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Il ruolo di Cesare, Cicerone e Ottaviano nell'ascesa e caduta di Marco Antonio

Le Idi di marzo

È possibile leggere il ruolo di Antonio alle Idi di marzo alla luce del rapporto che lo lega con i congiurati. Per prima cosa è importante porre l’accento sulla notizia, riportata solo da Cicerone e da Plutarco, dell’incontro a Narbona fra Antonio e Trebonio che, diversi mesi prima dell’assassinio, decide di mettere al corrente il futuro triumviro dell’esistenza di una congiura contro il dittatore. Il momento è quello della campagna di Spagna, l’anno il 45 a C.

: Antonio sta andando incontro a Cesare vincitore ma in quel momento il rapporto con il dittatore è ancora caratterizzato dalla freddezza di cui si è detto in precedenza.
Trebonio vuole forse approfittare dello scontento dimostrato da Antonio per portarlo dalla parte dei congiurati, ma l’incontro non sortisce l’esito voluto: Antonio non prosegue verso Cesare, ma rientra a Roma, senza tuttavia rivelare ad alcuno il progetto di cui è stato messo a conoscenza. L’accusa che gli rivolgerà Cicerone sarà quella di essere stato silenzioso complice di quel tirannicidio e di aver sfruttato la posizione politica in cui si è trovato per sostituire il proprio comando a quello di Cesare. Antonio sembra però non aver avuto scelta: rivelare la congiura sarebbe stato un atto di viltà contro Trebonio, che era stato suo compagno d'arme, e avrebbe forse insospettito Cesare, dato che chi congiurava aveva avuto l'ardire di coinvolgere il suo ex braccio destro.
Trebonio avrà un ruolo importante durante le Idi e nel dibattito all’interno al gruppo dei congiurati che le precede. A quanto riferisce Plutarco, egli è fra quelli che vogliono uccidere anche Antonio proprio perché è a conoscenza della congiura e, non avendola appoggiata, è un potenziale ostacolo al ritorno della legalità nella repubblica. È Bruto a convincere i congiurati sulla necessità che il loro gesto resti puro, privo di altri spargimenti di sangue che il popolo non giustificherebbe; qualcuno dovrà occuparsi di Antonio durante l’azione e sarà proprio Trebonio a trattenere il console fuori della curia di Pompeo con una scusa. Canfora indica come molto sospetta la docilità con cui il console si è lasciato allontanare in un giorno in cui molti eventi suggerivano di controllare a vista il dittatore, per garantirne l’incolumità. Dopo l’omicidio però Antonio fugge travestito da schiavo e, convinto di essere anche lui in pericolo di vita, rafforza la propria guardia del corpo: non sembra quindi essere a conoscenza delle decisioni prese dai congiurati nei suoi confronti e preferisce mettersi al sicuro. Docile o no al volere dei cesaricidi, sembra difficile immaginarlo loro complice.
Rossi afferma a più riprese che Marco Antonio è un uomo strettamente legato, nella mentalità e nelle modalità di gestione del potere, alla vecchia classe politica e al suo tradizionale modus operandi. Syme sostiene che Antonio perderà lo scontro finale con Ottaviano perché questi incarna il vero homo novus, più spregiudicato, deciso, autonomo e soprattutto libero dai legami con la vecchia aristocrazia, con la quale non ha condiviso il medesimo percorso politico. È proprio a questo legame di classe che Rossi attribuisce la salvezza di Antonio alle Idi di marzo, salvezza che discende, secondo lo studioso, dal ricordo delle molte battaglie combattute a fianco di commilitoni quali Decimo Bruto e Trebonio piuttosto che dalla necessità, espressa da Bruto, di voler mantenere “puro” il gesto dei tirannicidi. Lo studioso ribalta quindi il ragionamento, sostenendo che è a causa del medesimo legame che Antonio risparmierà in un primo momento la vita ai congiurati, proprio nel momento in cui, invece, eliminando i cesaricidi, Cicerone e Dolabella, il console si sarebbe assicurato il potere. In questo caso, a mio giudizio, Rossi sottovaluta la difficoltà che Antonio ha avuto a ottenere e a mantenere il comando della fazione cesariana, mentre analizza invece correttamente il rapporto di Antonio con i cesaricidi, contro i quali non muoverà azioni significative finché non vi sarà costretto per calmare i veterani e per contrapporsi all’ascesa di Ottaviano.

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Il ruolo di Cesare, Cicerone e Ottaviano nell'ascesa e caduta di Marco Antonio

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Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo d'Aloisio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Maria Chiara De Filippis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

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