavia morì, all’età di cinquantotto anni. Ella fu un simbolo importante dello stato di Augusto, senza lamentarsi del matrimonio che il fratello aveva organizzato per lei con Antonio e agevolando la continuità della stirpe. Inoltre, fu simbolo delle virtù che Augusto voleva associate al proprio regime, il suo infinito lutto per Marcello l’aveva resa immagine perfetta dell’onorabile matrona romana. Ottavia fu componente vitale del consolidamento del potere di Augusto e il suo matrimonio generò diversi figli, alcuni dei quali furono elementi cruciali della dinastia: la figlia maggiore, avuta da Marco Antonio, era Antonia Maggiore e i suoi discendenti includono: Messalina, la terza moglie di Claudio, e Gneo Domizio Enobarbo, padre dell’imperatore Nerone. I discendenti della figlia minore, Antonia Minore, avuta da Druso, avrebbero compreso Caligola, Claudio e Nerone.
Avendo raggiunto un certo grado di solidità Augusto si mosse per raggiungere una sembianza di stabilità dopo la morte di Agrippa, ma il matrimonio tra Tiberio e Giulia iniziò presto a cadere in pazzi, ed essi smisero di vivere insieme. Nel 6 a.C., quando sembrava che Tiberio fosse nella posizione migliore come successore di Augusto, egli decise di sparire dalla vita pubblica, ritirandosi a Rodi. La sua assenza da Roma causò molte domande e fu creata una storia di copertura da Livia e Tiberio che gli permise di agire come legato di Augusto da Rodi, questo titolo implicava che egli stesse agendo nel nome di Augusto e ciò gli permise anche di lasciare indietro Giulia, visto che si pensava che i senatori impegnati in questioni ufficiali dovessero lasciare le mogli a casa. La decisione di Tiberio, comunque, lasciò di nuovo Augusto senza immediati successori.
Nel 2 a.C. i misfatti compiuti da Giulia diventarono pubblici e furono oggetto di un’epica crisi che minacciò di distruggere l’intero programma di legislazione morale di Augusto. Non si sa precisamente come si scoprì, ma Velleio Patercolo descrive lo scandalo come una catastrofe interna alla famiglia imperiale, causata da una figlia che ignorava la reputazione e i successi del padre. Giulia era una donna la cui vita fu oggetto di totale controllo da parte del padre e dei vari mariti: questo non era nulla di speciale per una donna romana, ma Augusto era un padre come nessun altro e con un’agenda unica. Mentre Ottavia sembra fosse contenta nella vita organizzatale da Augusto, Giulia non lo era. Essere controllata fino a quel punto e vedersi negata una qualsiasi autonomia personale le lasciò poche scelte: o una muta arrendevolezza, o una frustrata ribellione, e Giulia scelse la seconda. Il comportamento di Giulia fu dannoso per Augusto, minava i suoi tentativi di ricreare degli standard morali; ma, ancora peggiore, fu la possibilità che potesse essere compromessa la sua integrità, essenziale per la stabilità del regime. Un diverso numero di uomini fu parte della cerchia di relazioni adultere di Giulia, sia senatori che cavalieri, e tutti furono severamente puniti, ma fu Giulia ad essere diffamata pubblicamente. Augusto non ebbe scelta se non lasciare che la legge facesse il suo corso, lasciando che la figlia affrontasse i propri crimini. Avesse egli agito in diverso modo avrebbe compromesso l’intero regime e distrutto la propria credibilità. Giulia fu dunque fatta divorziare da Tiberio e bandita nell’isola di Ventotene con la madre Scribonia, che decise di accompagnarla, ella sarebbe dovuta rimanere in esilio per tutta la vita, ma, in realtà, cinque anni più tardi le fu permesso di tornare in Italia. Augusto rimase strettamente coinvolto nella gestione quotidiana dell’esilio di Giulia, le fu proibito il vino e altri lussi, che, secondo l’immaginario romano, erano legati all’immoralità.
Nell’1 a.C. Augusto compì un altro passo per assicurare la dinastia: prima di partire per la Siria Gaio fu sposato alla dodicenne Claudia Livia Giulia, figlia di Druso Maggiore e Antonia Minore, quindi nipote di Livia, e sorella di Germanico e del futuro imperatore Claudio. Purtroppo, l’ottimismo di Augusto riguardo i suoi nipoti, fu dopo breve tempo deluso. Lucio morì il 20 agosto del 2 d.C. a Marsiglia, prima di avere la possibilità di sposarsi. Diciotto mesi dopo, il 21 febbraio del 3 d.C. Gaio morì in seguito ad una ferita riportata nella campagna per riprendere l’Armenia. Augusto capì di dover agire velocemente, Gaio e Lucio furono immediatamente rimpiazzati come suoi figli adottivi dall’ultimo figlio di Agrippa e Giulia, Agrippa Postumo, e da Tiberio, che, inoltre, adottò il nipote Germanico. Ciò significava che Tiberio aveva ora due possibili successori, il figlio Druso Minore e Germanico. Il compromesso fu rinforzato facendo sposare Druso Minore e Livilla, sorella di Germanico, nel 4 d.C. La potenziale linea dinastica era ora divisa equamente tra i figli di Giulia e i figli di Livia, anche se presto fu chiaro come Agrippa Postumo non possedesse nessuna qualità per essere imperatore, se non quella di essere vivo, tanto che fu respinto da Augusto ed esiliato a Sorrento. A questo punto, in termini di possibili eredi l’unico abbastanza grande era Tiberio, ma accettarlo avrebbe significato accogliere come successore qualcuno che era figlio di Livia ma non di Augusto. Augusto iniziò a considerare l'alternativa rappresentata da Germanico, nipote di Livia, forse incoraggiato da lei. Germanico aveva un’enorme popolarità grazie al suo aspetto e al suo vigore militare; inoltre, diversamente da Tiberio, era discendente di Ottavia attraverso la madre, Antonia Minore. Egli aggiunse alle sue qualità l’essere un apprezzato e felice marito e padre romano, garantendo una linea di discendenza attraverso il matrimonio con Agrippina Maggiore. Nell’ultima parte del proprio regno Augusto passò, nei suoi sforzi di assicurarsi una successione, attraverso un elevato numero di complicate manovre, ma infine si ritrovò completamente dipendente dai discendenti riconducibili alla linea femminile. Nel tempo cercò di creare diverse opzioni attraverso l’uso strategico dei matrimoni combinati, venendo, però, sempre indebolito dalle inaspettate morti. Gli unici discendenti rimasti erano i figli di Agrippina e Germanico, le cui origini andavano indietro a Ottavia, Livia e Giulia. Qualsiasi cosa accadesse ora era chiaro che la linea di discendenza femminile avrebbe giocato il ruolo principale nella stirpe giulio-claudia.
Dopo la morte di Augusto nel 14 d.C. due donne controllarono la famiglia imperiale. Prima di tutti Livia, moglie di Augusto, della quale tutti i futuri giulio-claudi sarebbero stati discendenti. Suo figlio Tiberio fu successore di Augusto, ma non ebbe una sua consorte imperiale, e questo diede a Livia l’ineguagliata opportunità di esercitare un enorme potere e influenza su di lui, per sua immensa frustrazione. Egli negò i titoli della madre ma non poté fare nulla per l’autorità che ella aveva acquisito come moglie di Augusto. Agrippina Maggiore, nipote di Augusto, era la sua unica rivale e rappresentava la linea principale della discendenza di Augusto. Agrippina era venerata come matrona romana, ma era anche famosa come impaziente di acquisire una posizione di assoluto rilievo. Era sposata al nipote di Livia, Germanico, considerato come il più brillante generale romano. Erano entrambi molto amati e Agrippina partorì sei suoi figli, uno dei quali divenne l’imperatore Caligola. Dopo l’improvvisa morte di Germanico nel 19 d.C. una turbata Agrippina fece tutto ciò che poté per promuovere gli interessi della propria famiglia, ma divenne vittima di una sistematica campagna di persecuzioni da parte di Tiberio e Livia.

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Informazioni tesi

  Autore: Natascia Sampaoli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Antropologia, religioni e civiltà orientali
  Relatore: Alessandro Cristofori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

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